venerdì 8 aprile 2016

Gendarme della Nuda e cresta del Forame: anello invernale dal Cerreto

Data uscita: 19 marzo 2016

Punto di partenza: Ex Albergo Belvedere, lungo la strada per Cerreto Laghi (1300)

Durata: 5/6 ore

Dislivello in salita: 700 circa

Grado di difficoltà: PD+

Chiodatura: Nella salita alla vetta del Gendarme cavo d'acciaio non in ottime condizioni; presenti alcuni spit

Punti d'appoggio: Bivacco Rosario (1650); poco lontano dalla vetta della Nuda, sugli impianti di Cerreto Laghi, bar/ristoro

Esposizione della via: est la salita al Gendarme, nord/ovest il Vallone dell'Inferno, ovest la cresta del Forame

Periodo consigliato: Il vallone dell'Inferno rimane innevato fino a stagione avanzata, ma per apprezzare appieno il fascino delle creste innevate conviene compiere l'escursione in pieno inverno o con molta neve.

Gendarme della Nuda da SE

Vallone dell'inferno: è difficile trovare nomi altrettanto evocativi in giro per l'Appennino; ed è difficile trovarne uno che calzi meglio alla selvaggia conca glaciale da cui nasce il torrente Rosario, tributario del Magra. Le temperature raggiunte in questo girone infernale riescono a fondere la vastità degli scenari dell'Appennino reggiano con i profili rocciosi e slanciati di tante cime dell'alta val Parma.

Vallone dell'Inferno visto dal Forame

Chi giunge nei pressi del bivacco Rosario, trovandosi a destra la cresta dentellata dello Scalocchio e il sorprendente Gendarme; a sinistra le quinte rocciose e i canali della Nuda e del Forame, potrebbe tranquillamente credere di trovarsi sulle Alpi: specialmente in una giornata giusta d'inverno, quando l'ambiente incrostato di neve appare ancora più grandioso e severo.

Monte Scalocchio

Oggi troviamo una di quelle giornate, e il nostro progetto iniziale è percorrere la cresta dello Scalocchio per poi traversare sotto la parete nord del Gendarme: un'ascensione impegnativa, già percorsa tre anni fa da Alberto e Federico. Il problema è che siamo a marzo inoltrato, le temperature e il sole sono alti e la neve non è abbastanza portante per affrontare passaggi ripidi in sicurezza. O almeno così valutiamo!

Nel vallone dell'Inferno

Fino al bivacco siamo stati molto fortunati, avendo trovato la traccia battuta di recente con più di un metro di neve nel bosco... ma non è il caso di affidarsi troppo alla fortuna. Decidiamo comunque di provare la salita al Gendarme dalla via normale: la mattinata è ancora giovane e abbiamo tutto il tempo per le necessarie manovre di corda.

Via normale al Gendarme della Nuda
 
Dopo avere attraversato il fondo pianeggiante del vallone, abbandoniamo la traccia (battuta) del sentiero 00 per salire direttamente a destra in direzione della cresta che porta al Gendarme; sul pendio, che non supera i 40 gradi, ci tocca comunque procedere a quattro zampe per non spaccare la crosta piuttosto fragile e discontinua.

Salita sul versante N del vallone

Eccoci finalmente sull'ampia cresta, di nuovo abbacinati dal sole, con il versante toscano quasi pulito e imponenti cornici sporgenti sul vallone. Abbandoniamo provvisioriamente ciaspole e bastoncini in una buca scavata nella neve, e procediamo verso il vicino Gendarme lungo la cresta che si fa via via più sottile.

Sula cresta fra Nuda e Gendarme

Ai piedi della paretina si trova la cosiddetta Gengiva del Gendarme, una stretta forcella ai cui lati giungono due canali tanto suggestivi quanto pericolosi in caso di caduta dal primo tratto della via normale. Si tratta di circa 10 metri ben appigliati di secondo grado, facilitati da un cavo metallico (piuttosto sottile e malmesso), che comunque diventano più impegnativi coi ramponi ai piedi... ragion per cui decidiamo di alleggerirci lo zaino dalla corda!

Inizio della ferratina
 
Sfruttiamo un paio di spit per rinviare e in breve siamo sull'anticima del Gendarme; per raggiungere la vetta vera e propria occorre ancora superare un colletto seguito da qualche passo di facile misto (presente cordone e spit a destra, forse per l'uscita della via Dalli Gully). Una madonnina simile a quella posta sulla vicina Alpe di Succiso e una croce piegata dal vento ci accolgono sulla cima, più comoda e spaziosa di quanto ci si aspetterebbe ma lo stesso aerea.

Mario sull'anticima del Gendarme

La posizione defilata rispetto al crinale - siamo totalmente nel versante toscano - rende possibile un colpo d'occhio particolare sulle vette parmensi e reggiane, cui fa da contraltare la sfilata pomposa delle Alpi Apuane. Da una parte il quadrato della Pietra di Bismantova, ambrato e solare; dall'altra il triangolo della parete nord del Pizzo d'Uccello, ombrosa e incrostata di (poco) ghiaccio. Nino Oppio dovette passare anche di qui nelle sue esplorazioni verticali lontane dall'arco alpino!

In vetta

Figure rese piccole dalla distanza si muovono nel vallone dell'Inferno, altre fanno capolino dagli spalti della Nuda, raggiungibili facilmente con gli impianti; civiltà e solitudine, versanti addomesticati e versanti selvaggi sono a strettissimo contatto. Con tutti i rischi che ne conseguono: noi siamo saliti dal vallone con il sole ancora basso, non fidandoci della neve; qualcun altro, arrivato in quota verosimilmente con gli impianti, si affaccia dopo mezzogiorno e decide, così su due sci, che è il caso di scendere.

Il Gruppo Gendarme Scalocchio visto dalla Nuda

Anche per noi ormai è ora di tornare giù, ma non avendo fretta decidiamo di farlo in sicurezza, procedendo a tiri alternati in discesa. Arrivati poco sotto l'anticima, con una brevissima calata superiamo il tratto più verticale e siamo nuovamente al colletto della Gengiva, ormai fuori dalle difficoltà.

Calata con mezzo barcaiolo... idee brunellesche

Torniamo sui nostri passi, recuperiamo ciaspole e bastoncini e proseguiamo verso la vetta della Nuda (1895). Gli sciatori brulicano sul versante nord da cui scendono le piste, pochi metri più in basso di noi; che invece proseguiamo sul comodo crinale, mantenendoci a debita distanza dalle poderose cornici affacciate sul vallone dell'Inferno: il Gendarme svetta sullo sfondo, elegantissimo.

Sulla cresta del Forame
 
La cresta del Forame è un itinerario semplice e molto panoramico, adatto anche agli sciatori; i tratti ripidi sono facilmente aggirabili sul versante nord. Le pareti, anche le più verticali, si presentano totalmente incrostate di neve, come giganteschi canditi. E' una copertura chiaramente effimera, ma oggi non deve avere fatto poi tanto caldo se ancora non si è staccata!

Forame innevatissimo: in alto a sinistra la vetta della Nuda

Arrivati a una suggestiva conca dominata da due monoliti, togliamo i ramponi e io finalmente sgancio dallo zaino le ciaspole portate per niente fino a qui. Mario preferisce non bagnarle... La discesa nella faggeta è pura goduria (per me!); la neve è in parte fresca e consente di lasciare scivolare le ciaspole guadagnando un po' di velocità. Seguiamo una direzione istintiva, senza stare né troppo a destra né troppo a sinistra; costeggiamo un ruscello, incontriamo un sentiero Cai.

Pendii dolci

Un ponticello di legno è il chiaro segno che ormai siamo rientrati nella civiltà: qui Mario ha la sua rivincita, osservandomi mettere una ciaspola troppo esternamente sulla neve che copre il ponte, con conseguente pocciata della detta ciaspola e di parte del mio fondoschiena nel ruscello sottostante... Funziona anche così in montagna: si salgono e scendono creste e gendarmi per poi rischiare di farsi male da coglioni a un minuto dalla strada!

Il ponticello del misfatto

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