domenica 13 settembre 2015

Traversata Brenta 4: dal rifugio Graffer a Malga Tuena lungo il sentiero Costanzi

Data uscita: 13 Agosto 2015
Punto di partenza: Rifugio Graffer (2261)
Punto di arrivo: Malga Tuena (1740)
Punto più elevato: Cima Sassara (2892)
Dislivello in salita: 900 circa
Dislivello in discesa: 1450 circa
Tempo totale di percorrenza: 8 / 9 ore
Grado di difficoltà: EEA
Punti d'appoggio: Bivacco Fratelli Bonvecchio (2790), ingresso libero, 6 posti letto più tavolo
Note segnaletica: Buona. Segni rossi e CAI lungo il sentiero Costanzi,
Note: Ufficialmente il sentiero risulterebbe ancora chiuso per la presenza di attrezzature non a norma. Di fatto si percorre senza problemi, dando magari un'occhiata in più a ciò a cui ci si aggrappa


Come d'accordo dalla sera precedente, per la quarta tappa della traversata decidiamo di separarci. Andrea è un po' stanco, più a livello mentale che fisico: la lunga permanenza in ambienti esposti, specialmente sulle Bocchette Alte, ha avuto il suo peso; praticando un po' di alpinismo ci si abitua, e tutto fa meno impressione; ma con alle spalle giusto qualche ferrata è normale che il Brenta possa portare all'indigestione, specialmente con una tale scorpacciata.

Mattina al rifugio Graffer con Adamello

Così Andrea e Marco saliranno dal Graffer al Passo Grosté (2442) per raggiungere Malga Tuena lungo il sentiero delle Palete, con un breve tratto attrezzato nella salita alla omonima Bocchetta, ai piedi del Gran de Formenton. Io invece sono troppo ingordo e testardo per rinunciare al progetto originale, che prevede come gran finale il Sentiero Costanzi.

Battute finali del sentiero Costanzi

Questa incredibile (e interminabile) cavalcata di tutto il Brenta Settentrionale, attraversa scenari molto diversi da quelli delle Bocchette. Gli scorci perdono la spettacolarità tipica delle Dolomiti: meno pareti e più versanti erbosi, meno vedrette e più ghiaioni, meno cenge e più creste. Si può asserire che la via delle Bocchette è unica nel suo genere, mentre sentieri come il Costanzi sulle Alpi non mancano; tuttavia nel contesto della traversata del Brenta questa pennellata finale non poteva mancare, per dare un tono in più a tutto il quadro.

Gran de Formenton

Non parto proprio di buon ora dal Graffer, ma cerco di recuperare procedendo in fretta. La prima parte in effetti è un po' noiosa, almeno fino al balcone panoramico chiamato Orti della Regina. Qui comincia una facile cengia affacciata sulla val Vagliana, con Adamello e Presanella come sempre presenti, oggi un po' confusi dalla foschia.

Cima Grande

Segue un breve strappo ed eccomi su un prato, finalmente dinnanzi alla vera faccia di Cima Grande: un ghiaione sterminato, con gli immancabili due camosci in discesa libera, che il sentiero attraversa al centro per quasi un chilometro tutto di pietre! Prima della fine del prato incrocio il sentiero attrezzato Vidi proveniente dal passo del Grosté: io proseguo a sinistra sul ghiaione.


Nuovo balcone erboso panoramico, nuovo vallone ancora più solenne: la val Gelada, compresa fra il gruppo di Cima Vagliana, con un bizzarro foro nella roccia, e quello del Gran du Formenton; sul crinale alcuni pinnacoli tozzi caratterizzano la Bocchetta dei Tre Sassi (2613), alla quale si può giungere sia tagliando lungo il ghiaione a destra senza perdere quota (più ripido) sia scendendo al centro del vallone per poi risalire (sentiero segnato, più facile).

Guardando (attra)verso Cima Vagliana

Raggiunto il valico, mi affaccio per la prima volta sul versante Lago di Tovel, verso cui scende la val delle Giare percorsa dal sentiero 334. Il lago ancora non si vede, nascosto dalla mole del Corno di Flavona (2914). Io tengo la sinistra lungo il sentiero Costanzi, che ora mostra le prime difficoltà: roccette ripide non attrezzate seguite da un traverso con il cavo mi accompagnano in 30 minuti scarsi al Passo di val Gelada (2686).

Bocchetta dei Tre Sassi

Sono due qui le valli Gelade che si incontrano: quella di Vagliana e quella di Tuenno, dritta come un corridoio rivolto a nord-est; e proprio sullo sfondo, come incorniciata dalle due file di pareti, ecco la Malga Tuena, destinazione di stasera! Non sembra neanche lontana, ma la è; potrei scendere con il sentiero 380 e incrociare Marco e Andrea sul sentiero delle Palete, ma orologio gambe e testa dicono di proseguire.
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La val Gelada di Tuenno

La scelta deve essere ponderata, in quanto da qui al passo di Pra Castron non ci sono più scappatoie, per circa 4 ore si prosegue in cresta o poco più giù, esposti in prima linea a ogni cambiamento del tempo, piacevole o meno. Subito sopra il passo salgo con un ghiaione parecchio ignorante, dove conviene usare i bastoncini per aiutarsi e cercare i pochi, piccoli sassi ancorati al fondo (sfruttati anche per i segni in vernice!).

Vista verso la val di Sole

Proseguo con una crestina e una scala verticale che mi conduce sulla vera e propria cresta, sottile, un poco ghiaiosa, davvero mozzafiato. In questo contesto la presenza del cavo è piuttosto futile... si presume che un escursionista intenzionato a passare di qui abbia passo sicuro; dunque perché andare a riempire di ferro un passaggio così scenografico?

Cresta prima del Sasso Alto

Diverso il discorso per il tratto subito seguente, cioè il traverso sotto il Sasso Alto: qui, sotto una cengia leggermente inclinata, con la roccia strapiombante sopra la testa che spinge in fuori e in certi casi quasi a chinarsi, il passo sicuro non basta più... almeno non a due zampe! E infatti dietro il cavo nuovo di zecca ci sono numerosi chiodi ormai arrugginiti: allora il sentiero Costanzi poteva definirsi senza mezzi termini un sentiero alpinistico, non un sentiero attrezzato.

Il traverso sotto il Sasso Alto

Grazie al cavo la progressione è molto più semplice e veloce, sia lungo la cengia sia nello scabroso tratto di cresta successivo, che scende all'accidentata bocchetta fra Sasso Alto (2890) e Cima Sassara (2892). Quest'ultima, riconoscibile per la croce di ferro, si raggiunge facilmente seguendo il sentiero che risale una crestina a destra. La vetta offre un colpo d'occhio meraviglioso sul Lago di Tovel, le cime più alte del Brenta con i loro ghiacciaiotti in bilico, e in caso di giornate terse su buona parte delle Alpi Retiche e Venoste.

Cima Sassara

In cima curiosamente incontro gli unici escursionisti della giornata (oltre a un tedesco solitario e inquietante con piccozza); sono ragazzi giovani con accento locale. Il Costanzi prosegue su una nuova, estetica cresta, poi con breve discesa tocca il Bivacco Bonvecchio (2790): una struttura grande e confortevole, con l'interno tutto in legno e l'esterno in lamiera rossa. L'interno è ordinato, il libro degli ospiti pieno di firme delle scorse notti.

Interno del bivacco

Pranzo qui fuori: me la prendo abbastanza comoda perché ho tempo, penso di essere a metà strada e il meteo ha l'aria di rimanere stabile. In verità sono ancora nel pieno delle danze... Malga Tuena, laggiù a destra, non si è avvicinata, e la cresta sembra da qui proseguire in un'altra direzione, verso nord. Il sentiero infatti dopo una breve discesa torna a salire su ripidissimo terreno erboso (cavo) fino alla Cima Paradiso (2838).

Cima Sassara con il Bivacco Bonvecchio

Il sole è ormai coperto da nubi alte, di cui alcune piuttosto scure, si è alzato un vento fresco che mi mette addosso pressione e non mi fa godere il panorama... Da qui in poi è tutto un su e giù, molto faticoso, su prati pensili, canali, paretine lavorate. I cavi a volte sono sottili, altre rivestiti in plastica senza fittoni intermedi come un semplice canapone. Aiutano ad accelerare la progressione, e ce n'è bisogno, perché dietro ogni salita e cima ne compare un'altra più lontana e apparentemente difficile!

La lunga cresta su cui corre il sentiero Costanzi dopo il bivacco

A dire il vero il sentiero non sale proprio su tutte le cime: passato vicinissimo a quella Rocca (2830), e delle Livezze (2772), aggira sulla destra la cima del Vento (2755), affacciandosi sui canali erbosi che precipitano sulla valle di Tovel, vie di fuga che sembrano fattibili dall'alto ma nascondono insidiosi salti poco più giù.

Cima Benon

Il tempo è bigio, ma ormai non sembra più voler volgere al brutto. Sono piuttosto le gambe a non poterne quasi più: la salita erbosa verso Cima di Tuena e la successiva, difficile discesa attrezzata sono però gli ultimi ostacoli. Montagne più addomesticate si presentano ora in primo piano, e una targa indica l'inizio del Sentiero Costanzi (o meglio della sezione attrezzata), forse più godibile se affrontato nel verso opposto.


Mi aspetta ora una piacevole cresta erbosa, dove risbuca il sole a illuminare le forme perfette della Cima Benon, sotto la quale il filone roccioso si biforca geometricamente. Il sentiero si sposta a sinistra su una zona di sassi sottili e tondeggianti, molto rumorosi sotto lo scarpone. Salgo su una cima minore per ammirare da vicino l'ultimo baluardo di Brenta sopra i 2600: il Sasso Rosso, particolarissimo per la sua roccia appunto rossastra in totale contrasto il verde dei prati e molto diverso dalla dolomia vista finora.

Sasso Rosso

Non ci salirò per stavolta; al Passo di Pra Castron (2502) abbandono il Sentiero Costanzi che proseguirebbe ancora a lungo fino al rifugio Peller, e scendo a destra sul 310, diretto a Malga Tuena. La val Madris è verdeggiante e molto amata dalle marmotte; non certo abituate al passaggio di tanti escursionisti, si nascondono quasi subito, ma i loro fischi riecheggiano fra le pareti.

Vista dalla val Madris verso la catena del Fibbion


Poco sopra l'inizio degli alberi, avvisto Marco che sale a passi da gigante senza zaino... ha deciso di venirmi incontro dopo aver raggiunto con Andrea la malga già da un'oretta; gli suggerisco di proseguire ancora un po', lo accompagnerei anche in altre circostanze ma ora sono molto stanco! Arriverà fino al passo, tornando anche indietro con ampio anticipo per la cena!


Malga Tuena non è certo stato il migliore fra i luoghi in cui abbiamo pernottato. Si trova in una posizione incantevole, fuori dalle rotte classiche del Brenta; è un piacere poter assistere alla mungitura, fare colazione con attorno le galline, svaccarsi sull'amaca con vicino gli asini... certo non si presta agli amanti della pulizia - e non è il nostro caso - ma neanche a quelli che dopo un'escursione lunghissima hanno piacere a mangiare qualcosina in più: il nostro caso.


Ci aspettavamo infatti una cena degna di una malga, invece siamo andati a letto quasi con la fame, dopo un tagliere di salumi e formaggi e un piattino di gnocchi; il prezzo finale (45 euro a testa) in compenso non aveva nulla da invidiare alla mezza pensione di un qualsiasi rifugio. (Non) dulcis in fundo, la mattina dopo a un amico dei gestori è stata portata una fetta di torta mentre la sera prima per noi non ce n'era più. Massima stima per la scelta coraggiosa di questi giovani malgari, ma di questo passo temo non faranno tanta strada. Noi invece ne avevamo fatta tanta, avevamo fame e quindi loro si meritano un rimprovero sul blog.

Precede: Traversata, giorno 3: dal rifugio Alimonta al Graffer per le Bocchette Alte
Continua: Traversata, giorno 5: da Malga Tuena a Terres per il Lago di Tovel e la galleria

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