mercoledì 15 gennaio 2014

Pizzo Alto e Lago Erdemolo in Lagorai: ciaspolando sulla neve dei mocheni

Dopo (in parte durante!) l'escursione sul Cusna, provvedo a organizzare un altro giro per il giorno seguente, cercando un po' più di neve e di sole oltre Po!



La scelta cade sull'alta valle dei Mocheni, in Lagorai, già presa in considerazione per le scorse ciaspolate ma poi scartata per il pericolo di valanghe alto; considerato che il manto nevoso nel frattempo si è assestato, e le previsioni non lasciano adito a dubbi, partiamo di buon ora senza preoccuparci troppo: troveremo l'ennesima giornata meravigliosa, con l'aria fresca, secca e tersa.


Stavolta i compagni sono gli amici già ben rodati del Corso Escursionismo Avanzato, oltre all'immancabile Mario purtroppo privo di reflex. Siamo un bel gruppetto di 7 persone, tutti affiatati e ciaspolati; confidiamo nel fatto che i ramponi non siano necessari, viste le condizioni di innevamento totalmente diverse a quelle sull'Appennino che abbiamo trovato finora sulle Prealpi.


I cimbri li siamo già andati a trovare sopra Giazza, oggi ci rechiamo in un'altra isola linguistica prealpina, quella dei mocheni. La lingua mochena deriva dall'antico tedesco, ed è tuttora parlata da alcune centinaia di persone residenti nella valle del torrente Fersina, sopra Pergine in Valsugana: vera porta del Lagorai occidentale, racchiusa da cime che superano i 2400 metri. Giustissima l'iniziativa di scrivere sui cartelli Cai i nomi delle località in italiano e lingua mochena.




Con una strada spedita e poco trafficata raggiungiamo Palu del Fersina, il comune più alto della valle, e lasciamo l'auto nel parcheggio (a pagamento d'estate) in località Frotten (1480). Qui c'è già più traffico, soprattutto sciatori naturalmente attratti da questa bella vallata, vicina a Trento e ricca di itinerari; sole e pericolo valanghe contenuto sono la ciliegina sulla torta!


Il sole stenta a far capolino dietro le alte cime a sud, fa abbastanza freddo e presto ci incamminiamo lungo la strada e il sentiero Europeo 5 (anch'esso già incontrato in terra cimbra!). La neve è abbondante, e saliamo in compagnia di una carovana continua di scialpinisti; la traccia è ovviamente ben battuta, si potrebbe anche
fare a meno delle ciaspole, ma piuttosto di tenerle in spalla ce le mettiamo ai piedi.


Dopo un tratto nel bosco di larici e una ripida salita, raggiungiamo il crinaletto a est del lago Erdemolo (2005), col suo rifugio chiuso: la vista si spalanca su Adamello, Brenta e Gruppo Ortles/Cevedale; di fronte invece vediamo la nostra meta, il Pizzo Alto, vicino e slanciato. Tratti facili ma emozionanti di cresta, alternati a un paio di traversi non banali (mi tocca togliere le ciaspole troppo larghe!) ci conducono sulla cima (2264), inaspettatamente spaziosa.

Ora possiamo contemplare buona parte del Lagorai occidentale, insieme alle valli dell'Adige e del Brenta, che seguono due direzioni diverse per poi incontrarsi di nuovo da vicino in fondo al loro percorso, nell'Adriatico. Dall'altra parte della testata valliva il crinale si innalza in una serie di cime rocciose eleganti, che superano i 2300 metri: numerosi sciatori percorrono in salita la facile cresta piena di neve, e sarebbe bello seguirli... ma senza ramponi e piccozza non ci fidiamo, poi ci possiamo accontentare.

Durante la comoda pausa pranzo al sole, ammiriamo gli sciatori che nel frattempo sono arrivati a destinazione, e si gettano su pendii anche molto ripidi verso il Lago Erdemolo. Per il ritorno, decidiamo con Mario di percorrere una via alternativa nel vallone, seguendo le numerose tracce ed evitando i tratti più ripidi. Circondati da cime maestose, raggiungiamo il Lago Erdemolo, dove ci ricongiungiamo con una parte del gruppo.



In discesa continuiamo a fare dei taglioni anche nel bosco, e ho modo di apprezzare la coda allungabile delle mie ciaspole: quasi come dei big foot larghissimi, mi regalano qualche minuto di adrenalina, accompagnato da immancabili culate! C'è bisogno di neve fresca e terreno ripido per farle rendere, peccato che di fazzoletti illibati ne rimangano pochi con tutti gli sciatori che sono passati...


All'auto ritroviamo anche Fabio e Francesco, che propongono una visita alla birreria Pedavena in centro a Trento: idea azzeccatissima, birra davvero ottima e a prezzi da circolo Arci in periferia a Parma! Anche il locale fa la sua degna figura, peccato che le sale più caratteristiche, con le grandi cisterne, aprissero solo in serata... poi mancavano i Brezel, e questi piccoli dettagli comportano sempre sanzioni su Montagnatore. L'assenza dei Brezel mocheni ha compromesso irrimediabilmente la giornata: Pedavena, Trento, Mocheni, Lagorai bocciati per le prossime 2 uscite!

Itinerario segnato in giallo

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