martedì 16 luglio 2013

Monte Navert (1654)

Il nome strano e affascinante di questa cima rimanda probabilmente alla sua forma di nave: la grande e piana plancia termina nella prua rivolta verso sud, corrispondente al precipizio sopra il passo della Colla. Il Navert si può considerare l'ultimo baluardo della media montagna: la sua "prua" annuncia le più alte e aguzze cime prossime al crinale, come la vicina Rocca Pumaccioletto. Pur non offrendo la vista sul mare, il Navert è un perfetto balcone sulle cime del crinale e sulle tre valli di Cedra, Parma e Bratica, che qui hanno il preciso punto di spartiacque; notevoli le fioriture presso la cima.

Escursioni:
Grande anello di Bertolucci in val Bratica

lunedì 15 luglio 2013

Una calda domenica nei boschi della val Bratica

Dopo una bella serata al Festival Squinterno di Berceto, mi sveglio a un orario non proprio escursionistico, ma accettabile! Una frana isola il mio paesino dal resto dell'Alta val Parma, così sono indotto a cercare destinazioni diverse dalle solite (Lagdei e Lagoni): almeno finché qualche politico non abbia l'illuminazione di ripararla con i soldi già stanziati per farlo, ma temo di chiedere troppo al loro cervello.


Così decido di fare un bel giro in alta val Bratica, lungo sentieri mai percorsi prima. Passo da Corniglio per procurarmi un panino rispettabile, e alle 11,15 sono a Grammatica (1026m): paesino dal nome strano, sorvegliato da una strana chiesa con due campanili (da queste parti ne hanno quasi sempre solo uno; a volte non lo hanno proprio, essendo la torretta campanaria incorporata sopra la facciata).
 

martedì 9 luglio 2013

Fra le torri del Re Laurino: sul Catinaccio col Cai, secondo giorno

Domenica sveglia a un orario più civile rispetto al giorno prima: colazione e alle 8 circa partiamo alla volta del Rifugio Principe. Il sentiero 584 risale la parte alta della valle del Vajolet, dominata da tre colossi di dolomia: la Cima di Vajolet, il Corno di Valbona e il Catinaccio d'Antermoia, l'unico 3000 del gruppo.


Man mano che saliamo incontriamo sempre più neve: il Rifugio Principe (2599) compare all'improvviso, nascosto dietro la parete contro cui è costruito, come un nido d'aquila.


Ci aspetta la parte più delicata del percorso: un traverso totalmente innevato sotto la parete sud dell'Antermoia, a tratti decisamente ripido. Poco prima di partire, assistiamo in diretta a una modesta scarica di sassi scesa da un canale nella valle vicina, sul sentiero 544: non uno splendido incoraggiamento! Indossiamo ghette, ramponi, casco, imbrago, piccozza: mentre saliamo incrociamo dei ragazzi in felpa e braghe corte: i due estremi nell'affrontare in montagna!



lunedì 8 luglio 2013

Fra le torri del Re Laurino: sul Catinaccio col Cai, primo giorno

Il Corso di escursionismo avanzato 2013 del Cai di Parma si è davvero chiuso col botto. Dopo l'uscita sul Gran Paradiso, non sembrava facile trovare qualcosa che reggesse il confronto; ma le risorse delle nostre montagne sono infinite, e questo al Cai lo sanno bene: così ecco programmata un'escursione emozionante attraverso l'intero gruppo del Catinaccio.


Anche la sveglia di sabato è emozionante, quasi traumatica, con la partenza alle 4,15 del mattino; ma tutti i sacrifici si fanno dimenticare risalendo la val d'Ega, mentre sbucano piano piano le guglie del Latemar e poi del "nostro" Catinaccio.

Latemar

giovedì 4 luglio 2013

La polenta pasticciata di Lagdei

Una delle specialità del Rifugio Lagdei è la polenta pasticciata. Viene servita bollente in una caratteristica ciotola di terracotta: la porzione è abbondante, e anche se ci è presentata come secondo, potremmo tranquillamente considerare la polenta pasticciata un piatto unico!


 Fra le tante ricette diffuse un po' in tutta Italia, quella scelta dalle cuoche di Lagdei - rigorosamente del luogo - è una delle più golose e corpulente: gli ingredienti sono polenta (ovviamente), gorgonzola ben fuso, funghi e cinghiale, il tutto condito con salsa di pomodoro.
Se proprio intendete cavarvi la voglia di polenta, fatevi portare come antipasto quella fritta con il lardo di colonnata, altra autentica leccornia!


Naturalmente un simile trionfo delle calorie dev'essere il premio meritato di una bella escursione, e nei dintorni di Lagdei ce ne sono per tutti i gusti e gli allenamenti. Consiglio in particolare le due qua sotto, fattibili in 3/4 ore da un camminatore un minimo allenato: partendo da Parma alle 8, riuscirete a rientrare al rifugio in orario di pranzo!


Monti Marmagna e Orsaro da Lagdei









Monte Aquilotto, anello a otto da Lagdei 









Dopo la lunga discesa l'appetito sarà senz'altro sollecitato! E al termine della mangiatona potrete rilassarvi nei comodi prati assolati della torbiera, a due passi dal rifugio.

La torbiera di Lagdei

mercoledì 3 luglio 2013

Equi Terme, Ugliancaldo e la valle del Lucido: viaggio nei luoghi colpiti dal terremoto

 
Il Solco di Equi
Questo viaggio comincia fra Lunigiana e Garfagnana, dove i rilievi dolci dell'Appennino incontrano le prime muraglie delle Apuane: all'ombra della più possente di tutte - quella del Pizzo d'Uccello - si trova una zona detta Cantoni di Neve Vecchia, dove piccoli rivoli vanno a formare il torrente Solco di Equi: le sue acque turchine scendono verso la valle del Lucido, creandosi faticosamente spazio fra alte pareti scure, vicine quasi fino a sfiorarsi; su queste rocce sono certificati nidi di aquila reale, ragion per cui è stata vietata nella zona l'arrampicata sportiva.

Pizzo d'Uccello: la famosa parete nord

Il torrente Lucido prosegue dunque placido verso Equi Terme, dove è canalizzato in alcune rilassanti vasche, le “terme libere”, molto frequentate in estate dai bagnanti; mentre lo stabilimento vero e proprio conta due piscine, alimentate da sorgenti ipotermali (circa 24 gradi): si tratta di acque contenenti solfato di calcio e cloruro di sodio, terapeutiche per la pelle ma anche ottime come bevande: non lo diresti mai dall'odore di uovo marcio che sprigionano!

In paese, appena oltre un grazioso ponte medievale, sfocia nel Lucido un altro torrentello, più fragoroso rispetto al Solco, proveniente come quello dalla zona del Pizzo: è il Canale Fagli, che diventa grande all'improvviso, secondo un tipico fenomeno delle zone carsiche: le acque sgorgano dalle profondità delle Grotte di Equi, fra le poche visitabili in un gruppo montuoso come le Apuane che riserva continue sorprese agli speleologi.

L'orso speleo nel museo di Equi
Ponte medievale sul rio Fagli a Equi Terme
Qui l'acqua ha agito nel corso dei millenni, modellando le rocce in un'architettura solenne di stalattiti e stalagmiti, colonne e saloni: come un grande santuario sotterraneo. Vicino alle grotte si trovano poi la Buca e la Tecchia, grande cavità nella roccia dove sono stati rinvenuti reperti preistorici. Tutte queste bellezze sono unite in un percorso didattico; è presente anche un piccolo museo, con modelli di animali fra cui l'orso speleo.

Equi Terme si presenta così stretto fra roccia ed acqua: il borgo vecchio, danneggiato dal terremoto del 1920, si aggrappa audacemente alla montagna, dominato da un campanile a cuspide aguzza: quasi una replica in scala umana del colossale Pizzo d'Uccello, che però - al posto di vallate ombrose e profonde - sorveglia vicoletti ugualmente umidi e misteriosi.

Veduta di Equi Terme, con dietro il Pizzo d'Uccello
Se invece scendiamo nel borgo nuovo, e dalla piazzetta seguiamo con lo sguardo il corso del torrente Lucido, al culmine della valle ci balzerà agli occhi una fila disordinata e gobbuta di case, quasi fosse un serpente lasciato qui da un'aquila nel suo nido, disteso sul crinale fra Garfagnana e Lunigiana: si tratta di Ugliancaldo, uno dei borghi più alti e strani della Toscana, come del resto fa intuire il suo nome così complesso da memorizzare!

Ugliancaldo visto da Equi Terme, lungo il torrente Lucido
 Fa uno strano effetto passeggiare lungo le strade deserte di questo paese, le cui dimensioni ci appaiono oggi assurde vista la sua posizione quanto meno sperduta. Il borgo si sviluppa quasi tutto in lunghezza: anche qui il terremoto del 1920 ha fatto gravi danni, e la fila di case colorate all'ingresso del paese è di certo una ricostruzione di inizio secolo, con un'improbabile aria da periferia spagnoleggiante.
Ugliancaldo: il borgo "nuovo"

Ugliancaldo: il borgo vecchio

Troviamo poi il nucleo più antico del paese, con le case conglobate sul poggio che si rubano ogni spanna di spazio; qua e là si aprono improvvise finestre sul Pizzo d'Uccello e il Pisanino, la cima più alta delle Apuane che ci mostra il suo aspetto più slanciato. In fondo alla lunga via-budello che attraversa tutto il paese, si sbuca finalmente dinnanzi alla bellissima pieve: un portico e un gradevole praticello permettono di rilassarsi, nell'unico angolo idilliaco di un paese multiforme e inquietante.
Veduta di Ugliancaldo, alle spalle il Pisanino

Nelle ultime settimane questi splendidi borghi sono stati feriti, dopo quasi un secolo, da nuove scosse di terremoto. Molte sono state le disdette dei turisti, che non si fidano a soggiornare negli splendidi agriturismo della Lunigiana, spesso edifici antichi che trasmettono meno sicurezza.


Il terremoto del 7 settembre 1920
L'invito, forse un po' ingenuo ma sincero, è quello di non abbandonare queste terre tanto sfortunate, colpite gravemente anche dall'alluvione del 2011; passato il trambusto necessario e le messe in sicurezza da parte della Protezione Civile, torniamo dunque a scoprire questi gioielli col cuore sereno.

Il terremoto del 21 giugno 2013
-Nota: le foto risalgono all'estate 2011; quella dell'orso e le ultime due sono raccattate dalla rete


martedì 2 luglio 2013

TARES: una nuova tassa per seppellire la montagna

Mentre il nostro meraviglioso governo si scervella - di quanti mesi rimandiamo l'Imu? l'Iva lo aumentiamo dell'1% o del 2%?? - nuove tasse cadono sulla testa dei cittadini, nel silenzio imbarazzante dei media.
Luglio 2013 ci ha regalato la prima rata della temibile TARES, nuova tassa sui rifiuti e i servizi indivisibili introdotta da Monti nel decreto-ossimoro Salva-Italia del dicembre 2011.

In realtà qualcuno aveva provato ad alzare la voce contro questa meravigliosa tassa: il sindaco di Berceto Luigi Lucchi, che a marzo voleva presentarsi in mutande al Quirinale. Alla fine si è dovuto accontentare di una campagna fotografica: gli onorevoli giustamente preferiscono vedere in mutande ragazzine di 16 anni! Ma il sassolino Lucchi lo ha lanciato, anche se ha fatto ben pochi cerchi nell'acqua torbida della nostra informazione.

Luigi Lucchi, sindaco di Berceto,
protesta in mutande contro la TARES