Visualizzazione post con etichetta Vie ferrate. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vie ferrate. Mostra tutti i post

mercoledì 19 ottobre 2016

Marmolada, via normale. Un ghiacciaio nel cuore delle Dolomiti

 
La "Regina delle Dolomiti" è una meta attraente, quasi irrinunciabile, per ogni amante della montagna. A maggior ragione per chi, come il sottoscritto, ne ha calcate ancora poche di cime dei monti Pallidi. Dolomiti famose per la roccia e le ferrate, ma che racchiudono anche qualche brano di neve perenne: e quello che ricopre a nord la Marmolada è l'unico che può definirsi ghiacciaio - vedremo per quanto ancora!

Marmolada, vista verso il Sella


La salita alla Marmolada è breve ma a suo modo completa, ed è da considerare alpinistica. L'attraversamento del ghiacciaio va effettuato in conserva, per via dei crepacci che stagione dopo stagione si fanno sempre più insidiosi; è probabile inoltre trovare ghiaccio vivo nei primi pendii. Anche il fattore traffico va preso in considerazione: la ferrata della normale funge da perfetto tappo, siccome attacca subito dopo la terminale ed è percorsa in discesa anche da chi è salito per la cresta ovest (ferrata della Marmolada).

Salita su ghiacciaio


Se non si ama fare la fila o cimentarsi in sorpassi azzardati, meglio salire e scendere presto, prima che apra la cestovia del passo Fedaia... o meglio ancora, fuori stagione! Non è stato questo il caso nostro... partiti comodamente da Pozza di Fassa in un sabato mattina di inizio agosto, abbiamo preso la cabinovia per risparmiare tempo e fatica.

Coda all'inizio della neve

Da Pian dei Fiacconi abbiamo subito capito che saremmo saliti in nutrita compagnia. Del resto non c'è fretta: la giornata è stabile, una nevicatina fuori stagione in quota ha ammantato le vette più alte offrendoci uno spettacolo straordinario. E anche noi siamo lenti, almeno a prepararci! Per Fabio è la prima conserva, per Matteo la terza, per me la quinta o poco più.

Matteo e Fabio

Mentre risaliamo il ghiacciaio, arriva la nebbia a ingrigire un po' il paesaggio, rendendolo più suggestivo e severo. Si aprono sprazzi di sereno ogni tanto, e dopo la ferrata - con annessi intoppi con chi sta già scendendo - abbiamo il piacere di uscire dalle nuvole! Caffè e grappa costano uguali nel rifugio più alto del Trentino Alto Adige, la Capanna Punta Penia. E io naturalmente cedo al caffè!

Capanna Punta Penia

La discesa - stavolta a piedi fino al Passo Fedaia - è un po' guastata da un malore venuto a Matteo, che non ha bevuto nulla durante tutta la salita... recupererà la sera con gli interessi! Una bella giornata con una cordata po' improvvisata ma efficiente.

Crestone nord della via normale


 
Vetta!
Data uscita: 6 Agosto 2016
Punto di partenza: Pian dei Fiacconi (2633)
Punto più elevato: Marmolada, Punta Penia (3343)
Dislivello in salita: 610
Tempo totale di percorrenza: 4 ore
Grado di difficoltà: PD-
Punti d'appoggio: Rifugio Pian dei Fiacconi, Capanna Punta Penia
Periodo consigliato: Ufficialmente estate, per evitare il traffico meglio tarda primavera o autunno; valutare le condizioni del ghiacciaio
Note segnaletica: Ometti e traccia su ghiacciaio (ben battuta)
Accesso stradale: Il Passo Fedaia si raggiunge percorrendo tutta la val di Fassa salendo dal Trentino, oppure dalla valle Agordina se si viene dal Veneto.
Note: La cabinovia Fedaia - Pian dei Fiacconi è aperta solitamente da metà Giugno a metà Settembre. Gli orari sono 8.30 - 17, il prezzo di 6 euro sola salita, 10 andata e ritorno.
Vista verso il Lago Fedaia
Ghiacciaio in sofferenza...



L'inizio della ferrata con la terminale












venerdì 30 ottobre 2015

Penna di Civago, la ferrata più difficile dell'Appennino Tosco Emiliano?

Valle del Dolo come la val di Fassa: nella prima conoscerai senz'altro qualche famosa via ferrata, nella seconda dubito. Ed è normale sia così. Eppure il Dolo può vantare la palma di torrente appenninico che sfiora il maggior numero di vie ferrate: tre per la precisione. Un numero non trascurabile, considerato che in tutta la provincia di Reggio ce ne sono cinque!
 

Torrente Dolo
Forse questo proliferare di ferro non è stato digerito bene dagli alpinisti affezionati all'Appennino (Pietra di Bismantova esclusa, in tutta la provincia di Reggio ce ne sono forse cinque): una delle ferrate in questione, il Barranco del Dolo, copre infatti in parte il tracciato di un paio di vie alpinistiche. E potrei giurare che qualcuno avrebbe desiderato - sempre che già non sia stato fatto nei decenni scorsi! - trovare qualche bella linea dove oggi passa la ferrata della Penna.

Ferrata della Penna di Civago

Senz'altro cavi e fittoni consentono di fare salire un maggior numero di appassionati - comunque pochi - su  queste pareti, altrimenti riservate a sesto-gradisti col gusto dell'esplorazione. E' un dibattito che solleva sicuramente meno scalpore rispetto alle sfide di Moto GP... 80 anni fa sarebbe stato diverso. Del resto anch'io devo inventarmi qualcosa da scrivere sul blog, e quei quattro sassi buoni che ci si litiga sull'Appennino possono far nascere polemiche feconde. Detto ciò, la ferrata è davvero bella, anche se breve e un po' fuori mano... se vi piace il genere, non perdetevela!

Dati Ferrata
Data uscita: 4 Ottobre 2015
Punto di partenza: Case di Civago (1046)
Punto più elevato: Incrocio con sentiero 607 (1500 circa)
Dislivello in salita: 500 circa
Tempo totale di percorrenza: 2 / 2,30 h (0,20 avvicinamento, 1 / 1,30 ferrata, 0,45 rientro)
Grado di difficoltà: EEA. Ferrata breve ma difficile
Punti d'appoggio: Bar e alimentari a Civago, rifugio San Leonardo al Dolo
Periodo consigliato: Primavera e autunno
Note segnaletica: Ottima
Stato attrezzatura: Nuova
Accesso stradale: Da Civago seguire le indicazioni per Case di Civago. La strada prosegue sterrata dopo il piccolo borgo per circa un km fino alla sbarra. Si può parcheggiare appena sotto l'inizio del sentierino di avvicinamento (cartello informativo della ferrata).
Note: Abbiamo percorso la ferrata dopo la pioggia; l'arenaria ricca di licheni se bagnata diventa molto scivolosa; ma va detto che i tratti dove occorre sfruttare l'aderenza sono pochi, quasi sempre si incontrano pioli di ferro. Comunque consiglio di salire con tempo asciutto e stabile!



Descrizione percorso
Dal parcheggio ci lasciamo il Dolo alle spalle e risaliamo il suo ripido versante sud, per buona parte su una pietraia. I segnavia abbondanti portano all'attacco della ferrata, che si può dividere in due parti ben distinte: nella prima si risalgono divertenti diedri e un breve camino, quasi sempre con l'aiuto di pioli nuovissimi infissi nella roccia. Qualche scaglia non risulta stabilissima come appiglio e appoggio, ma in generale la roccia è ottima.

Il passaggio chiave

Dopo un tratto erboso (cavo sempre presente) inizia la seconda parte della ferrata, la più difficile. La linea di salita si impenna su un primo salto, poi sale in piena parete superando un diedrino strapiombante che nonostante i pioli richiede un po' di scioltezza - o di forza! Una placca con pochi appoggi e poi terminano le difficoltà. La ferrata però non è ancora finita: si prosegue con un sentierino, una cengia panoramica e una nuova breve placca che fa da uscita estetica dalla parete.

L'uscita

Di fatto non si è arrivati da nessuna parte, ma il panorama è gradevole sui dintorni di Civago e l'alta valle del Dolo visti a volo d'uccello. Le attrezzature terminano qui, ma non la salita, indicata da bolli bianchi. In un quarto d'ora si raggiunge il bivio con il sentiero 607, dove ci sono due possibilità: scendere a destra direttamente verso Civago (più esposto) o proseguire a sinistra verso il rifugio San Leonardo (più facile e probabilmente breve). Il sentiero passa dalla località Cavallina, con interessanti baite in sasso usate dai pastori .

Faggeta autunnale

 Raggiunto il 605 a fondovalle, si può raggiungere il rifugio San Leonardo con una breve deviazione a destra, oppure si prosegue a sinistra tornando in circa 15 minuti al parcheggio.

lunedì 26 ottobre 2015

Andata e ritorno in Grignetta. Spigolo Vallepiana alla Piramide Casati

Mi capita poco spesso di tornare a breve distanza nello stesso luogo, a maggior ragione se questo è sulle non proprio vicine Prealpi; ma nel caso della Grignetta ho potuto chiudere un occhio! Questo giro ci accompagna anche Alberto, ed è lui a proporre lo Spigolo Vallepiana: nome non legato a fattori morfologici - qui le valli sono anzi piuttosto ripide! - bensì al cognome del suo primo salitore. Meglio specificare, io ci avevo creduto...

Spigolo Vallepiana: Secondo tiro


La via è divertente, su roccia buona e appigli meno manigliosi e più inclinati rispetto ai Torrioni Magnaghi: un quarto grado onesto, con chiodatura essenziale e soste comode. Arrampicata spesso sul filo dello spigolo con panorami magnifici sulla selva di guglie che svettano su tutto il vesante est della Grignetta. Lo stesso lungo avvicinamento costituisce in sé una bella escursione, di fatto una vera e propria ferrata: la Direttissima.
Lungo la Direttissima

I nostri (miei più che altro) progetti ventilati di fare anche un'altra via, oppure salire di nuovo sulla cima della Grignetta, si sono scontrati sia con il tempo cronologico sia con quello atmosferico: già durante gli ultimi tiri infatti si sono formate nubi basse, e la visibilità ne ha risentito. In compenso l'effetto delle sagome spettrali dei vari Fungo, Lancia, Mongolfiera stagliati davanti al lago e alla pianura hanno dato spettacolo e alleggerito il rientro lungo lo stesso percorso dell'andata!

Piramide Casati, vetta!

Data uscita: 26 settembre 2015

Punto di partenza: Piani Resinelli (1275)

Durata: 6/7 ore: 2 h avvicinamento, 2 / 3 ore la via, 1,45 ore rientro

Dislivello in salita: 800 circa: 600 avvicinamento, 200 la via

Grado di difficoltà: D-

Chiodatura: essenziale, a fix resinati un po' distanti. Consigliati friend e cordini per proteggersi meglio. Soste con catena

Punti d'appoggio: Rifugi e bar ai Piani Resinelli

Esposizione della via: Sud Sud/Ovest

Prima salita: Giovanni Gandin e Ugo di Vallepiana, ottobre 1933

Periodo consigliato: Primavera e autunno. D'estate può fare caldo vista l'esposizione. Nonostante la distanza dai Piani Resinelli, è una via abbastanza frequentata. 



La rampa che conduce dal sentiero all'inizio della via

Avvicinamento: Salire al rifugio Porta (se non si è riusciti a parcheggiarci direttamente) e seguire le indicazioni per la Grignetta. Poco dopo, al limitare del bosco, girare a sinistra sul sentiero 8 (la Direttissima, indicazioni per il rifugio Rosalba). Numerosi saliscendi con tratti di ferrata conducono in un'ora e mezzo circa ai piedi di una guglia con sopra una piazzola d'atterraggio: qui si scende a sinistra sul sentiero 8A (indicazioni per il rifugio Rosalba) fino alla base della Piramide Casati, facilmente riconoscibile per la mole e la forma appunto piramidale. Giunti a un canale, si seguono inizialmente alcuni bolli rossi, per poi risalire appena possibile sulle facili placche alla propria destra (I). Si raggiunge così il comodo pianoro all'inizio dello spigolo (sosta con spit).

1° tiro: si attacca il diedro (III+, fix) per poi mantenersi sulle roccette a sinistra dello spigolo. La via ripiega poi a destra su rocce gradinate fino a un nuovo terrazzo con la sosta (35 metri).


Primo tiro

2° tiro: il più bello e sostenuto della via, ben protetto. Si comincia in esposizione sul filo dello spigolo (IV), dunque ci si porta alla sua sinistra superando una placca verticale con appigli più delicati (IV+). Seguendo la linea dei fittoni, si supera anche uno strapiombino (IV+) riportandosi leggermente verso destra, dunque di nuovo verticalmente (qualche passaggio di V) fino alla sosta. 35 metri

Alberto sui passaggi duri del secondo tiro

3° tiro: di nuovo verticalmente sullo spigolo (IV-, fix): dopo pochi metri questo si fa più difficile e occorre traversare a sinistra fino alla base di un evidente e profondo camino. Si sale in spaccata su buoni appigli (III), quando poi il camino diventa troppo largo ci si porta sulla destra (qualche presa traballante), e superato uno strapiombino (IV, due fix) si esce presso la sosta. 40 metri


Terzo tiro: Mario nel camino

4° tiro: si aggira a destra il masso sopra la sosta o lo si sale direttamente (IV), dunque si prosegue in placca e poi su un breve camino a destra (IV, due fix) fino a una cengia che sale a destra. La seguiamo fino a un nuovo fittone, al centro di una bella placca (IV) seguita da un camino (III+ clessidra) che esce in prossimità della quinta sosta. 40 metri

Il panorama dalla via

5° tiro: Saliamo l'atletica fessura appena sopra la sosta (IV, fix), dunque su terreno più facile (II) raggiungiamo la vicina sosta. 15 metri.

Io all'inizio del quinto tiro

6° tiro: Seguire la cresta verso il ben visibile monumento a forma di piramide, aggirando alcuni massi. L'unico passaggio di una certa difficoltà (III+) è il caminetto appena sotto la vetta, piuttosto unto. 40 metri

Facile cresta finale (6 tiro)

Discesa: Seguire i bolli rossi che portano a scendere sul versante opposto della Piramide Casati, quello che guarda il Torrione Palma. Con qualche passaggio un po' esposto in disarrampicata (II) si raggiunge la forcelletta che separa le due montagne (anello di calata in un canale a destra: possibile scorciatoia?). Discendiamo il ghiaione a sinistra fino a immetterci nel sentiero Cecilia, proveniente dal rifugio Rosalba. Lo seguiamo a destra, fino al Colle Valsecchi. Qui ci sono due possibilità: più lungo ma più logico proseguire sul sentiero Cecilia, che si mantiene alla base destra della cresta Segantini fin sotto la vetta della Grignetta, da cui è possibile rientrare scendendo dalla Cermenati; oppure, come abbiamo fatto noi, scendere subito per la Direttissima, fino alla già citata piazzola d'atterraggio, dalla quale con i già percorsi saliscendi torniamo al punto di partenza.

Torre, Lancia e Fungo

martedì 20 ottobre 2015

Traversata dei Torrioni Magnaghi per Spigolo Dorn e Via Lecco, più vetta Grignetta

A chi giunge per la prima volta ai Piani Resinelli, balzano subito all'occhio: come cactus di pietra, i Torrioni Magnaghi spiccano dai ripidi prati sul versante est della Grignetta. Sono più lontani di quanto sembri, ma non abbastanza per venire schivati da un turismo arrampicatorio di massa. Del resto la roccia è meravigliosa, l'attrezzatura recente, e molte vie adatte ai principianti come noi.


Terzo tiro Spigolo Dorn

Rimango comunque dell'idea che prima di buttarsi su una via alpinistica, per quanto facile sia, bisogna essere come minimo in grado di attrezzare una sosta, usare una piastrina, sbrogliare le mezze corde... e da quanto abbiamo potuto notare durante questa limpidissima domenica di fine estate, nella cordata davanti e in quella dietro di noi c'era chi non sapeva farlo!


In attesa in sosta sullo Spigolo Dorn

Scesi dalla Grignetta al tramonto e rientrati ormai con il buio ai Piani Resinelli, abbiamo incontrato una coppia preoccupata per due amici rimasti in coda per ore e ore sulla Cresta Segantini... guardando verso la montagna, abbiamo visto le luci delle frontali occhieggiare ancora molto in alto: e magari non erano neppure le loro!

Tramonto scendendo dalla Cresta Cermenati

Forse in certe giornate questi torrioni rischiano di diventare il parco giochi di Milano, e le numerose piazzole di atterraggio lo dimostrano; tuttavia, dopo lo scorso weekend sul Catinaccio (con lo stesso trafficato se non peggiore), devo dire che la Grignetta non fa certo una grama figura in termini di bellezza dei paesaggi e delle vie. Le differenze senz'altro sono compensate dalle quasi due ore di viaggio in meno per noi parmensi!


Il Disgrazia dalla cima della Grignetta

Data uscita: 6 settembre 2015

Punto di partenza: Piani Resinelli (1275)

Durata: 7 / 9 ore (1,45 avvicinamento, 3 - 5 ore la traversata, 0,45 la salita alla Grignetta, 1,30 la discesa). Molto dipende dal traffico sulle vie.

Dislivello in salita: 1000 circa

Grado di difficoltà: AD+

Chiodatura: Fittoni resinati, soste con catena. Protezioni sempre presenti nei passaggi più difficili, consigliati comunque cordini friend e nut per integrare.

Punti d'appoggio: Bar, rifugi e forno ai Piani Resinelli

Esposizione della via: sud sud/est

Prima salita: Spigolo Dorn: Giuseppe Dorn e Friedrich Reichert, 1901;  Via Lecco: Vittorio Panzeri, Andrea Cattaneo, Mario Galbusera, 1934.

Periodo consigliato: Primavera, estate e autunno. Evitare giornate troppo calde e le domeniche più a rischio affollamento

Avvicinamento: La soluzione più breve è parcheggiare presso il rifugio Porta (sbarra con divieto d'accesso, ma sembra non ci siano problemi... non prendetevela con me nel caso). Da qui si sale per la Cresta Cermenati (sentiero 7) verso la Grignetta, fino al bivio a destra con il sentiero che traversa fino alla base del primo torrione. Mantenendosi sulla destra della parete, si raggiunge una piazzola d'atterraggio con piccolo gabbiotto in legno per le barelle; su tracce di sentiero con facili passi d'arrampicata, si guadagna una selletta proprio sotto lo spigolo del torrione. Qui con attenzione si scende nel canale da cui partono le vie.

Salita lungo il sentiero 2

Un'alternativa - valida se non si trova parcheggio al Porta - consiste nel seguire dai Piani Resinelli la strada asfaltata, superando il rifugio Cavallotti fino a incontrare il sentiero 2 (indicazioni per i Torrioni Magnaghi). Si sale oltrepassando il Canalone Porta e la Bocchetta dei Prati, dunque si raggiunge dal lato opposto la piazzola d'atterraggio.

Spigolo Dorn al Torrione Magnaghi Meridionale
Dal canale alla base del Torrione, partono quattro vie molto vicine fra loro: la prima verso monte è la variante Antidorn (passaggi di V); seguono lo spigolo Dorn e la via Albertini (IV+), il cui primo tiro è in comune con la normale al Sigaro Dones (V). Quest'ultimo è una guglia sé stante ben riconoscibile per una grande croce rossa in vetta.

La forcelletta sopra il canale da cui partono le vie
(conviene non passarci, ma stare più a destra, vicino alla parete)

1° tiro: si supera una rampa verso sinistra, per poi raggiungere facilmente un comodo terrazzino dove si sosta. 15 metri, III.

2° tiro: rimontiamo il bello spigolo a destra della sosta (IV), seguito da un diedro con fessura (chiodo, spazio per i friend); breve traverso a destra, poi la via riprende a salire in verticale con uno strapiombino (IV, chiodo). 35 metri.

Inizio del secondo tiro

3° tiro: si seguono senza percorso obbligato facili placche ben appigliate, potendosi assicurare con le numerose clessidre. Presente un unico chiodo sul tiro. Verso la fine della lunghezza, piegare leggermente a sinistra, verso il terrazzo della sosta, posto proprio sullo spigolo con bello scorcio sulla vicina vetta del sigaro Dones. 30 metri

Terzo tiro

4° tiro: affrontiamo direttamente lo spigolo, per poi spostarci più verso sinistra, con un delicato traverso (IV) seguito da uno strapiombino (IV+). Tiro abbastanza esposto e sostenuto, ma protetto con numerosi resinati e chiodi rispetto al resto della via. 35 metri.


Sorvolando il Sigaro Dones

5° tiro: per una rampa inclinata e facili roccette si guadagna la cresta principale. 20 metri, III.

6° e 7° tiro si possono incorporare, o fare in conserva o, se ce la si sente, slegati. Il passaggio più esposto è la discesa subito dopo la sosta, cui segue un saltino (III-) e una facile cavalcata in cresta fino alla sosta (50 metri). Qui scavalcato uno spuncione si cammina facilmente fino alla vetta del Torrione Meridionale (grosso masso con scritto Lemonsoda).

La vetta del Torrione Meridionale con i laghi di Garlate e Annone

Torrione Magnaghi Centrale
Dalla sosta, si scende per pochi metri verso destra (est), fino a raggiungere una sosta posta nei pressi della forcella Dorn, che separa il torrione Meridionale dal Centrale. Da qui comincia il cosiddetto "traversino": superata in spaccata la forcella sale verticalmente (2 chiodi, IV+) fino a una rampa e una cengia che facilmente ci conducono alla sosta, appena sotto la vetta del Centrale. 40 metri.

Traverso attrezzato verso la Forcella GLASG

Proseguiamo dunque sul filo di cresta, fino a una freccia rossa che ci indica di scendere a sinistra, lungo un canale da percorrere in disarrampicata (II). Procedendo in cordata, si può sostare alla sua base, dove inizia un traverso attrezzato con cavo che ci porta fino alla Forcella GLASG.

Via Lecco al Torrione Magnaghi Settentrionale
La via attacca direttamente dalla Forcella; più a destra sale la via normale (IV).

1° tiro: affrontiamo una variante diretta alla via classica, che salirebbe molto più a sinistra con due tiri. Noi seguiamo una linea di tre fittoni che sale quasi verticalmente, piegando solo alla fine verso sinistra. La prima parte è tutta una placca ben appigliata, più atletico l'ultimo passaggio in strapiombino sotto la sosta (IV+). 40 metri

Primo tiro via Lecco

2° tiro: si sale a sinistra rispetto alla sosta, per una placca poco appigliata (IV+, quasi subito c'è un resinato che dalla sosta però non si intravvede). Si prosegue piegando leggermente a destra, sempre in esposizione e su IV sostenuto (un altro fittone, spazio per un nut) fino alla sosta. 25 metri.

I torrioni Centrale e Meridionale dalla via Lecco

3° tiro: Dopo un primo muretto (III, chiodo) si prosegue facilmente in cresta. Sosta dopo 30 metri circa. Noi proseguiamo avvicinandosi più possibile alla croce di vetta e facendo sosta su uno spuntone.
In vetta al Magnaghi Settentrionale

Discesa: Dalla cima occorre proseguire in ogni modo verso nord, fino a un bivio: qui la discesa più breve è la cresta Sinigaglia, cui si giunge scendendo a destra con un breve tratto attrezzato. Avendo tempo a disposizione - noi ne avevamo poco ma la giornata era troppo bella per scappare! - si può salire in mezzora circa in cima alla Grignetta (tratti con catene), per poi scendere con la facile cresta Cermenati fino ai Piani Resinelli in un'ora e mezzo.

Ultime luci sui boschi dei Piani Resinelli


domenica 13 settembre 2015

Traversata Brenta 4: dal rifugio Graffer a Malga Tuena lungo il sentiero Costanzi

Data uscita: 13 Agosto 2015
Punto di partenza: Rifugio Graffer (2261)
Punto di arrivo: Malga Tuena (1740)
Punto più elevato: Cima Sassara (2892)
Dislivello in salita: 900 circa
Dislivello in discesa: 1450 circa
Tempo totale di percorrenza: 8 / 9 ore
Grado di difficoltà: EEA
Punti d'appoggio: Bivacco Fratelli Bonvecchio (2790), ingresso libero, 6 posti letto più tavolo
Note segnaletica: Buona. Segni rossi e CAI lungo il sentiero Costanzi,
Note: Ufficialmente il sentiero risulterebbe ancora chiuso per la presenza di attrezzature non a norma. Di fatto si percorre senza problemi, dando magari un'occhiata in più a ciò a cui ci si aggrappa


Come d'accordo dalla sera precedente, per la quarta tappa della traversata decidiamo di separarci. Andrea è un po' stanco, più a livello mentale che fisico: la lunga permanenza in ambienti esposti, specialmente sulle Bocchette Alte, ha avuto il suo peso; praticando un po' di alpinismo ci si abitua, e tutto fa meno impressione; ma con alle spalle giusto qualche ferrata è normale che il Brenta possa portare all'indigestione, specialmente con una tale scorpacciata.

Mattina al rifugio Graffer con Adamello

Così Andrea e Marco saliranno dal Graffer al Passo Grosté (2442) per raggiungere Malga Tuena lungo il sentiero delle Palete, con un breve tratto attrezzato nella salita alla omonima Bocchetta, ai piedi del Gran de Formenton. Io invece sono troppo ingordo e testardo per rinunciare al progetto originale, che prevede come gran finale il Sentiero Costanzi.

Battute finali del sentiero Costanzi

Questa incredibile (e interminabile) cavalcata di tutto il Brenta Settentrionale, attraversa scenari molto diversi da quelli delle Bocchette. Gli scorci perdono la spettacolarità tipica delle Dolomiti: meno pareti e più versanti erbosi, meno vedrette e più ghiaioni, meno cenge e più creste. Si può asserire che la via delle Bocchette è unica nel suo genere, mentre sentieri come il Costanzi sulle Alpi non mancano; tuttavia nel contesto della traversata del Brenta questa pennellata finale non poteva mancare, per dare un tono in più a tutto il quadro.

Gran de Formenton

Non parto proprio di buon ora dal Graffer, ma cerco di recuperare procedendo in fretta. La prima parte in effetti è un po' noiosa, almeno fino al balcone panoramico chiamato Orti della Regina. Qui comincia una facile cengia affacciata sulla val Vagliana, con Adamello e Presanella come sempre presenti, oggi un po' confusi dalla foschia.

Cima Grande

Segue un breve strappo ed eccomi su un prato, finalmente dinnanzi alla vera faccia di Cima Grande: un ghiaione sterminato, con gli immancabili due camosci in discesa libera, che il sentiero attraversa al centro per quasi un chilometro tutto di pietre! Prima della fine del prato incrocio il sentiero attrezzato Vidi proveniente dal passo del Grosté: io proseguo a sinistra sul ghiaione.


Nuovo balcone erboso panoramico, nuovo vallone ancora più solenne: la val Gelada, compresa fra il gruppo di Cima Vagliana, con un bizzarro foro nella roccia, e quello del Gran du Formenton; sul crinale alcuni pinnacoli tozzi caratterizzano la Bocchetta dei Tre Sassi (2613), alla quale si può giungere sia tagliando lungo il ghiaione a destra senza perdere quota (più ripido) sia scendendo al centro del vallone per poi risalire (sentiero segnato, più facile).

Guardando (attra)verso Cima Vagliana

Raggiunto il valico, mi affaccio per la prima volta sul versante Lago di Tovel, verso cui scende la val delle Giare percorsa dal sentiero 334. Il lago ancora non si vede, nascosto dalla mole del Corno di Flavona (2914). Io tengo la sinistra lungo il sentiero Costanzi, che ora mostra le prime difficoltà: roccette ripide non attrezzate seguite da un traverso con il cavo mi accompagnano in 30 minuti scarsi al Passo di val Gelada (2686).

Bocchetta dei Tre Sassi

Sono due qui le valli Gelade che si incontrano: quella di Vagliana e quella di Tuenno, dritta come un corridoio rivolto a nord-est; e proprio sullo sfondo, come incorniciata dalle due file di pareti, ecco la Malga Tuena, destinazione di stasera! Non sembra neanche lontana, ma la è; potrei scendere con il sentiero 380 e incrociare Marco e Andrea sul sentiero delle Palete, ma orologio gambe e testa dicono di proseguire.
.
La val Gelada di Tuenno

La scelta deve essere ponderata, in quanto da qui al passo di Pra Castron non ci sono più scappatoie, per circa 4 ore si prosegue in cresta o poco più giù, esposti in prima linea a ogni cambiamento del tempo, piacevole o meno. Subito sopra il passo salgo con un ghiaione parecchio ignorante, dove conviene usare i bastoncini per aiutarsi e cercare i pochi, piccoli sassi ancorati al fondo (sfruttati anche per i segni in vernice!).

Vista verso la val di Sole

Proseguo con una crestina e una scala verticale che mi conduce sulla vera e propria cresta, sottile, un poco ghiaiosa, davvero mozzafiato. In questo contesto la presenza del cavo è piuttosto futile... si presume che un escursionista intenzionato a passare di qui abbia passo sicuro; dunque perché andare a riempire di ferro un passaggio così scenografico?

Cresta prima del Sasso Alto

Diverso il discorso per il tratto subito seguente, cioè il traverso sotto il Sasso Alto: qui, sotto una cengia leggermente inclinata, con la roccia strapiombante sopra la testa che spinge in fuori e in certi casi quasi a chinarsi, il passo sicuro non basta più... almeno non a due zampe! E infatti dietro il cavo nuovo di zecca ci sono numerosi chiodi ormai arrugginiti: allora il sentiero Costanzi poteva definirsi senza mezzi termini un sentiero alpinistico, non un sentiero attrezzato.

Il traverso sotto il Sasso Alto

Grazie al cavo la progressione è molto più semplice e veloce, sia lungo la cengia sia nello scabroso tratto di cresta successivo, che scende all'accidentata bocchetta fra Sasso Alto (2890) e Cima Sassara (2892). Quest'ultima, riconoscibile per la croce di ferro, si raggiunge facilmente seguendo il sentiero che risale una crestina a destra. La vetta offre un colpo d'occhio meraviglioso sul Lago di Tovel, le cime più alte del Brenta con i loro ghiacciaiotti in bilico, e in caso di giornate terse su buona parte delle Alpi Retiche e Venoste.

Cima Sassara

In cima curiosamente incontro gli unici escursionisti della giornata (oltre a un tedesco solitario e inquietante con piccozza); sono ragazzi giovani con accento locale. Il Costanzi prosegue su una nuova, estetica cresta, poi con breve discesa tocca il Bivacco Bonvecchio (2790): una struttura grande e confortevole, con l'interno tutto in legno e l'esterno in lamiera rossa. L'interno è ordinato, il libro degli ospiti pieno di firme delle scorse notti.

Interno del bivacco

Pranzo qui fuori: me la prendo abbastanza comoda perché ho tempo, penso di essere a metà strada e il meteo ha l'aria di rimanere stabile. In verità sono ancora nel pieno delle danze... Malga Tuena, laggiù a destra, non si è avvicinata, e la cresta sembra da qui proseguire in un'altra direzione, verso nord. Il sentiero infatti dopo una breve discesa torna a salire su ripidissimo terreno erboso (cavo) fino alla Cima Paradiso (2838).

Cima Sassara con il Bivacco Bonvecchio

Il sole è ormai coperto da nubi alte, di cui alcune piuttosto scure, si è alzato un vento fresco che mi mette addosso pressione e non mi fa godere il panorama... Da qui in poi è tutto un su e giù, molto faticoso, su prati pensili, canali, paretine lavorate. I cavi a volte sono sottili, altre rivestiti in plastica senza fittoni intermedi come un semplice canapone. Aiutano ad accelerare la progressione, e ce n'è bisogno, perché dietro ogni salita e cima ne compare un'altra più lontana e apparentemente difficile!

La lunga cresta su cui corre il sentiero Costanzi dopo il bivacco

A dire il vero il sentiero non sale proprio su tutte le cime: passato vicinissimo a quella Rocca (2830), e delle Livezze (2772), aggira sulla destra la cima del Vento (2755), affacciandosi sui canali erbosi che precipitano sulla valle di Tovel, vie di fuga che sembrano fattibili dall'alto ma nascondono insidiosi salti poco più giù.

Cima Benon

Il tempo è bigio, ma ormai non sembra più voler volgere al brutto. Sono piuttosto le gambe a non poterne quasi più: la salita erbosa verso Cima di Tuena e la successiva, difficile discesa attrezzata sono però gli ultimi ostacoli. Montagne più addomesticate si presentano ora in primo piano, e una targa indica l'inizio del Sentiero Costanzi (o meglio della sezione attrezzata), forse più godibile se affrontato nel verso opposto.


Mi aspetta ora una piacevole cresta erbosa, dove risbuca il sole a illuminare le forme perfette della Cima Benon, sotto la quale il filone roccioso si biforca geometricamente. Il sentiero si sposta a sinistra su una zona di sassi sottili e tondeggianti, molto rumorosi sotto lo scarpone. Salgo su una cima minore per ammirare da vicino l'ultimo baluardo di Brenta sopra i 2600: il Sasso Rosso, particolarissimo per la sua roccia appunto rossastra in totale contrasto il verde dei prati e molto diverso dalla dolomia vista finora.

Sasso Rosso

Non ci salirò per stavolta; al Passo di Pra Castron (2502) abbandono il Sentiero Costanzi che proseguirebbe ancora a lungo fino al rifugio Peller, e scendo a destra sul 310, diretto a Malga Tuena. La val Madris è verdeggiante e molto amata dalle marmotte; non certo abituate al passaggio di tanti escursionisti, si nascondono quasi subito, ma i loro fischi riecheggiano fra le pareti.

Vista dalla val Madris verso la catena del Fibbion


Poco sopra l'inizio degli alberi, avvisto Marco che sale a passi da gigante senza zaino... ha deciso di venirmi incontro dopo aver raggiunto con Andrea la malga già da un'oretta; gli suggerisco di proseguire ancora un po', lo accompagnerei anche in altre circostanze ma ora sono molto stanco! Arriverà fino al passo, tornando anche indietro con ampio anticipo per la cena!


Malga Tuena non è certo stato il migliore fra i luoghi in cui abbiamo pernottato. Si trova in una posizione incantevole, fuori dalle rotte classiche del Brenta; è un piacere poter assistere alla mungitura, fare colazione con attorno le galline, svaccarsi sull'amaca con vicino gli asini... certo non si presta agli amanti della pulizia - e non è il nostro caso - ma neanche a quelli che dopo un'escursione lunghissima hanno piacere a mangiare qualcosina in più: il nostro caso.


Ci aspettavamo infatti una cena degna di una malga, invece siamo andati a letto quasi con la fame, dopo un tagliere di salumi e formaggi e un piattino di gnocchi; il prezzo finale (45 euro a testa) in compenso non aveva nulla da invidiare alla mezza pensione di un qualsiasi rifugio. (Non) dulcis in fundo, la mattina dopo a un amico dei gestori è stata portata una fetta di torta mentre la sera prima per noi non ce n'era più. Massima stima per la scelta coraggiosa di questi giovani malgari, ma di questo passo temo non faranno tanta strada. Noi invece ne avevamo fatta tanta, avevamo fame e quindi loro si meritano un rimprovero sul blog.

Precede: Traversata, giorno 3: dal rifugio Alimonta al Graffer per le Bocchette Alte
Continua: Traversata, giorno 5: da Malga Tuena a Terres per il Lago di Tovel e la galleria