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giovedì 14 agosto 2014

Scusate l'assenza, portate pazienza... e vi sorprenderò!

Carissimi lettori,
E' da un po' che non scrivo. Il tempo ce lo avrei, e anche il materiale. Dal primo giorno in cui ho messo piede qui a Ramsgate, ho provveduto ad esplorare a raggiera i dintorni, scattando centinaia di foto e raccogliendo emozioni: prima a piedi, poi in bici, ora in treno con la bici... sempre più lontano, in cerca di nuovi posti da scoprire con lo stesso spirito di prima.

Ciò che è venuto a mancare sono la montagna e gli amici. Mi è fin da subito parso incoerente riempire di immagini e info delle dolci colline del Kent un blog chiamato montagnatore, nato e cresciuto nell'Appennino Tosco Emiliano con tanto di sezioni "tecniche"; se poi da Parma mi muovevo spesso con compagni d'escursione e fedeli lettori del blog, ora sono sempre per conto mio, e la spinta a raccontare e condividere in parte è venuta meno.

Ciononostante trovo sia un peccato che tutta questa mole di "racconti latenti" venga lasciata al suo destino, quindi vogliate scusare la mia linea editoriale oscillante - ma d'altronde il blog è uno spazio personale! - e aspettatevi qualche post in inglese (cosi' mi esercito!) sui miei giri da queste parti. Almeno dei migliori, siccome malgrado la quota massima raggiunta non superi i 200 metri neanche lontanamente, di sali-scendi ne ho fatti parecchi!

Noto con piacere che le visualizzazioni si mantengono a un livello simile quando non superiore a prima, nonostante il blog non venga aggiornato da due mesi. Sarà l'estate che fa pensare alle escursioni, o Google che piano piano va digerendo la mole di informazioni inserendola nei risultati delle ricerche? Chissà. Prima di tutto è merito vostro, e vi ringrazio per continuare a leggermi! Tornerò in anticipo sulle montagne di casa mia, ma prima... vi sorprenderò.

lunedì 3 febbraio 2014

Massese, interventi stradali e dissesto idrogeologico sull'Appennino Parmense

L'ex strada statale 665 Massese collega Parma ad Aulla attraverso il Passo del Lagastrello: un valico storico, chiamato anticamente Malpasso (toponimo conservato da un monte vicino) per la presenza dei briganti o forse dei monaci risiedenti nell'abazia di Linari, ora in rovina: entrambi chiedevano con ogni probabilità un pedaggio ai viandanti.

Passo del Lagastrello visto dal crinale parmense
I viandanti di oggi diretti al mare lo pagano ancora il pedaggio - e salato - ma sull'autostrada A15, che passa sotto un altro valico di antica memoria: la Cisa. Chi va al mare passando dal Lagastrello evidentemente ha voglia di fare curve o vedere montagne! Ciononostante la Massese resta la principale via d'accesso ai comuni di Tizzano, Palanzano e Monchio: zone di produzione del crudo di Parma e del Parmigiano, di turismo estivo e invernale (si scia - ancora per poco - a Schia e Pratospilla).

Fra 2008 e 2013 la Massese è stata oggetto di importanti lavori, per una somma di 20 milioni di euro finanziati da Provincia di Parma e Regione Emilia Romaga. Gli interventi sono cominciati con la tangenziale di Pilastro per poi proseguire con la rotonda di Pastorello, la variante di Ranzano, quella di Lugagnano, il nuovo ponte di Groppo e altre due rettifiche stradali.

Inaugurazione Variante Ranzano, al centro Bernazzoli
Certo, Palanzano e Monchio sono ancora lontani da Parma; ma in termini di tempo e soprattutto di sicurezza gli interventi hanno avuto una loro indubbia utilità, sostituendo tratti curvosi e stretti con ampi rettilinei, due incroci pericolosi e trafficati con una tangenziale e una rotonda. Il punto è che nell'ultimo anno la Massese e vari paesi che attraversa sono stati letteralmente disastrati dalle frane, e tutto questo a pochi passi dalle nuove varianti.


sabato 21 dicembre 2013

Piste vuote governo ladro? Riflessioni sulla crisi dello sci su pista

Sul numero di dicembre del mensile Cai Escursionismo360 è presente un valido articolo sulla crisi delle località sciistiche alpine: l'autore delinea un quadro completo della situazione, proposte vie d'uscita, fornisce spunti di riflessione.

Le località alpine negli ultimi decenni hanno investito quasi tutto sul turismo invernale - ad essere precisi, su un singolo tipo di turismo invernale, quello dello sci su pista: si è speculato sulle seconde case, costruito mega-resort in alta quota, riempito valli e altipiani con una fittissima rete di impianti di risalita.


Piste deserte a Cortina sabato 14 dicembre
(foto da Skiforum)
Tutto questo ha un prezzo altissimo, in termini ambientali ma anche semplicemente economici: ce ne rendiamo conto quando alla cassa paghiamo lo skipass. E se una manciata di ricchissimi russi - che magari usa le banconote come carta igienica - non si fa grossi problemi a sborsare più di 200 euro per uno skipass settimanale, molti italiani ed europei alle prese con la crisi ci pensano su un po' più a lungo.

Il risultato è che gli albergatori, spesso già alle prese con una tassazione poco amichevole, piangono; le seconde case rimangono vuote; e gli impianti girano a vuoto per buona parte dell'inverno.

Ma questo è nulla in confronto alla crisi che lo sci alpino potrebbe subire con i cambiamenti climatici in atto: inverni con meno precipitazioni nevose, innalzamento delle temperature. E' la tendenza sul lungo periodo che va presa in considerazione, andando al di là di scoop e profezie dei meteorologi da tabloid: tra qualche anno sciare a meno di 1500-1800 metri potrebbe rivelarsi arduo, anche con la neve artificiale (la cui produzione consuma peraltro grandissime quantità di acqua).

La soluzione a tutto questo non può essere continuare a costruire e ad ampliare le stazioni sciistiche (come è stato fatto anche negli ultimissimi anni: basti pensare a Pinzolo e Madonna di Campiglio); bisogna piuttosto sfruttare tutto ciò che la montagna può offrire al di là dello sci e al di là dell'inverno: valorizzare le "mezze stagioni", le feste e i prodotti tipici, le forme di turismo alternativo e sostenibile.


Traffico di escursionisti su Cima Comer, Lago di Garda,
 domenica 15 dicembre
Non sono le solite parole vuote: se nell'ultimo weekend (come mi hanno riferito) le piste di Cortina e Canazei erano vuote, sui sentieri del lago di Garda e delle Prealpi bresciane c'erano diversi escursionisti: ma quanta fatica a trovare un bar - non dico un rifugio - aperto! Certo, in pieno autunno queste zone non vedranno mai le folle oceaniche del 15 agosto o del 26 dicembre nelle località più gettonate, ma potrebbero lo stesso offrire qualcosina in più a quei pochi ma buoni avventori: che nelle mezze stagioni stanno diventando sempre di più.
 
Si tratta di persone che badano al risparmio, cercano in montagna un ambiente radicalmente diverso dalla città, sono disposte a scoprire le tradizioni locali e le particolarità naturalistiche del luogo: cercano nella vacanza un riposo, ma anche un arricchimento personale. Certo, non porteranno tantissimi soldi, ma lasceranno senz'altro meno sporcizia di quella che si trova sotto le seggiovie, come ai lati delle strade.

Su questo tipo di turismo bisogna puntare e investire: la montagna non dovrebbe imitare ad oltranza la città, ma fornirle modelli alternativi, per superare il culto del consumo sfrenato e cieco che dietro maschere trionfanti e smaglianti sorrisi cela in realtà la sua perenne insoddisfazione, la sua sempre più evidente agonia.

martedì 2 luglio 2013

TARES: una nuova tassa per seppellire la montagna

Mentre il nostro meraviglioso governo si scervella - di quanti mesi rimandiamo l'Imu? l'Iva lo aumentiamo dell'1% o del 2%?? - nuove tasse cadono sulla testa dei cittadini, nel silenzio imbarazzante dei media.
Luglio 2013 ci ha regalato la prima rata della temibile TARES, nuova tassa sui rifiuti e i servizi indivisibili introdotta da Monti nel decreto-ossimoro Salva-Italia del dicembre 2011.

In realtà qualcuno aveva provato ad alzare la voce contro questa meravigliosa tassa: il sindaco di Berceto Luigi Lucchi, che a marzo voleva presentarsi in mutande al Quirinale. Alla fine si è dovuto accontentare di una campagna fotografica: gli onorevoli giustamente preferiscono vedere in mutande ragazzine di 16 anni! Ma il sassolino Lucchi lo ha lanciato, anche se ha fatto ben pochi cerchi nell'acqua torbida della nostra informazione.

Luigi Lucchi, sindaco di Berceto,
protesta in mutande contro la TARES