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domenica 17 aprile 2016

Alpe di Vallestrina invernale, variante alla via Fornaciari

Data uscita: 26 marzo 2016

Punto di partenza: Rescadore di Febbio (1200)

Durata: 1 ora e mezzo di avvicinamento, 1h e mezzo la via (considerare almeno il doppio procedendo in cordata) 2 ore rientro

Dislivello in salita: 700

Grado di difficoltà: AD+

Chiodatura: Assente. Portare qualche chiodo e friend. Noi abbiamo piantato anche un cuneo di legno (recuperato)

Punti d'appoggio: Bivacco Zambonini (1585), con reti e tavola

Esposizione della via: Nord/Ovest

Periodo consigliato: Vista la posizione molto ombrosa e la quota elevata, la via parete del Vallestrina (specialmente la via Fornaciari che è la più incassata) sono potenzialmente in condizioni fino a primavera.

Foto con * di Mario Brunelli

Cornici e panorami scendendo dal Vallestrina *

Il Gigante reggiano ci dà il buongiorno tutto luccicante di neve, disteso ad abbronzarsi sotto il potente sole di fine marzo. Sono da poco passate le 7 del mattino, e c'è un solo fazzoletto verticale di Cusna ancora all'ombra: la parete nord ovest dell'Alpe di Vallestrina (1904). A Febbio suscitiamo scompiglio fra i parcheggiatori e la Polizia (hanno deciso di fare pagare la sosta agli sciatori...) per aver lasciato la Panda un po' nei piedi davanti al bar. Ma il caffettino ci vuole sempre, porta bene anche se sono già le 8.

Ricognizione pomeridiana sotto la via Fornaciari *

Proseguiamo comunque verso Pian Vallese finché la strada non è sbarrata dalla neve, e ci accodiamo alle auto degli scialpinisti già partiti o in fase di partenza. Somministriamo la solita dose di chilogrammi nei nostri zaini e ci incamminiamo sul sentiero 615, seguendo la traccia già battuta e su neve portante. Maciniamo metri e in meno di un'ora siamo alla fine dei faggi, nella grande conca sotto il Passone.

Verso l'Alpe di Vallestrina
 
L'Alpe di Vallestrina però è più lontana di quanto ricordassi dall'ultima volta, e dobbiamo traversare a sinistra nel bosco per ancora mezzoretta prima di trovarci nel maestoso vallone dominato dalla sua parete, ancora in ombra nonostante siano ormai le 10! Infiliamo imbrago e ramponi, stendiamo le mezze corde e saliamo con gli zaini alleggeriti il primo facile tratto di pendio, puntando al canale al centro della parete: la via Fornaciari.

"Conserva lunga" nel primo tratto facile

Troviamo un masso adatto a fare da sosta sulla destra del canale, tagliato da un bel fessurone. Propongo a Mario di provare il cuneo di rovere, che mi sembra della misura giusta... tre etti portati fino a qui per qualcosa! Il cuneo si conficca con poche martellate nella fessura, e dà ottime garanzie di tenuta. Per non sbagliare però ci infiliamo di fianco un friend...

Sosta con cuneo di rovere e friend

Testo io la prima sosta con cuneo di legno, e risalgo la prima parte di canale, ancora appoggiata su pendenze che non superano i 40 gradi. La neve è perfetta, dura al punto giusto perché si infilino le punte delle becche. Non mi rendo conto che sono a metà corda quando raggiungo un nuovo masso nel quale inserire una protezione; la linea principale proseguirebbe a sinistra, meno definita, impennandosi in prossimità di una fascia rocciosa; io punto invece a un canalino più ripido che sale a destra, affrontando lo sbarramento direttamente.

Inizio della via Fornaciari *

Presto mi rendo conto che la qualità del ghiaccio è inversamente proporzionale alla pendenza. In soldoni, sul ripido lo strato di neve si presenta scollato dal fondo e l'unico modo per salire in sicurezza è spiccozzare zolle d'erba ghiacciata, dopo un faticoso lavoro di pulizia per raggiungerle. Dando fiducia totale ai piedi, si salirebbe anche senza bisogno delle mani; ma avendo soltanto un friend ormai svariati metri sotto il culo preferisco usare quattro zampe.

Mario sale

Non trovo alcuna fessura o spuncione valido per proteggermi, dunque proseguo piano piano finché scopro da Mario che la corda sta finendo... una brutta notizia, siccome lo stesso non vale per le difficoltà! Non vedo posti validi per sostare attorno, se non un grande spuncione al quale mancano almeno 20 metri.

Esposizione sulla terza sosta
 
In questi casi bisogna decidere a mente fredda e velocemente... raggiunto un punto comodo, dico a Mario di disattrezzare la sosta, e partire salendo la parte iniziale facile del canale. Prima che raggiunga l'impennata, io sarò al masso. Ricevuto l'ok, partiamo in questa sorta di conserva lunga, decisamente pericolosa; appena posso pianto il fittone, dopodiché con un traverso su neve poco consistente raggiungo il masso tanto desiderato; basta una pulita alla cima ed ecco pronto lo spazio per la mia fettuccia di 4 metri.


Secondo tiro: la sosta vista dall'alto *

Ora Mario può salire in sicurezza, e lo fa molto in fretta: tutta questione di fiducia nei piedi! Aggira su mio consiglio il canale da sinistra, e superata una fascia di misto zolle recupera il fittone e mi raggiunge. Siamo in prossimità di un bivio: a sinistra il canale principale si allarga di nuovo per terminare sotto le grandi cornici sporgenti in cresta; a destra sale di nuovo un canalino più ripido.

Mario sul "secondo" tiro

Mario opta per la seconda soluzione, anche perché l'uscita in cresta sembra più agevole e ai lati del canale ci sono massi con qualche possibilità di protezione. Sale e pianta un chiodo prima di un passaggio ripido, dove intuisco stia litigando con qualche zolla erbosa. La parte più verticale è superata, nuovo chiodo sempre sulla destra e via di nuovo su per zolle e qualche masso a lato, con una colata d'acqua ghiacciata che è pura goduria. Sosta su un masso appena sotto la cresta e posso partire anche io, godendomi questo bel tiro sostenuto, probabilmente anche più ripido del canalino salito prima.

Io sul secondo tiro
 
L'uscita in cresta tocca a me; dall'ottima sosta attrezzata da Mario traverso brevemente a sinistra in massima esposizione, raggiungendo un macigno dove pianto un altro chiodo; il martello ce l'ha ancora Mario, quindi mi tocca battere i primi colpi con la mia quasi-nuova piccozza martello, che tutto sommato se la cava bene.

Ultimo traverso prima della cornice *

Testato il chiodo, smetto di traversare e affronto direttamente l'impennata finale sotto la cornice, su neve piuttosto inconsistente dove di fatto devo trazionare sulle piccozze piantate a mo' di fittoni. L'uscita sembra quella da un Boulder dove aneli di riappoggiare il sedere sullo spiano, che in questo caso è neve resa ormai marcia dal sole.

Uscita!

Pianto le due picche e un fittone alla meglio e a debita distanza dal bordo della cornice, e recupero Mario godendomi il sole e la bella vista sull'imponente gruppo Sassofratto-Prado-Cipolla, uno degli obiettivi mancati (per me) dell'inverno. Ma oggi se n'è centrato uno notevole! Raggiungiamo la cima su facile cresta, mangiamo qualcosa favoriti dal poco vento, dopodiché scendiamo aggirando la montagna da nord ovest.

La facile cresta ovest verso la vetta

Traversiamo sotto la base della parete, su neve ancora ottima, e recuperiamo un rinvio che mi era caduto dall'imbrago prendendo il fittone; anche una maglia rapida ha fatto la stessa fine, ma rinunciamo alla svelta a cercarla, senz'altro rimasta conficcata nella neve.

Traversando sotto la parete

Dopo qualche confronto fotografico con la bibliografia presente online, senz'altro più attendibile di quella cartacea (la guida Appennino di Neve e di Ghiaccio), scopriamo che la via da noi seguita non  era la Fornaciari, bensì una variante più verticale chiamata Dulcis in Fundo, salita nel 2010 da uno degli Alpinisti del Lambrusco in condizioni un po' più secche ma con neve forse migliore rispetto a quella trovata da noi... lui salì slegato, mentre io e Mario abbiamo preferito affrontare la via assicurati, piantando un paio di friend e 5 chiodi, tutti recuperati: speriamo che in tarda primavera, trovando una maglia rapida sotto la parete, qualcuno non pensi che su di qua ci siano spit!


venerdì 8 aprile 2016

Gendarme della Nuda e cresta del Forame: anello invernale dal Cerreto

Data uscita: 19 marzo 2016

Punto di partenza: Ex Albergo Belvedere, lungo la strada per Cerreto Laghi (1300)

Durata: 5/6 ore

Dislivello in salita: 700 circa

Grado di difficoltà: PD+

Chiodatura: Nella salita alla vetta del Gendarme cavo d'acciaio non in ottime condizioni; presenti alcuni spit

Punti d'appoggio: Bivacco Rosario (1650); poco lontano dalla vetta della Nuda, sugli impianti di Cerreto Laghi, bar/ristoro

Esposizione della via: est la salita al Gendarme, nord/ovest il Vallone dell'Inferno, ovest la cresta del Forame

Periodo consigliato: Il vallone dell'Inferno rimane innevato fino a stagione avanzata, ma per apprezzare appieno il fascino delle creste innevate conviene compiere l'escursione in pieno inverno o con molta neve.

Gendarme della Nuda da SE

Vallone dell'inferno: è difficile trovare nomi altrettanto evocativi in giro per l'Appennino; ed è difficile trovarne uno che calzi meglio alla selvaggia conca glaciale da cui nasce il torrente Rosario, tributario del Magra. Le temperature raggiunte in questo girone infernale riescono a fondere la vastità degli scenari dell'Appennino reggiano con i profili rocciosi e slanciati di tante cime dell'alta val Parma.

Vallone dell'Inferno visto dal Forame

Chi giunge nei pressi del bivacco Rosario, trovandosi a destra la cresta dentellata dello Scalocchio e il sorprendente Gendarme; a sinistra le quinte rocciose e i canali della Nuda e del Forame, potrebbe tranquillamente credere di trovarsi sulle Alpi: specialmente in una giornata giusta d'inverno, quando l'ambiente incrostato di neve appare ancora più grandioso e severo.

Monte Scalocchio

Oggi troviamo una di quelle giornate, e il nostro progetto iniziale è percorrere la cresta dello Scalocchio per poi traversare sotto la parete nord del Gendarme: un'ascensione impegnativa, già percorsa tre anni fa da Alberto e Federico. Il problema è che siamo a marzo inoltrato, le temperature e il sole sono alti e la neve non è abbastanza portante per affrontare passaggi ripidi in sicurezza. O almeno così valutiamo!

Nel vallone dell'Inferno

Fino al bivacco siamo stati molto fortunati, avendo trovato la traccia battuta di recente con più di un metro di neve nel bosco... ma non è il caso di affidarsi troppo alla fortuna. Decidiamo comunque di provare la salita al Gendarme dalla via normale: la mattinata è ancora giovane e abbiamo tutto il tempo per le necessarie manovre di corda.

Via normale al Gendarme della Nuda
 
Dopo avere attraversato il fondo pianeggiante del vallone, abbandoniamo la traccia (battuta) del sentiero 00 per salire direttamente a destra in direzione della cresta che porta al Gendarme; sul pendio, che non supera i 40 gradi, ci tocca comunque procedere a quattro zampe per non spaccare la crosta piuttosto fragile e discontinua.

Salita sul versante N del vallone

Eccoci finalmente sull'ampia cresta, di nuovo abbacinati dal sole, con il versante toscano quasi pulito e imponenti cornici sporgenti sul vallone. Abbandoniamo provvisioriamente ciaspole e bastoncini in una buca scavata nella neve, e procediamo verso il vicino Gendarme lungo la cresta che si fa via via più sottile.

Sula cresta fra Nuda e Gendarme

Ai piedi della paretina si trova la cosiddetta Gengiva del Gendarme, una stretta forcella ai cui lati giungono due canali tanto suggestivi quanto pericolosi in caso di caduta dal primo tratto della via normale. Si tratta di circa 10 metri ben appigliati di secondo grado, facilitati da un cavo metallico (piuttosto sottile e malmesso), che comunque diventano più impegnativi coi ramponi ai piedi... ragion per cui decidiamo di alleggerirci lo zaino dalla corda!

Inizio della ferratina
 
Sfruttiamo un paio di spit per rinviare e in breve siamo sull'anticima del Gendarme; per raggiungere la vetta vera e propria occorre ancora superare un colletto seguito da qualche passo di facile misto (presente cordone e spit a destra, forse per l'uscita della via Dalli Gully). Una madonnina simile a quella posta sulla vicina Alpe di Succiso e una croce piegata dal vento ci accolgono sulla cima, più comoda e spaziosa di quanto ci si aspetterebbe ma lo stesso aerea.

Mario sull'anticima del Gendarme

La posizione defilata rispetto al crinale - siamo totalmente nel versante toscano - rende possibile un colpo d'occhio particolare sulle vette parmensi e reggiane, cui fa da contraltare la sfilata pomposa delle Alpi Apuane. Da una parte il quadrato della Pietra di Bismantova, ambrato e solare; dall'altra il triangolo della parete nord del Pizzo d'Uccello, ombrosa e incrostata di (poco) ghiaccio. Nino Oppio dovette passare anche di qui nelle sue esplorazioni verticali lontane dall'arco alpino!

In vetta

Figure rese piccole dalla distanza si muovono nel vallone dell'Inferno, altre fanno capolino dagli spalti della Nuda, raggiungibili facilmente con gli impianti; civiltà e solitudine, versanti addomesticati e versanti selvaggi sono a strettissimo contatto. Con tutti i rischi che ne conseguono: noi siamo saliti dal vallone con il sole ancora basso, non fidandoci della neve; qualcun altro, arrivato in quota verosimilmente con gli impianti, si affaccia dopo mezzogiorno e decide, così su due sci, che è il caso di scendere.

Il Gruppo Gendarme Scalocchio visto dalla Nuda

Anche per noi ormai è ora di tornare giù, ma non avendo fretta decidiamo di farlo in sicurezza, procedendo a tiri alternati in discesa. Arrivati poco sotto l'anticima, con una brevissima calata superiamo il tratto più verticale e siamo nuovamente al colletto della Gengiva, ormai fuori dalle difficoltà.

Calata con mezzo barcaiolo... idee brunellesche

Torniamo sui nostri passi, recuperiamo ciaspole e bastoncini e proseguiamo verso la vetta della Nuda (1895). Gli sciatori brulicano sul versante nord da cui scendono le piste, pochi metri più in basso di noi; che invece proseguiamo sul comodo crinale, mantenendoci a debita distanza dalle poderose cornici affacciate sul vallone dell'Inferno: il Gendarme svetta sullo sfondo, elegantissimo.

Sulla cresta del Forame
 
La cresta del Forame è un itinerario semplice e molto panoramico, adatto anche agli sciatori; i tratti ripidi sono facilmente aggirabili sul versante nord. Le pareti, anche le più verticali, si presentano totalmente incrostate di neve, come giganteschi canditi. E' una copertura chiaramente effimera, ma oggi non deve avere fatto poi tanto caldo se ancora non si è staccata!

Forame innevatissimo: in alto a sinistra la vetta della Nuda

Arrivati a una suggestiva conca dominata da due monoliti, togliamo i ramponi e io finalmente sgancio dallo zaino le ciaspole portate per niente fino a qui. Mario preferisce non bagnarle... La discesa nella faggeta è pura goduria (per me!); la neve è in parte fresca e consente di lasciare scivolare le ciaspole guadagnando un po' di velocità. Seguiamo una direzione istintiva, senza stare né troppo a destra né troppo a sinistra; costeggiamo un ruscello, incontriamo un sentiero Cai.

Pendii dolci

Un ponticello di legno è il chiaro segno che ormai siamo rientrati nella civiltà: qui Mario ha la sua rivincita, osservandomi mettere una ciaspola troppo esternamente sulla neve che copre il ponte, con conseguente pocciata della detta ciaspola e di parte del mio fondoschiena nel ruscello sottostante... Funziona anche così in montagna: si salgono e scendono creste e gendarmi per poi rischiare di farsi male da coglioni a un minuto dalla strada!

Il ponticello del misfatto

mercoledì 30 marzo 2016

Monte Fiocca, anello invernale da Arni

Data uscita: 13 Marzo 2016
Punto di partenza: Arni (916)
Punto più elevato: Monte Fiocca (1711)
Dislivello in salita: 850
Tempo totale di percorrenza: 5 ore
Grado di difficoltà: PD+ il solo passaggio della cresta ovest, F+ il resto
Punti d'appoggio: Nessuno
Periodo consigliato: Inverno
Note segnaletica: Buona

Apuane, queste sconosciute. Pensavamo di avere capito quali fossero le giornate giuste per andare a testare il loro "ghiaccio salato", considerato che salato è anche il conto dell'autostrada della Cisa. E invece dopo due giornate quasi perfette l'anno scorso a stagione ormai avanzata, quest'anno ci troviamo a dover contare già due ripieghi.

Monte Grondilice da sud est
 
Del gruppone salito un mesetto fa al Grondilice siamo rimasti solo tre. Stesso punto di ritrovo, partenza un po' anticipata siccome il nostro obiettivo è il canale nord-ovest del monte Sumbra: via abbastanza difficile - almeno per i nostri standard - e con un avvicinamento lungo. Arriviamo ad Arni poco dopo le 7, e ci basta un'occhiata a 360 gradi per decidere all'istante di lasciare in auto le ciaspole.

Salita da Arni

Il sentiero 144 comincia proprio dal parcheggio in mezzo al paese, e comincia ripido. Esposto a sud/ovest, risulta sgombro di neve almeno sino a 1400 metri. Qui cambiamo versante, e finalmente vediamo la nostra meta: il monte Sumbra, con la sua liscia parete sud, forse il più autentico big wall delle Apuane.

Montagnatore e monte Sumbra

Affrontiamo un facile traverso su neve, con qualche breve passaggio attrezzato, e ci ritroviamo all'ingresso del bosco di Fatonero. Si tratta di una splendida faggeta, quasi sospesa su un versante ripido e spoglio. Il sentiero la attraversa per il largo, finalmente pianeggiante dopo tanta salita. Superato il Fosso di Fatonero, gli alberi finiscono e comincia un nuovo facile traverso ai piedi del monte Fiocca, sovrastato da grandi cornici di neve.

Faggeta di Fatonero

Il cric cric dei ramponi sulla neve dura è musica per le nostre orecchie, rimaste intoppate troppo a lungo dalla neve fresca. Già gongoliamo per la sicura goduria su per il Sumbra; ma raggiunta una selletta, dalla quale ci aspettiamo di vederlo più imponente e vicino di prima, lo ritroviamo invece incappucciato da nuvole basse.

Il versante Nord ovest del Monte Sumbra
 
Superiamo un'altra vallatina boscosa e con un breve strappo siamo al passo di Fiocca (1530). Sotto di noi la valle di Vagli, con al centro il grande lago artificiale; il versante nord delle Apuane è carico di neve, e un po' tutte le cime hanno il loro comodo cappello di nebbia. Come se non bastasse c'è un vento fortissimo!

Vento e cornici

Con simili condizioni, considerando anche che nessuno di noi è mai stato sul Sumbra e la seconda parte del canale è in terreno aperto, decidiamo senza troppi patemi di lasciar perdere, temendo di vagare nella nebbia in un posto tutt'altro che sicuro. Non è neppure detto che la neve a nord ovest sia trasformata, visto il freddo e la quantità notevole. Alla nostra sinistra inizia l'ampio crestone del monte Fiocca, che reputiamo un valido ripiego.

La cresta est del Fiocca e il Sumbra annuvolato

Spinti alle spalle dalle folate, guadagniamo velocemente quota; il vento ha spazzato la neve fresca dai versanti, che sono ghiacciati e si percorrono benissimo, e l'ha ammucchiata nei pressi della cresta, dove enormi lingue bianche si sporgono sul versante marittimo. In realtà il Fiocca - come il Sumbra - fa parte di una catena secondaria, che si distacca dalla spartiacque principale apuana nei pressi del passo di Sella; ci troviamo dunque interamente in Garfagnana.

Panorama verso Carrara e il Golfo di la Spezia

Eccoci sulla vetta, un comodo cupolone nevoso. Il tempo è andato migliorando, si vede bene l'azzurro del mare e si vede bene pure, beffarda, la vetta del Sumbra, con la linea seducente del canale a cui abbiamo appena rinunciato. Ma ormai è inutile guardarsi indietro ed è meglio pensare al proseguimento della nostra traversata. La cresta ovest del Fiocca infatti è decisamente più aerea e stretta rispetto a quella da noi seguita in salita.

Cresta nord ovest monte Fiocca

Impronte recenti seguono il filo della spartiacque. Proprio in prossimità del passaggio chiave, che dovremmo affrontare in discesa, vediamo altri tre alpinisti che stanno salendo. Si tratta di scendere per pochi metri da un risalto piazzato in mezzo alla cresta, con pendenza sui 50 gradi e terreno erboso. Farla in discesa ci sembra rischioso, considerata l'esposizione e la neve ancora fresca e poco affidabile; quindi decidiamo di aggirarla da nord, come faranno anche gli altri tre.

Versante nord monte Fiocca

Cambiando versante, possiamo notare che buona parte della neve è fresca, mentre su alcuni tratti ripidi si è formato uno strato ghiacciato poco compatto e talora scollato dal fondo erboso. Condizioni non proprio esaltanti dunque! Riguadagniamo la cresta poco sotto il passaggio esposto, e la seguiamo fedelmente fino all'ampia spianata del passo di Sella (1490).

Verso il Passo di Sella

Nel frattempo gli intervalli di sole si fanno sempre più frequenti e lunghi; la tentazione di riempire fino all'orlo la giornata, salendo anche il monte Macina o il Sella (tutt'altro che banali), si fa sentire, ma di nuovo prevale la ragione sulla voglia. Lasciamo gli zaini vicino al passo e ci dirigiamo verso una galleria che attraversa la montagna.

La galleria del Sella

C'è un cancello con un passaggio pedonale (non per pedoni grassi), superato il quale entriamo nelle viscere della roccia da cui pendono stalattiti di ghiaccio. La galleria è lunga 100 metri o poco più, ma consente di passare in un batter d'occhio dalla valle chiusa della Turrite Secca al versante delle Apuane affacciato direttamente sul mare; quello più caratteristico, ma anche più sfigurato dalle cave di marmo.

Versante sud monte Sella

Dopo un po' di foto e spiccozzate fine a se stesse, torniamo agli zaini; è ancora presto e non fa freddo, così improvvisiamo un nuovo passatempo: Boulder con atterraggio su neve. Una paretina di ottimo calcare segnata dai tagli dei cavatori funge da palestrina, dove abbiamo anche modo di giocherellare un poco col materiale portato fin quassù e rimasto inutilizzato dentro gli zaini.

I nuovi scalpellini

Tornando con calma verso Arni lungo la comoda marmifera, incontriamo un ragazzo che sale con la moto, amico dei tre alpinisti incontrati sul Fiocca. Ci dice di essere salito anche il giorno prima, erano sue le tracce sulla cresta... Davvero piccolo il mondo, e tutto sommato pochi i pretendenti di queste bellissime montagne, poco restie a concedersi quest'inverno ma sempre foriere di emozioni!
 

Verticale effimero (in tutti i sensi!)

domenica 28 febbraio 2016

Monte Grondilice invernale, tentativo al canalino Nerli

 
Data uscita: 20 febbraio 2016

Punto di partenza: Rifugio Donegani (1150)

Durata: 5 / 6 ore

Dislivello in salita: 650 circa

Grado di difficoltà: AD+ il canale Nerli, PD l'itinerario da noi seguito

Chiodatura: Assente, presenti fessure adatte ai friend

Punti d'appoggio: In inverno tutti i rifugi sono chiusi; presente ottimo bar con alimentari a Minucciano

Esposizione della via: Est

 Periodo consigliato: Inverno

Il monte Grondilice è il cuore orografico delle Alpi Apuane: qui si incontrano Garfagnana Lunigiana e Versilia, nelle rispettive valli di Serchio di Gramolazzo, Lucido di Vinca e Frigido, in un tripudio di creste e profondi canali. E' qui che veniamo a inseguire l'inverno, puntando sulla fama della neve apuanica di trasformarsi velocemente.

Sentiero 179. Sullo sfondo Cavallo e Contrario

Siamo in sette, un bel gruppone, e la val Serenaia ci dà il benvenuto con le sue imponenti montagne tinte di bianco. La copertura nevosa a dire il vero inizia sopra i 1200 metri, per raggiungere circa 30 cm presso il rifugio Orto di Donna (1500). Nel bosco è ancora fresca e senza fondo, non proprio un buon segno!


Parte bassa delle cave nella val Serenaia. Sullo sfondo Pisanino, Pizzi Altare, Maggiore e Cavallo

Dal grande spiazzo di fronte al rifugio possiamo finalmente osservare la nostra destinazione: la parete nord-est del Grondilice, solcata sulla sinistra dall'evidente Canalino Nerli. Salito nel 1953, è una delle ascensioni invernali classiche delle Alpi Apuane, insieme al canale Cambron (Monte Cavallo) e alla via Amoretti di Vestea (Pania della Croce), entrambi saliti lo scorso inverno. Oggi speriamo nel tris!

La compagnia a Orto di Donna: al centro il Pizzo d'Uccello

Poco sopra il rifugio Orto di Donna imbocchiamo il sentiero 179 verso la Foce di Giovo, fino a una valletta che supponiamo condurre sotto la parete. I faggi si fanno via via più magri e contorti, soltanto qualche gigante solitario rimane piazzato sul ripido pendio sfidando i venti. Eccoci fuori dal bosco, il Grondilice si è avvicinato e appare più imponente.

Verso la est del Grondilice: in rosso il Canalino Nerli (la parte tratteggiata non la abbiamo salita)
in verde parte del percorso alternativo

Purtroppo dobbiamo constatare che la neve non si è trasformata neanche su terreno aperto: le croste non sono quasi mai portanti, e sotto ci sono erba e sassi. Manca il fondo! Decidiamo comunque di provare il canalino, sperando sempre che superata una certa quota o pendenza le cose cambino. Federico non vuole sostare su un solidissimo faggio appena a sinistra del canale, e preferisce piazzare un friend nella prima fessura che trova, in un piccolo grottino... quando ci appendo con un po' di provocazione lo zaino, però, dice che è meglio non fidarsi troppo!

Il Cavallo e Pietro

Alberto in cordata con Pietro lo segue, mentre Mario Luca e Carlo aspettano notizie poco più giù. Dopo un primo facile saltino (con paleo traction) si abbandona il canale principale per superare una placca a destra, seguita da un traverso. Non vedo Federico, ma sento bene neve sassolini e poco ghiaccio che cadono dal traverso, proprio sopra la mia sosta... per fortuna un po' riparata dal leggero strapiombo. Poi mi rasserena il fatto di essere assicurato a un friend a prova di zaino da 35 litri!

Primi tratti un poco ripidi e Pisanino

Dopo non molto sento del lasco che avanza sulla corda, e intuisco che lassù hanno preferito lasciar perdere. Troppa neve fresca sul ripido! Traversata a ritroso la placca, i due primi di cordata optano per proseguire lungo il facile canale principale, facendo sosta appena finisce la corda.

Il canale da noi salito verso la Finestra

Li seguiamo, per poi darci il cambio fino a una biforcazione: a destra si incassa un profondo imbuto sovrastato da stalattiti di ghiaccio... immagino che Federico voglia andarci a dare un'occhiata, così faccio sosta proprio al bivio.

Variante non relazionata (ci sarà un motivo?)

Anche questa volta però la saggezza prevale sulla voglia di ripido... A metà del "corridoio" Fede incontra un saltino di ghiaccio seguito da un camino che sembra uscire direttamente in cresta; ma non trovando nulla sulla guida riguardo a questa variante, viste anche le condizioni pessime di oggi, preferisce non prendersi rischi e torna giù subito.

Luca in uscita dal canale
 
Tanto vale tirare dritto lungo la strada principale, che comunque ci regala una bella uscita su cornice, col mare che lampeggia dietro le piccozze... magia delle Apuane! Ci troviamo poco sopra alla Finestra del Grondilice (1750), da cui passa il sentiero 186 che sale da Foce Rasori. La via normale per la vetta è brevissima, ma da non sottovalutare, specialmente con la neve marcia di oggi (il versante è a sud e prende il sole in pieno).

Inizio della via normale, presso la Finestra del Grondilice
 
In cima il panorama è ampio, col Pizzo d'Uccello che perde buona parte della sua imponenza e dietro gli Appennini, pure loro docili colline in confronto al Pisanino. Lontane sfumano nel cielo le cupole di neve delle Alpi Marittime, mentre verso il mare come al solito si sono formate nuvole basse che solo di tanto in tanto lasciano sprazzi di blu.

In vetta

Per scendere ci aiutiamo con una corda nel passo più delicato, ormai ripulito dai tanti passaggi (altre tre persone erano salite poco prima di noi... 10 in tutto oggi sul Grondilice, mica pochi!). Dopodiché tagliamo nel bosco senza tornare a Orto di Donna. Ormai un po' le conosciamo le Apuane, e non ci sorprendiamo che da un momento all'altro la comoda e veloce discesa nella faggeta si interrompa bruscamente.

Discesa e mare

La grande cava di Orto di Donna copre buona parte del versante est della valle, e ci piombiamo letteralmente dentro. Il resto della discesa lo compiamo sulla strada marmifera, fra ruderi di vecchi rifugi ed edifici di servizio, ruspe e auto abbandonate, pneumatici grandi come una Smart... la neve non basta a coprire questo scempio. Pensare che la valle più alta e bella della Garfagnana sia ridotta a una pattumiera fa arrabbiare molto di più che non di avere rinunciato a un canale per le cattive condizioni della neve!

Da sinistra Pietro, Mario, Luca, Alberto, Carlo, Federico e io