venerdì 9 ottobre 2015

Un po' di Parma sul Catinaccio: Via del Gracchio alla Torre Edwards

Il Giardino di Rose, le Torri del Vajolet, i Dirupi di Larsec, la Roda di Vael... nomi romantici, evocativi, in mezzo ai quali stona un po' quello di Torre Edwards. Qualcuno preferì in passato chiamarla Torre Edoarda, un'italianizzazione sicuramente più ascoltabile rispetto a quella di Catinaccio (se qualcuno ancora non avesse capito di cosa sto parlando).

Via del Gracchio, traverso del quarto tiro con Marmolada sullo sfondo

Eppure su questa torre dal nome così poco fantasioso, sale una via alpinistica davvero affascinante, che porta la firma di un nostro compatriota: Antonio Bernard, parmigiano di origini fassane non parmigianizzato Bernardi. Federico e Alberto con il Bernard hanno più volte arrampicato - accompagnandolo anche su per una loro via al Braiola - e oggi sono quasi emozionati di seguire le sue orme, qui nel "suo" Rosengarten.

Primo tiro

Dopo esserci alleggeriti l'avvicinamento con la comodissima seggiovia Paolina, percorriamo il comodo sentiero per il rifugio Roda di Vael. La giornata è magnifica, tersa, e i turisti della domenica si affollano a fare foto attorno al monumento a Theodor Christomannos: la grande aquila di bronzo sorveglia tutte le montagne tanto amate da questo pioniere, che a fine Ottocento si impegnò per renderle più accessibili a tutti... oggi può osservarne in primo piano risultati buoni e cattivi.

Sesto tiro

Al rifugio ci fermiamo per un caffè, e un nano secondo prima di noi partono due cordate. Sembra che facciano il nostro stesso sentiero, ma con tutte le vie che ci sono in questo anfiteatro siamo speranzosi non si dirigano proprio a quella scelta da noi... e invece scambiando due chiacchiere veniamo a sapere che è proprio così!

In coda all'attacco

All'attacco del resto c'è già la fila. Una cordata da tre sta partendo, una è già a metà via; ci tocca attendere quasi un'ora che siano sfilate anche le altre due. La prima si defilerà in fretta, mentre la seconda, quella subito davanti a noi, troverà non poche difficoltà a indovinare il percorso della via, con conseguente nostra attesa in parete subito al caldo, poi - col girare del sole - al freddo.

Terzo tiro


Alberto e Federico, più esperti, si alternano al comando della cordata, mentre faccio un po' di foto e mi godo l'arrampicata da secondo in tutta tranquillità. La via è tutta un susseguirsi di placche e diedri uno più bello dell'altro, pochi chiodi, tante clessidre con cordini sicuramente messi dal Bernard. Dire che non c'è un singolo sasso smosso fino all'ultimo tiro non è un'esagerazione!


Quinto tiro dal basso...
Le soste sono su comodi terrazzini, attrezzate quasi tutte con due spit. Non si ha mai la sensazione di essere in piena parete, i passaggi esposti e tecnici non mancano ma sono tutto sommato isolati entro una salita tutta da godere: o forse è stata solo una mia impressione di secondo? Il diedro del terzo tiro, la lunga lama del quinto, richiedono un'arrampicata tecnica, sono quinti gradi onesti, ma ben proteggibili e su roccia a dir poco fantastica.

...e dall'alto

Il discorso cambia per l'ottavo e ultimo tiro. Qui la roccia cambia, e con essa la difficoltà e il senso di esposizione. Se ne occupa Federico, un po' fiaccato da una lunga settimana di lavoro in val di Fassa percorrendo ferrate su ferrate. Seguendo passo passo il secondo della cordata prima di noi, riesce a superare in scioltezza i passaggi più delicati, compreso quello chiave della via: uno strapiombetto con prese non troppo generose, e due spit con cordino messi lì a indurre in tentazione...

Parete dell'ultimo tiro

Del resto il passaggio è di VI, un po' sopra le righe su una via considerabile fino a quel punto come un quarto grado con passaggi di V. Azzerare non sarebbe certo un'offesa verso Bernard, ma riusciamo tutti e tre a passare in libera. All'uscita sul piccolo terrazzo poco sotto la cima il sole torna a sbatterci in faccia, attorno a noi l'abisso ci separa dalla Torre Finestra e dalla Roda di Vael. 

Passaggi atletici

La coppia che ci ha fatto tanto aspettare si sdebita lasciandoci usare le proprie corde per la calata, che segue fedelmente il tiro appena salito e come sempre, ogni volta che si scende, lo fa sembrare molto più pauroso. Una lunga cengia esposta sotto la parete della torre Finestra ci porta al sentiero per la Roda e la cresta di Masarè, che con alcuni tratti attrezzati ci riaccompagna al rifugio.

Non ama le doppie ma stavolta è costretto

Di nuovo col sole in faccia, stravaccati in discesa sui sedili imbottiti della seggiovia Paolina, vediamo scintillare lontani i ghiacci dell'Adamello e dell'Ortles, forse meno contenti rispetto a noi di questa estate calda e soleggiata conclusa per me davvero degnamente. Un ringraziamento pubblico ai miei compagni di cordata per essere saliti con me su una via che da primo dubito sarei riuscito a superare! Il maestro Bernard deve di sicuro è orgoglioso di voi.


sabato 3 ottobre 2015

Via dei Camini (con variante) e diedro Kostner, prima e seconda Torre del Sella

Sulle Dolomiti avevo sciato, camminato, percorso vie ferrate, ma ancora mai arrampicato. L'ora finalmente è giunta, e ho la fortuna di salire con un esperto di rocce cime e manovre come Alberto. Abbiamo a disposizione il pomeriggio, e puntiamo dritto al cuore dei monti Pallidi, la muraglia del Sella. Dall'omonimo passo si raggiungono in breve le famose torri, salite da vie mediamente semplici e molto frequentate per la comodità di accesso.

Più che un camino, due pareti contrapposte!

La roccia è buona, forse un po' troppo levigata dalle tante ripetizioni; si arrampica osservati da buona parte delle Dolomiti, sorvolando i prati di Passo Sella dai quali spicca come un colosso il vicino Sassolungo. La goduria per gli occhi purtroppo è controbilanciata dai rumori fastidiosi della strada sottostante, e dalla musica alta proveniente dai vicini rifugi al passo.

Lo chiamavano il Ragno di Urzano

Data uscita: 29 Agosto 2015

Punto di partenza: Passo Sella (2240)

Durata: 3,5 / 4 ore: mezzora avvicinamento, 1 ora e mezzo Via dei camini, 1 ora Diedro Kostner, 50 minuti il rientro

Dislivello in salita: 340

Grado di difficoltà: D, passaggio di V nella variante alla Via dei Camini

Chiodatura: in entrambe le vie, chiodi e resinati; soste attrezzate a fittoni. Protezioni piuttosto lunghe specialmente nei tratti facili, consigliati friend per integrare. I passi difficili comunque sono ben protetti

Punti d'appoggio: Alla partenza al passo Sella, rifugi e bar

Esposizione della via: Sud/est la via dei camini, sud il diedro Kostner

Prima salita: Maria Gabloner e Franz Kostner, agosto 1905 

Periodo consigliato: estate 

Accesso: Parcheggiare in prossimità del cartello Passo Sella (possibile affollamento), e imboccare la traccia ben visibile che si tiene appena alla destra del crinale erboso in direzione delle pareti. Queste si costeggiano sempre dal versante di Canazei, superando un breve tratto attrezzato con cavo di acciaio nuovo. Oltrepassato lo spigolo, si intuisce il percorso della prima via lungo il sistema di diedri e camini alle nostre spalle. Si segue una traccia che sale ripida a sinistra, verso le pareti, e superati in libera alcuni brevi salti (II/III grado) si raggiunge un comodo terrazzino ai piedi del primo camino.

Il sentiero verso le Torri del Sella

Via dei Camini con variante sul terzo tiro

1° tiro: affrontare il camino unto e umido (IV, chiodi), poi proseguire per placche più semplici fino alla sosta su chiodo. 35 metri.

Il versante su cui sale la via


2° tiro: si prosegue su placche un po' erbose verso destra, seguendo il percorso più logico. Presenti un paio di chiodi. In prossimità di una cengetta la via proseguirebbe a sinistra, mentre io per errore vado a sostare alla base di una profonda fessura con masso incastrato, dalla quale si vede il Sassolungo. Proseguiamo così per un'altra via più difficile, probabilmente la via dei Pilastrini, proveniente dal versante opposto del grande camino. 30 metri.

3° tiro: traversare in netta esposizione a destra della sosta, sfruttando alcune buone maniglie (III+) per poi riportarsi a sinistra alla base del bellissimo camino, piuttosto liscio (V sostenuto, due chiodi). Si esce sulla sinistra guardando il Sassolungo, proprio dove arriverebbe la via dei camini corretta con il "salto". 35 metri-

Il "camino" della variante al terzo tiro

4° tiro: Proseguire a destra della sosta, superare qualche facile saltino (III) e raggiungere la vetta della Prima Torre (2533 metri, sosta su un chiodo). Lunghezza tutta da proteggere. 20 metri.

Uscita

Diedro Kostner

Accesso: Dalla vetta della prima Torre si prosegue in direzione del ben visibile diedro che solca la parete sud della seconda Torre. Scendere un breve saltino di roccia e attaccare all'inizio della cengia esposta sul versante del Passo (grande clessidra).

Secondo tiro
1° tiro: salire i facili salti di roccia senza percorso obbligato (III) fino alla cengia alla base del diedro, sosta su clessidre. 35 metri

2° tiro: salire su placchetta (III, chiodo) e affrontare direttamente il bel diedro (IV-, due chiodi). Sosta su anello cementato a metà. 25 metri.

3° tiro: proseguire lungo il diedro con difficoltà minori ma senza protezioni (III), per poi abbandonarlo salendo la placca a destra (IV -). Riportarsi facilmente a sinistra fino alla sosta su anello cementato affacciata sul finale del diedro. Possibile raddrizzare il tiro affrontando direttamente l'ultima parte del diedro, con uscita strapiombante (V-).

4° tiro: Proseguire a sinistra della sosta, sul filo dello spigolo (III); facendo attenzione a blocchi instabili, cavalcare la facile e panoramica cresta fino all'ormai vicina vetta della Seconda Torre (2598), dove si sosta su spuncioni. 40 metri

In cresta, con il Sassolungo

Discesa: Si prosegue sul versante opposto alla via, incontrando un anello di calata (10 metri entro un diedro/camino, arrampicando III-). Si scende dunque sul versante di Canazei, spesso in disarrampicata, badando a non smuovere sassi. Lasciandosi a destra la cengia che conduce alla vetta della Prima Torre si continua la ripida discesa fino a un nuovo anello di calata (15 metri, aggirabile stando molto più a sinistra). Si torna dunque al punto di partenza della via dei Camini e dunque al Passo Sella.

Discesa delicata

giovedì 1 ottobre 2015

Traversata del Brenta 5: da Malga Tuena a Terres per Lago di Tovel e galleria

Data uscita: 14 Agosto 2015
Punto di partenza: Malga Tuena (1740)
Punto di arrivo: Terres (598)
Dislivello in discesa: 1140
Tempo totale di percorrenza: 5 ore
Grado di difficoltà: E
Punti d'appoggio: Bar e ristoranti al Lago di Tovel, Albergo Capriolo
Note segnaletica: Ottima Cai su tutto il percorso
Note: Attenzione agli orari della Galleria di Terres, non intraprenderla poco prima del tramonto per via delle chiusure automatiche... c'è un bottone interno che permette di aprire le porte, ma non si sa mai! Nel 2015 la galleria è aperta dal 1 maggio al 31 ottobre. L'autobus di linea da Terres a Mezzolombardo passa dopo le 17 e ci mette molto siccome fa tutto il giro delle frazioni.

Ultimo giorno di questo indimenticabile trekking! Da Malga Tuena ci incamminamo in discesa con il comodo sentiero 309, tutto nel bosco, e in 45 minuti siamo alle rive del Lago di Tovel (1178). Eccoci di nuovo nella civiltà, non più tra frotte di alpinisti e ferratisti, ma di classici turisti, mescolati con qualche anziano del luogo con storie interessanti da raccontare.

Colazione con galline a Malga Tuena

In origine avremmo dovuto prendere da qui il bus di linea per Cles, ma a quanto pare le gambe hanno ancora un po' di energia, e l'impeccabile rete sentieristica del Trentino non le delude. Dal parcheggio appena sotto il lago parte infatti il "Sentiero delle Glare", una valida alternativa alla strada asfaltata: di fatto si può percorrere a piedi senza quasi toccare asfalto tutta la parte bassa della val di Tovel.

Lago di Tovel

E' come un incantesimo che si scioglie, un cerchio che si chiude: quattro giorni fa, lungo la val d'Ambiez, eravamo penetrati da sud nel cuore del gruppo; oggi, dopo averne cavalcato tutta la spina dorsale, lo salutiamo scendendo dalla suo principale sbocco vallivo settentrionale. Le acque dove lunedì avevamo fatto il bagno, passando dai fiumi Sacra e Mincio finiranno nel Po; mente quelle che oggi vediamo sgorgare dalle sorgenti carsiche appena sopra l'Albergo Capriolo, andranno ad alimentare l'Adige confluendo prima nel Noce (laghi a parte, si intende!). Soltanto nell'Adriatico, dopo centinaia di km, si incontreranno di nuovo...

Cima Val Scura

Il sentiero è una piacevole passeggiata, quasi sempre nel bosco con l'eccezione delle sterminate distese di ghiaia sopra all'Albergo Capriolo (825); pranziamo qui, dopodiché il sentiero si sposta sul lato destro della valle, puntando alla Galleria di Terres. Questo budello di 2,6 km fu costruito nel 2003 per portare acqua al paese di Terres dalla val di Tovel, sostituendo un vecchio tracciolino che costeggiava il torrente lungo i suoi fianchi dirupati.

Galleria di Terres

Oggi sia il tracciolino sia la galleria sono sfruttabili come percorsi escursionistici, nel caso della galleria comodi soprattutto per i ciclisti. All'ingresso e all'uscita sono disponibili caschi di plastica, la frontale è consigliata, ma ci sono luci automatiche che si accendono ad ogni passaggio; panelli luminosi indicano ogni 100 metri le distanze percorse e da percorrere.


Di fatto è un percorso unico nel suo genere: si entra nel ventre della montagna, apprezzando i sedimenti di sali minerali, l'acqua che palpita nella roccia e ogni tanto ne fuoriesce con forza, le poderose armature di ferro che contrastano tutto questo impeto facendo sì che il tunnel non imploda. Nel nostro caso, dopo essere stati tanto tempo sopra la montagna, entrarci è come un immersione, un battesimo finale da cui si esca più puri. Ma all'uscita c'è il frutto del peccato a tentarci, in quantità esagerate!

Terres

Mele, mele e ancora mele dappertutto: sono bastati 30 minuti sottoterra per ritrovarsi in un paesaggio radicalmente diverso dalla val di Tovel, cioè la val di Non. Chiese, castelli, interi paesi sembrano giocare a nascondino in mezzo ai filari interminabili di meleti. Nessuno si immaginerebbe che appena oltre alle collinone boscose alle nostre spalle c'è tutto l'universo roccioso del Brenta.


In paese aspettiamo con calma l'arrivo dell'autobus, scambiando un po' di chiacchiere con una barista, dalla quale veniamo a sapere che l'orso ormai è una presenza non trascurabile e nemmeno gradita: un cucciolo si è spinto fino dentro il paese, con la madre che lo attendeva fuori... storielle in cui bisogna vedere quanto c'è di vero, ma una manciata di aggressioni nei boschi quest'anno ci sono effettivamente state.

Si torna in pianura!

Arrivata con un poco di ritardo la corriera (vuota), compiamo un vero e proprio tour della val di Non, passando un po' da tutte le frazioni sulla destra del fiume Noce; un tornante dopo l'altro raggiungiamo finalmente a Mezzolombardo, per tornare fino a Parma con un lungo rettilineo autostradale. Ma in fondo 250 km di asfalto si digeriscono meglio dopo averne fatti una quarantina sulle mie montagne preferite!

Precede: Traversata, giorno 4: dal Rifugio Graffer al Malga Tuena per il sentiero Costanzi

domenica 13 settembre 2015

Traversata Brenta 4: dal rifugio Graffer a Malga Tuena lungo il sentiero Costanzi

Data uscita: 13 Agosto 2015
Punto di partenza: Rifugio Graffer (2261)
Punto di arrivo: Malga Tuena (1740)
Punto più elevato: Cima Sassara (2892)
Dislivello in salita: 900 circa
Dislivello in discesa: 1450 circa
Tempo totale di percorrenza: 8 / 9 ore
Grado di difficoltà: EEA
Punti d'appoggio: Bivacco Fratelli Bonvecchio (2790), ingresso libero, 6 posti letto più tavolo
Note segnaletica: Buona. Segni rossi e CAI lungo il sentiero Costanzi,
Note: Ufficialmente il sentiero risulterebbe ancora chiuso per la presenza di attrezzature non a norma. Di fatto si percorre senza problemi, dando magari un'occhiata in più a ciò a cui ci si aggrappa


Come d'accordo dalla sera precedente, per la quarta tappa della traversata decidiamo di separarci. Andrea è un po' stanco, più a livello mentale che fisico: la lunga permanenza in ambienti esposti, specialmente sulle Bocchette Alte, ha avuto il suo peso; praticando un po' di alpinismo ci si abitua, e tutto fa meno impressione; ma con alle spalle giusto qualche ferrata è normale che il Brenta possa portare all'indigestione, specialmente con una tale scorpacciata.

Mattina al rifugio Graffer con Adamello

Così Andrea e Marco saliranno dal Graffer al Passo Grosté (2442) per raggiungere Malga Tuena lungo il sentiero delle Palete, con un breve tratto attrezzato nella salita alla omonima Bocchetta, ai piedi del Gran de Formenton. Io invece sono troppo ingordo e testardo per rinunciare al progetto originale, che prevede come gran finale il Sentiero Costanzi.

Battute finali del sentiero Costanzi

Questa incredibile (e interminabile) cavalcata di tutto il Brenta Settentrionale, attraversa scenari molto diversi da quelli delle Bocchette. Gli scorci perdono la spettacolarità tipica delle Dolomiti: meno pareti e più versanti erbosi, meno vedrette e più ghiaioni, meno cenge e più creste. Si può asserire che la via delle Bocchette è unica nel suo genere, mentre sentieri come il Costanzi sulle Alpi non mancano; tuttavia nel contesto della traversata del Brenta questa pennellata finale non poteva mancare, per dare un tono in più a tutto il quadro.

Gran de Formenton

Non parto proprio di buon ora dal Graffer, ma cerco di recuperare procedendo in fretta. La prima parte in effetti è un po' noiosa, almeno fino al balcone panoramico chiamato Orti della Regina. Qui comincia una facile cengia affacciata sulla val Vagliana, con Adamello e Presanella come sempre presenti, oggi un po' confusi dalla foschia.

Cima Grande

Segue un breve strappo ed eccomi su un prato, finalmente dinnanzi alla vera faccia di Cima Grande: un ghiaione sterminato, con gli immancabili due camosci in discesa libera, che il sentiero attraversa al centro per quasi un chilometro tutto di pietre! Prima della fine del prato incrocio il sentiero attrezzato Vidi proveniente dal passo del Grosté: io proseguo a sinistra sul ghiaione.


Nuovo balcone erboso panoramico, nuovo vallone ancora più solenne: la val Gelada, compresa fra il gruppo di Cima Vagliana, con un bizzarro foro nella roccia, e quello del Gran du Formenton; sul crinale alcuni pinnacoli tozzi caratterizzano la Bocchetta dei Tre Sassi (2613), alla quale si può giungere sia tagliando lungo il ghiaione a destra senza perdere quota (più ripido) sia scendendo al centro del vallone per poi risalire (sentiero segnato, più facile).

Guardando (attra)verso Cima Vagliana

Raggiunto il valico, mi affaccio per la prima volta sul versante Lago di Tovel, verso cui scende la val delle Giare percorsa dal sentiero 334. Il lago ancora non si vede, nascosto dalla mole del Corno di Flavona (2914). Io tengo la sinistra lungo il sentiero Costanzi, che ora mostra le prime difficoltà: roccette ripide non attrezzate seguite da un traverso con il cavo mi accompagnano in 30 minuti scarsi al Passo di val Gelada (2686).

Bocchetta dei Tre Sassi

Sono due qui le valli Gelade che si incontrano: quella di Vagliana e quella di Tuenno, dritta come un corridoio rivolto a nord-est; e proprio sullo sfondo, come incorniciata dalle due file di pareti, ecco la Malga Tuena, destinazione di stasera! Non sembra neanche lontana, ma la è; potrei scendere con il sentiero 380 e incrociare Marco e Andrea sul sentiero delle Palete, ma orologio gambe e testa dicono di proseguire.
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La val Gelada di Tuenno

La scelta deve essere ponderata, in quanto da qui al passo di Pra Castron non ci sono più scappatoie, per circa 4 ore si prosegue in cresta o poco più giù, esposti in prima linea a ogni cambiamento del tempo, piacevole o meno. Subito sopra il passo salgo con un ghiaione parecchio ignorante, dove conviene usare i bastoncini per aiutarsi e cercare i pochi, piccoli sassi ancorati al fondo (sfruttati anche per i segni in vernice!).

Vista verso la val di Sole

Proseguo con una crestina e una scala verticale che mi conduce sulla vera e propria cresta, sottile, un poco ghiaiosa, davvero mozzafiato. In questo contesto la presenza del cavo è piuttosto futile... si presume che un escursionista intenzionato a passare di qui abbia passo sicuro; dunque perché andare a riempire di ferro un passaggio così scenografico?

Cresta prima del Sasso Alto

Diverso il discorso per il tratto subito seguente, cioè il traverso sotto il Sasso Alto: qui, sotto una cengia leggermente inclinata, con la roccia strapiombante sopra la testa che spinge in fuori e in certi casi quasi a chinarsi, il passo sicuro non basta più... almeno non a due zampe! E infatti dietro il cavo nuovo di zecca ci sono numerosi chiodi ormai arrugginiti: allora il sentiero Costanzi poteva definirsi senza mezzi termini un sentiero alpinistico, non un sentiero attrezzato.

Il traverso sotto il Sasso Alto

Grazie al cavo la progressione è molto più semplice e veloce, sia lungo la cengia sia nello scabroso tratto di cresta successivo, che scende all'accidentata bocchetta fra Sasso Alto (2890) e Cima Sassara (2892). Quest'ultima, riconoscibile per la croce di ferro, si raggiunge facilmente seguendo il sentiero che risale una crestina a destra. La vetta offre un colpo d'occhio meraviglioso sul Lago di Tovel, le cime più alte del Brenta con i loro ghiacciaiotti in bilico, e in caso di giornate terse su buona parte delle Alpi Retiche e Venoste.

Cima Sassara

In cima curiosamente incontro gli unici escursionisti della giornata (oltre a un tedesco solitario e inquietante con piccozza); sono ragazzi giovani con accento locale. Il Costanzi prosegue su una nuova, estetica cresta, poi con breve discesa tocca il Bivacco Bonvecchio (2790): una struttura grande e confortevole, con l'interno tutto in legno e l'esterno in lamiera rossa. L'interno è ordinato, il libro degli ospiti pieno di firme delle scorse notti.

Interno del bivacco

Pranzo qui fuori: me la prendo abbastanza comoda perché ho tempo, penso di essere a metà strada e il meteo ha l'aria di rimanere stabile. In verità sono ancora nel pieno delle danze... Malga Tuena, laggiù a destra, non si è avvicinata, e la cresta sembra da qui proseguire in un'altra direzione, verso nord. Il sentiero infatti dopo una breve discesa torna a salire su ripidissimo terreno erboso (cavo) fino alla Cima Paradiso (2838).

Cima Sassara con il Bivacco Bonvecchio

Il sole è ormai coperto da nubi alte, di cui alcune piuttosto scure, si è alzato un vento fresco che mi mette addosso pressione e non mi fa godere il panorama... Da qui in poi è tutto un su e giù, molto faticoso, su prati pensili, canali, paretine lavorate. I cavi a volte sono sottili, altre rivestiti in plastica senza fittoni intermedi come un semplice canapone. Aiutano ad accelerare la progressione, e ce n'è bisogno, perché dietro ogni salita e cima ne compare un'altra più lontana e apparentemente difficile!

La lunga cresta su cui corre il sentiero Costanzi dopo il bivacco

A dire il vero il sentiero non sale proprio su tutte le cime: passato vicinissimo a quella Rocca (2830), e delle Livezze (2772), aggira sulla destra la cima del Vento (2755), affacciandosi sui canali erbosi che precipitano sulla valle di Tovel, vie di fuga che sembrano fattibili dall'alto ma nascondono insidiosi salti poco più giù.

Cima Benon

Il tempo è bigio, ma ormai non sembra più voler volgere al brutto. Sono piuttosto le gambe a non poterne quasi più: la salita erbosa verso Cima di Tuena e la successiva, difficile discesa attrezzata sono però gli ultimi ostacoli. Montagne più addomesticate si presentano ora in primo piano, e una targa indica l'inizio del Sentiero Costanzi (o meglio della sezione attrezzata), forse più godibile se affrontato nel verso opposto.


Mi aspetta ora una piacevole cresta erbosa, dove risbuca il sole a illuminare le forme perfette della Cima Benon, sotto la quale il filone roccioso si biforca geometricamente. Il sentiero si sposta a sinistra su una zona di sassi sottili e tondeggianti, molto rumorosi sotto lo scarpone. Salgo su una cima minore per ammirare da vicino l'ultimo baluardo di Brenta sopra i 2600: il Sasso Rosso, particolarissimo per la sua roccia appunto rossastra in totale contrasto il verde dei prati e molto diverso dalla dolomia vista finora.

Sasso Rosso

Non ci salirò per stavolta; al Passo di Pra Castron (2502) abbandono il Sentiero Costanzi che proseguirebbe ancora a lungo fino al rifugio Peller, e scendo a destra sul 310, diretto a Malga Tuena. La val Madris è verdeggiante e molto amata dalle marmotte; non certo abituate al passaggio di tanti escursionisti, si nascondono quasi subito, ma i loro fischi riecheggiano fra le pareti.

Vista dalla val Madris verso la catena del Fibbion


Poco sopra l'inizio degli alberi, avvisto Marco che sale a passi da gigante senza zaino... ha deciso di venirmi incontro dopo aver raggiunto con Andrea la malga già da un'oretta; gli suggerisco di proseguire ancora un po', lo accompagnerei anche in altre circostanze ma ora sono molto stanco! Arriverà fino al passo, tornando anche indietro con ampio anticipo per la cena!


Malga Tuena non è certo stato il migliore fra i luoghi in cui abbiamo pernottato. Si trova in una posizione incantevole, fuori dalle rotte classiche del Brenta; è un piacere poter assistere alla mungitura, fare colazione con attorno le galline, svaccarsi sull'amaca con vicino gli asini... certo non si presta agli amanti della pulizia - e non è il nostro caso - ma neanche a quelli che dopo un'escursione lunghissima hanno piacere a mangiare qualcosina in più: il nostro caso.


Ci aspettavamo infatti una cena degna di una malga, invece siamo andati a letto quasi con la fame, dopo un tagliere di salumi e formaggi e un piattino di gnocchi; il prezzo finale (45 euro a testa) in compenso non aveva nulla da invidiare alla mezza pensione di un qualsiasi rifugio. (Non) dulcis in fundo, la mattina dopo a un amico dei gestori è stata portata una fetta di torta mentre la sera prima per noi non ce n'era più. Massima stima per la scelta coraggiosa di questi giovani malgari, ma di questo passo temo non faranno tanta strada. Noi invece ne avevamo fatta tanta, avevamo fame e quindi loro si meritano un rimprovero sul blog.

Precede: Traversata, giorno 3: dal rifugio Alimonta al Graffer per le Bocchette Alte
Continua: Traversata, giorno 5: da Malga Tuena a Terres per il Lago di Tovel e la galleria

venerdì 11 settembre 2015

Traversata Brenta 3. Dal rifugio Alimonta al Graffer per la via delle Bocchette Alte

Data uscita: 12 Agosto 2015
Punto di partenza: Rifugio Alimonta (2580)
Punto di arrivo: Rifugio Graffer (2261)
Punto più elevato: Spalla di Cima Brenta (circa 3000)
Dislivello in salita: 600 circa
Dislivello in discesa: 900 circa
Tempo totale di percorrenza: 7,5 ore stando ai cartelli (più verosimilmente 8/9)
Grado di difficoltà: EEA
Punti d'appoggio: Rifugi Alimonta, Tuckett e Graffer
Note segnaletica: Ottima, bolli rossi lungo le Bocchette


Alba su Crozzon di Brenta e Cima Tosa

Terzo giorno: alle gambe ancora ingessate dalla tirata di ieri, tocca ripartire in salita verso la Bocchetta degli Armi; prima del valico sulla sinistra si stacca il sentiero per la via delle Bocchette Alte, che parte un po’ in sordina con tratti attrezzati misti a faticose rampe su sfasciumi. Raggiungiamo dopo circa un’ora un altopiano, che a prima vista sembra proseguire senza interruzioni verso il gruppo di Cima Brenta: in realtà in mezzo c’è una voragine stretta e profondissima, nella quale il nostro percorso si infila con una serie di scale.

Bocchetta Bassa di Massodì

Si tratta della Bocchetta bassa di Massodì, forse la più scabrosa del Brenta, incastonata fra due pareti; sui lati contrapposti sprofondano nevai molto ripidi, dai quali non può scendere alcun sentiero. La via delle Bocchette riparte con un breve passo atletico seguito da un vertiginoso traverso, che ci conduce a un bivio (di fatto consistente in una scala): giù scenderemmo al rifugio Brentei con l'impegnativa ferrata Oliva Detassis, già discesa due anni fa; su proseguiamo per le Bocchette Alte.
Cengia salendo verso lo Spallone

Le scale lasciano presto il posto a divertenti passaggi di arrampicata – quasi sempre attrezzati – tratti di sentiero e una bella cengia, con panorami entusiasmanti in ogni direzione. La salita termina sul cosiddetto Spallone di Massodì (3002), del quale si può facilmente raggiungere la vetta: un balcone bianco affacciato sul versante di Molveno. Di fronte a noi l’elegantissima cresta sud-est di Cima Brenta, della quale la via ferrata percorre il tratto iniziale.

Cima Brenta

Prima però bisogna superare una nuova profonda bocchetta, per raggiungere la quale scendiamo la famosa Scala degli Amici, la più lunga (e alta) di tutto il Brenta: 60 metri di gradini in ferro in piena esposizione, con la visuale aperta su tutti e due i versanti. Dopo la bocchetta inizia l’altrettanto esposto ma molto più godibile tratto di cresta, che ci porta fino all’angolo della Cima Brenta.

Scala degli Amici

Cosa potrà mai cominciare ora? L’ennesima cengia, tutta sul filo dei 3000 metri, con un salto di altezza incalcolabile verso est e panorami che si consumano. La prima parte è abbastanza larga, e si riesce ad incrociare altri escursionisti senza grossi rischi; i problemi si presentano in corrispondenza di un nuovo “ferro di cavallo”, in mezzo al quale c’è un nevaio piuttosto ripido che scarica spesso e volentieri, portandosi via i cavi di ferro: infatti ce ne sono almeno 6 uno affianco all’altro!

In cresta sotto Cima Brenta

Prima e dopo il canale, la cengia si restringe fino a scomparire; e la ferrata compie traversi sui quali si può per forza passare solo uno alla volta. Naturalmente c’è un gruppo nutrito di persone in arrivo, e ci tocca aspettare quasi mezzora perché tutti siano passati. Superato questo tratto raggiungiamo una zona di detriti, da cui parte la via normale per Cima Brenta: mangiamo qui, affettando sui sassi bianchi oppressi dal sole la nostra caciotta di capra ancora intonsa, che farà gola a diversi passanti!


Ripartiamo in discesa, stavolta senza ferrata, fino a una nuova brevissima cengia attrezzata: è l’ultimo angolo da superare prima di affacciarci sull’alta Vallesinella, con la sua vedretta e il rifugio Tuckett ancora basso e lontano. Una breve cresta panoramica, con le rocce sempre a picco verso Molveno, e poi ricomincia implacabile la discesa, stavolta con meno scale e più tratti di disarrampicata, a volte piuttosto difficili percorsi in discesa e quasi stanchi.

Ultime scale prima della Bocchetta del Tuckett

Ci sembra di essere scesi tantissimo, ma in realtà la Bocchetta del Tuckett è ben 2647 metri! Da qui i cartelli danno il Passo Grostè a 3 ore via Sentiero Benini: sono le 16 passate e sappiamo che i nostri tempi sono più dilatati, così decidiamo di scendere al rifugio Tuckett (2272) per poi raggiungere il Graffer via sentiero basso.

Cima Brenta da nord

La discesa sulla vedretta di Tuckett, ormai in agonia, è veloce e comoda: sulla nostra sinistra incombe il nevaio pensile di cima Brenta, interrotto dalla parete con cascate spettacolari… la luce del pomeriggio rende tutto più poetico e simile a un paradiso. Ci riposiamo un po’ al rifugio, circa 45 minuti dalla Bocchetta, poi ci rimettiamo in marcia sul comodo sentiero 316, diretti al rifugio Graffer.

Sentiero 316, panorama verso le cime Grostè e Falkner
Sentivamo il bisogno di un po’ di erba sotto i piedi dopo tanta dolomia, ferro e neve: il sentiero è un traverso piacevole e panoramico ai piedi delle pareti, colpito in pieno dal sole radente delle 18. Nulla però ci risparmia una salita un po’ accusata su una pietraia ciclopica, che ci porta ad affacciarci su una nuova vallata: quella del Grostè, dominata dal gruppo di Cima Grande (2936), maggiore elevazione del Brenta settentrionale.

Ormai in arrivo

Il grande rifugio Graffer (2261) ci aspetta là in mezzo, sfiorato dagli impianti di risalita di Madonna di Campiglio. Un rifugio un po’ più addomesticato rispetto a quelli precedenti, dove mangeremo molto bene e in abbondanza. Strano a dirsi, siccome era l’unico rifugio CAI! Questa volta andiamo a letto senza guardare la stellata, abbattuti dalla fatica e dalla cena. A fondo valle le luci di Madonna di Campiglio sembrano comunicarci una vicinanza con la civiltà, ma presto ne fuggiremo di nuovo!

Precede:
Traversata, giorno 2: dal rifugio Cacciatore all'Alimonta per Sentiero Brentari e Bocchette Centrali

Continua:
Traversata, giorno 4: dal rifugio Graffer a Malga Tuena per il Sentiero Costanzi