martedì 20 ottobre 2015

Traversata dei Torrioni Magnaghi per Spigolo Dorn e Via Lecco, più vetta Grignetta

A chi giunge per la prima volta ai Piani Resinelli, balzano subito all'occhio: come cactus di pietra, i Torrioni Magnaghi spiccano dai ripidi prati sul versante est della Grignetta. Sono più lontani di quanto sembri, ma non abbastanza per venire schivati da un turismo arrampicatorio di massa. Del resto la roccia è meravigliosa, l'attrezzatura recente, e molte vie adatte ai principianti come noi.


Terzo tiro Spigolo Dorn

Rimango comunque dell'idea che prima di buttarsi su una via alpinistica, per quanto facile sia, bisogna essere come minimo in grado di attrezzare una sosta, usare una piastrina, sbrogliare le mezze corde... e da quanto abbiamo potuto notare durante questa limpidissima domenica di fine estate, nella cordata davanti e in quella dietro di noi c'era chi non sapeva farlo!


In attesa in sosta sullo Spigolo Dorn

Scesi dalla Grignetta al tramonto e rientrati ormai con il buio ai Piani Resinelli, abbiamo incontrato una coppia preoccupata per due amici rimasti in coda per ore e ore sulla Cresta Segantini... guardando verso la montagna, abbiamo visto le luci delle frontali occhieggiare ancora molto in alto: e magari non erano neppure le loro!

Tramonto scendendo dalla Cresta Cermenati

Forse in certe giornate questi torrioni rischiano di diventare il parco giochi di Milano, e le numerose piazzole di atterraggio lo dimostrano; tuttavia, dopo lo scorso weekend sul Catinaccio (con lo stesso trafficato se non peggiore), devo dire che la Grignetta non fa certo una grama figura in termini di bellezza dei paesaggi e delle vie. Le differenze senz'altro sono compensate dalle quasi due ore di viaggio in meno per noi parmensi!


Il Disgrazia dalla cima della Grignetta

Data uscita: 6 settembre 2015

Punto di partenza: Piani Resinelli (1275)

Durata: 7 / 9 ore (1,45 avvicinamento, 3 - 5 ore la traversata, 0,45 la salita alla Grignetta, 1,30 la discesa). Molto dipende dal traffico sulle vie.

Dislivello in salita: 1000 circa

Grado di difficoltà: AD+

Chiodatura: Fittoni resinati, soste con catena. Protezioni sempre presenti nei passaggi più difficili, consigliati comunque cordini friend e nut per integrare.

Punti d'appoggio: Bar, rifugi e forno ai Piani Resinelli

Esposizione della via: sud sud/est

Prima salita: Spigolo Dorn: Giuseppe Dorn e Friedrich Reichert, 1901;  Via Lecco: Vittorio Panzeri, Andrea Cattaneo, Mario Galbusera, 1934.

Periodo consigliato: Primavera, estate e autunno. Evitare giornate troppo calde e le domeniche più a rischio affollamento

Avvicinamento: La soluzione più breve è parcheggiare presso il rifugio Porta (sbarra con divieto d'accesso, ma sembra non ci siano problemi... non prendetevela con me nel caso). Da qui si sale per la Cresta Cermenati (sentiero 7) verso la Grignetta, fino al bivio a destra con il sentiero che traversa fino alla base del primo torrione. Mantenendosi sulla destra della parete, si raggiunge una piazzola d'atterraggio con piccolo gabbiotto in legno per le barelle; su tracce di sentiero con facili passi d'arrampicata, si guadagna una selletta proprio sotto lo spigolo del torrione. Qui con attenzione si scende nel canale da cui partono le vie.

Salita lungo il sentiero 2

Un'alternativa - valida se non si trova parcheggio al Porta - consiste nel seguire dai Piani Resinelli la strada asfaltata, superando il rifugio Cavallotti fino a incontrare il sentiero 2 (indicazioni per i Torrioni Magnaghi). Si sale oltrepassando il Canalone Porta e la Bocchetta dei Prati, dunque si raggiunge dal lato opposto la piazzola d'atterraggio.

Spigolo Dorn al Torrione Magnaghi Meridionale
Dal canale alla base del Torrione, partono quattro vie molto vicine fra loro: la prima verso monte è la variante Antidorn (passaggi di V); seguono lo spigolo Dorn e la via Albertini (IV+), il cui primo tiro è in comune con la normale al Sigaro Dones (V). Quest'ultimo è una guglia sé stante ben riconoscibile per una grande croce rossa in vetta.

La forcelletta sopra il canale da cui partono le vie
(conviene non passarci, ma stare più a destra, vicino alla parete)

1° tiro: si supera una rampa verso sinistra, per poi raggiungere facilmente un comodo terrazzino dove si sosta. 15 metri, III.

2° tiro: rimontiamo il bello spigolo a destra della sosta (IV), seguito da un diedro con fessura (chiodo, spazio per i friend); breve traverso a destra, poi la via riprende a salire in verticale con uno strapiombino (IV, chiodo). 35 metri.

Inizio del secondo tiro

3° tiro: si seguono senza percorso obbligato facili placche ben appigliate, potendosi assicurare con le numerose clessidre. Presente un unico chiodo sul tiro. Verso la fine della lunghezza, piegare leggermente a sinistra, verso il terrazzo della sosta, posto proprio sullo spigolo con bello scorcio sulla vicina vetta del sigaro Dones. 30 metri

Terzo tiro

4° tiro: affrontiamo direttamente lo spigolo, per poi spostarci più verso sinistra, con un delicato traverso (IV) seguito da uno strapiombino (IV+). Tiro abbastanza esposto e sostenuto, ma protetto con numerosi resinati e chiodi rispetto al resto della via. 35 metri.


Sorvolando il Sigaro Dones

5° tiro: per una rampa inclinata e facili roccette si guadagna la cresta principale. 20 metri, III.

6° e 7° tiro si possono incorporare, o fare in conserva o, se ce la si sente, slegati. Il passaggio più esposto è la discesa subito dopo la sosta, cui segue un saltino (III-) e una facile cavalcata in cresta fino alla sosta (50 metri). Qui scavalcato uno spuncione si cammina facilmente fino alla vetta del Torrione Meridionale (grosso masso con scritto Lemonsoda).

La vetta del Torrione Meridionale con i laghi di Garlate e Annone

Torrione Magnaghi Centrale
Dalla sosta, si scende per pochi metri verso destra (est), fino a raggiungere una sosta posta nei pressi della forcella Dorn, che separa il torrione Meridionale dal Centrale. Da qui comincia il cosiddetto "traversino": superata in spaccata la forcella sale verticalmente (2 chiodi, IV+) fino a una rampa e una cengia che facilmente ci conducono alla sosta, appena sotto la vetta del Centrale. 40 metri.

Traverso attrezzato verso la Forcella GLASG

Proseguiamo dunque sul filo di cresta, fino a una freccia rossa che ci indica di scendere a sinistra, lungo un canale da percorrere in disarrampicata (II). Procedendo in cordata, si può sostare alla sua base, dove inizia un traverso attrezzato con cavo che ci porta fino alla Forcella GLASG.

Via Lecco al Torrione Magnaghi Settentrionale
La via attacca direttamente dalla Forcella; più a destra sale la via normale (IV).

1° tiro: affrontiamo una variante diretta alla via classica, che salirebbe molto più a sinistra con due tiri. Noi seguiamo una linea di tre fittoni che sale quasi verticalmente, piegando solo alla fine verso sinistra. La prima parte è tutta una placca ben appigliata, più atletico l'ultimo passaggio in strapiombino sotto la sosta (IV+). 40 metri

Primo tiro via Lecco

2° tiro: si sale a sinistra rispetto alla sosta, per una placca poco appigliata (IV+, quasi subito c'è un resinato che dalla sosta però non si intravvede). Si prosegue piegando leggermente a destra, sempre in esposizione e su IV sostenuto (un altro fittone, spazio per un nut) fino alla sosta. 25 metri.

I torrioni Centrale e Meridionale dalla via Lecco

3° tiro: Dopo un primo muretto (III, chiodo) si prosegue facilmente in cresta. Sosta dopo 30 metri circa. Noi proseguiamo avvicinandosi più possibile alla croce di vetta e facendo sosta su uno spuntone.
In vetta al Magnaghi Settentrionale

Discesa: Dalla cima occorre proseguire in ogni modo verso nord, fino a un bivio: qui la discesa più breve è la cresta Sinigaglia, cui si giunge scendendo a destra con un breve tratto attrezzato. Avendo tempo a disposizione - noi ne avevamo poco ma la giornata era troppo bella per scappare! - si può salire in mezzora circa in cima alla Grignetta (tratti con catene), per poi scendere con la facile cresta Cermenati fino ai Piani Resinelli in un'ora e mezzo.

Ultime luci sui boschi dei Piani Resinelli


mercoledì 14 ottobre 2015

Val Noveglia, un labirinto di verde

Non penso sia un'esagerazione annoverare la val Noveglia fra le più belle nell'Appennino. Nonostante la bassa quota, ci si sorprende di fronte alla varietà di paesaggi, alla fusione profonda fra l'ambiente e le costruzioni dell'uomo. Vagando per i sentieri, ci si imbatte in autentici paesi fantasma, dove la natura si è ripresa ciò che i nostri avi hanno abbandonato, per emigrare.


Specialmente in estate, è facile nei dintorni di Bardi imbattersi in auto di lusso con targhe inglesi, francesi, belga; anche chi ha fatto fortuna non si è dimenticato delle sue radici, ancora piantate a fondo in questi boschi pieni di ricordi e misteri.

Per le erbacce anche il pandino è lussuoso

I massi antichissimi della Città d'Umbria, che qualcuno fa risalire al popolo pre-romano dei Liguri; le leggende attorno al castello di Bardi, appollaiato come un'aquila sulla sua rupe di diaspro che guarda tutta la valle del Ceno; le chiese dai campanili altissimi, arricchite da affreschi che mai ti aspetteresti di trovare qui, nascoste fra i castagneti.

Il Monastero

Sui sentieri un tempo percorsi in punta di piedi dai partigiani, ora si trovano ben piantate le impronte dei lupi; nei paesi hanno paura che si mangino i bambini per davvero, altro che i comunisti! Rispetto al temuto predatore risulta più facile incontrare, nelle praterie alte del Barigazzo, il sontuoso cavallo bardigiano.

Sontuoso caprone novegliano

Giù, ben nascoste sul fondo della valle, diverse cascate zampillano dai salti di arenaria stratificata, caratteristici della zona. I più avventurosi (e privi di vertigini) possono percorrere la cresta del Barigazzo, che si sporge dai faggeti come il dorso di un drago di pietra.

La cresta e la chiesetta del Barigazzo

E' l'autunno la stagione migliore per smarrirsi in val Noveglia e dintorni, e non parlo in senso metaforico! La conformazione del paesaggio, talvolta scavato da sorte di doline e vallette cieche; il gran numero di sentieri vecchi e nuovi raramente segnati; la vastità delle superfici boscose: tutto contribuisce a rendere questi luoghi più che mai adatti per perdersi.

Antico tratturo nei pressi di Lavachielli

Voci recenti narrano al proposito di istruttori Cai che ancora stanno vagando con il loro gruppo, brancati dai lupi, in cerca della via d'uscita da questo labirinto di verde!

Il lupo!

venerdì 9 ottobre 2015

Un po' di Parma sul Catinaccio: Via del Gracchio alla Torre Edwards

Il Giardino di Rose, le Torri del Vajolet, i Dirupi di Larsec, la Roda di Vael... nomi romantici, evocativi, in mezzo ai quali stona un po' quello di Torre Edwards. Qualcuno preferì in passato chiamarla Torre Edoarda, un'italianizzazione sicuramente più ascoltabile rispetto a quella di Catinaccio (se qualcuno ancora non avesse capito di cosa sto parlando).

Via del Gracchio, traverso del quarto tiro con Marmolada sullo sfondo

Eppure su questa torre dal nome così poco fantasioso, sale una via alpinistica davvero affascinante, che porta la firma di un nostro compatriota: Antonio Bernard, parmigiano di origini fassane non parmigianizzato Bernardi. Federico e Alberto con il Bernard hanno più volte arrampicato - accompagnandolo anche su per una loro via al Braiola - e oggi sono quasi emozionati di seguire le sue orme, qui nel "suo" Rosengarten.

Primo tiro

Dopo esserci alleggeriti l'avvicinamento con la comodissima seggiovia Paolina, percorriamo il comodo sentiero per il rifugio Roda di Vael. La giornata è magnifica, tersa, e i turisti della domenica si affollano a fare foto attorno al monumento a Theodor Christomannos: la grande aquila di bronzo sorveglia tutte le montagne tanto amate da questo pioniere, che a fine Ottocento si impegnò per renderle più accessibili a tutti... oggi può osservarne in primo piano risultati buoni e cattivi.

Sesto tiro

Al rifugio ci fermiamo per un caffè, e un nano secondo prima di noi partono due cordate. Sembra che facciano il nostro stesso sentiero, ma con tutte le vie che ci sono in questo anfiteatro siamo speranzosi non si dirigano proprio a quella scelta da noi... e invece scambiando due chiacchiere veniamo a sapere che è proprio così!

In coda all'attacco

All'attacco del resto c'è già la fila. Una cordata da tre sta partendo, una è già a metà via; ci tocca attendere quasi un'ora che siano sfilate anche le altre due. La prima si defilerà in fretta, mentre la seconda, quella subito davanti a noi, troverà non poche difficoltà a indovinare il percorso della via, con conseguente nostra attesa in parete subito al caldo, poi - col girare del sole - al freddo.

Terzo tiro


Alberto e Federico, più esperti, si alternano al comando della cordata, mentre faccio un po' di foto e mi godo l'arrampicata da secondo in tutta tranquillità. La via è tutta un susseguirsi di placche e diedri uno più bello dell'altro, pochi chiodi, tante clessidre con cordini sicuramente messi dal Bernard. Dire che non c'è un singolo sasso smosso fino all'ultimo tiro non è un'esagerazione!


Quinto tiro dal basso...
Le soste sono su comodi terrazzini, attrezzate quasi tutte con due spit. Non si ha mai la sensazione di essere in piena parete, i passaggi esposti e tecnici non mancano ma sono tutto sommato isolati entro una salita tutta da godere: o forse è stata solo una mia impressione di secondo? Il diedro del terzo tiro, la lunga lama del quinto, richiedono un'arrampicata tecnica, sono quinti gradi onesti, ma ben proteggibili e su roccia a dir poco fantastica.

...e dall'alto

Il discorso cambia per l'ottavo e ultimo tiro. Qui la roccia cambia, e con essa la difficoltà e il senso di esposizione. Se ne occupa Federico, un po' fiaccato da una lunga settimana di lavoro in val di Fassa percorrendo ferrate su ferrate. Seguendo passo passo il secondo della cordata prima di noi, riesce a superare in scioltezza i passaggi più delicati, compreso quello chiave della via: uno strapiombetto con prese non troppo generose, e due spit con cordino messi lì a indurre in tentazione...

Parete dell'ultimo tiro

Del resto il passaggio è di VI, un po' sopra le righe su una via considerabile fino a quel punto come un quarto grado con passaggi di V. Azzerare non sarebbe certo un'offesa verso Bernard, ma riusciamo tutti e tre a passare in libera. All'uscita sul piccolo terrazzo poco sotto la cima il sole torna a sbatterci in faccia, attorno a noi l'abisso ci separa dalla Torre Finestra e dalla Roda di Vael. 

Passaggi atletici

La coppia che ci ha fatto tanto aspettare si sdebita lasciandoci usare le proprie corde per la calata, che segue fedelmente il tiro appena salito e come sempre, ogni volta che si scende, lo fa sembrare molto più pauroso. Una lunga cengia esposta sotto la parete della torre Finestra ci porta al sentiero per la Roda e la cresta di Masarè, che con alcuni tratti attrezzati ci riaccompagna al rifugio.

Non ama le doppie ma stavolta è costretto

Di nuovo col sole in faccia, stravaccati in discesa sui sedili imbottiti della seggiovia Paolina, vediamo scintillare lontani i ghiacci dell'Adamello e dell'Ortles, forse meno contenti rispetto a noi di questa estate calda e soleggiata conclusa per me davvero degnamente. Un ringraziamento pubblico ai miei compagni di cordata per essere saliti con me su una via che da primo dubito sarei riuscito a superare! Il maestro Bernard deve di sicuro è orgoglioso di voi.


sabato 3 ottobre 2015

Via dei Camini (con variante) e diedro Kostner, prima e seconda Torre del Sella

Sulle Dolomiti avevo sciato, camminato, percorso vie ferrate, ma ancora mai arrampicato. L'ora finalmente è giunta, e ho la fortuna di salire con un esperto di rocce cime e manovre come Alberto. Abbiamo a disposizione il pomeriggio, e puntiamo dritto al cuore dei monti Pallidi, la muraglia del Sella. Dall'omonimo passo si raggiungono in breve le famose torri, salite da vie mediamente semplici e molto frequentate per la comodità di accesso.

Più che un camino, due pareti contrapposte!

La roccia è buona, forse un po' troppo levigata dalle tante ripetizioni; si arrampica osservati da buona parte delle Dolomiti, sorvolando i prati di Passo Sella dai quali spicca come un colosso il vicino Sassolungo. La goduria per gli occhi purtroppo è controbilanciata dai rumori fastidiosi della strada sottostante, e dalla musica alta proveniente dai vicini rifugi al passo.

Lo chiamavano il Ragno di Urzano

Data uscita: 29 Agosto 2015

Punto di partenza: Passo Sella (2240)

Durata: 3,5 / 4 ore: mezzora avvicinamento, 1 ora e mezzo Via dei camini, 1 ora Diedro Kostner, 50 minuti il rientro

Dislivello in salita: 340

Grado di difficoltà: D, passaggio di V nella variante alla Via dei Camini

Chiodatura: in entrambe le vie, chiodi e resinati; soste attrezzate a fittoni. Protezioni piuttosto lunghe specialmente nei tratti facili, consigliati friend per integrare. I passi difficili comunque sono ben protetti

Punti d'appoggio: Alla partenza al passo Sella, rifugi e bar

Esposizione della via: Sud/est la via dei camini, sud il diedro Kostner

Prima salita: Maria Gabloner e Franz Kostner, agosto 1905 

Periodo consigliato: estate 

Accesso: Parcheggiare in prossimità del cartello Passo Sella (possibile affollamento), e imboccare la traccia ben visibile che si tiene appena alla destra del crinale erboso in direzione delle pareti. Queste si costeggiano sempre dal versante di Canazei, superando un breve tratto attrezzato con cavo di acciaio nuovo. Oltrepassato lo spigolo, si intuisce il percorso della prima via lungo il sistema di diedri e camini alle nostre spalle. Si segue una traccia che sale ripida a sinistra, verso le pareti, e superati in libera alcuni brevi salti (II/III grado) si raggiunge un comodo terrazzino ai piedi del primo camino.

Il sentiero verso le Torri del Sella

Via dei Camini con variante sul terzo tiro

1° tiro: affrontare il camino unto e umido (IV, chiodi), poi proseguire per placche più semplici fino alla sosta su chiodo. 35 metri.

Il versante su cui sale la via


2° tiro: si prosegue su placche un po' erbose verso destra, seguendo il percorso più logico. Presenti un paio di chiodi. In prossimità di una cengetta la via proseguirebbe a sinistra, mentre io per errore vado a sostare alla base di una profonda fessura con masso incastrato, dalla quale si vede il Sassolungo. Proseguiamo così per un'altra via più difficile, probabilmente la via dei Pilastrini, proveniente dal versante opposto del grande camino. 30 metri.

3° tiro: traversare in netta esposizione a destra della sosta, sfruttando alcune buone maniglie (III+) per poi riportarsi a sinistra alla base del bellissimo camino, piuttosto liscio (V sostenuto, due chiodi). Si esce sulla sinistra guardando il Sassolungo, proprio dove arriverebbe la via dei camini corretta con il "salto". 35 metri-

Il "camino" della variante al terzo tiro

4° tiro: Proseguire a destra della sosta, superare qualche facile saltino (III) e raggiungere la vetta della Prima Torre (2533 metri, sosta su un chiodo). Lunghezza tutta da proteggere. 20 metri.

Uscita

Diedro Kostner

Accesso: Dalla vetta della prima Torre si prosegue in direzione del ben visibile diedro che solca la parete sud della seconda Torre. Scendere un breve saltino di roccia e attaccare all'inizio della cengia esposta sul versante del Passo (grande clessidra).

Secondo tiro
1° tiro: salire i facili salti di roccia senza percorso obbligato (III) fino alla cengia alla base del diedro, sosta su clessidre. 35 metri

2° tiro: salire su placchetta (III, chiodo) e affrontare direttamente il bel diedro (IV-, due chiodi). Sosta su anello cementato a metà. 25 metri.

3° tiro: proseguire lungo il diedro con difficoltà minori ma senza protezioni (III), per poi abbandonarlo salendo la placca a destra (IV -). Riportarsi facilmente a sinistra fino alla sosta su anello cementato affacciata sul finale del diedro. Possibile raddrizzare il tiro affrontando direttamente l'ultima parte del diedro, con uscita strapiombante (V-).

4° tiro: Proseguire a sinistra della sosta, sul filo dello spigolo (III); facendo attenzione a blocchi instabili, cavalcare la facile e panoramica cresta fino all'ormai vicina vetta della Seconda Torre (2598), dove si sosta su spuncioni. 40 metri

In cresta, con il Sassolungo

Discesa: Si prosegue sul versante opposto alla via, incontrando un anello di calata (10 metri entro un diedro/camino, arrampicando III-). Si scende dunque sul versante di Canazei, spesso in disarrampicata, badando a non smuovere sassi. Lasciandosi a destra la cengia che conduce alla vetta della Prima Torre si continua la ripida discesa fino a un nuovo anello di calata (15 metri, aggirabile stando molto più a sinistra). Si torna dunque al punto di partenza della via dei Camini e dunque al Passo Sella.

Discesa delicata

giovedì 1 ottobre 2015

Traversata del Brenta 5: da Malga Tuena a Terres per Lago di Tovel e galleria

Data uscita: 14 Agosto 2015
Punto di partenza: Malga Tuena (1740)
Punto di arrivo: Terres (598)
Dislivello in discesa: 1140
Tempo totale di percorrenza: 5 ore
Grado di difficoltà: E
Punti d'appoggio: Bar e ristoranti al Lago di Tovel, Albergo Capriolo
Note segnaletica: Ottima Cai su tutto il percorso
Note: Attenzione agli orari della Galleria di Terres, non intraprenderla poco prima del tramonto per via delle chiusure automatiche... c'è un bottone interno che permette di aprire le porte, ma non si sa mai! Nel 2015 la galleria è aperta dal 1 maggio al 31 ottobre. L'autobus di linea da Terres a Mezzolombardo passa dopo le 17 e ci mette molto siccome fa tutto il giro delle frazioni.

Ultimo giorno di questo indimenticabile trekking! Da Malga Tuena ci incamminamo in discesa con il comodo sentiero 309, tutto nel bosco, e in 45 minuti siamo alle rive del Lago di Tovel (1178). Eccoci di nuovo nella civiltà, non più tra frotte di alpinisti e ferratisti, ma di classici turisti, mescolati con qualche anziano del luogo con storie interessanti da raccontare.

Colazione con galline a Malga Tuena

In origine avremmo dovuto prendere da qui il bus di linea per Cles, ma a quanto pare le gambe hanno ancora un po' di energia, e l'impeccabile rete sentieristica del Trentino non le delude. Dal parcheggio appena sotto il lago parte infatti il "Sentiero delle Glare", una valida alternativa alla strada asfaltata: di fatto si può percorrere a piedi senza quasi toccare asfalto tutta la parte bassa della val di Tovel.

Lago di Tovel

E' come un incantesimo che si scioglie, un cerchio che si chiude: quattro giorni fa, lungo la val d'Ambiez, eravamo penetrati da sud nel cuore del gruppo; oggi, dopo averne cavalcato tutta la spina dorsale, lo salutiamo scendendo dalla suo principale sbocco vallivo settentrionale. Le acque dove lunedì avevamo fatto il bagno, passando dai fiumi Sacra e Mincio finiranno nel Po; mente quelle che oggi vediamo sgorgare dalle sorgenti carsiche appena sopra l'Albergo Capriolo, andranno ad alimentare l'Adige confluendo prima nel Noce (laghi a parte, si intende!). Soltanto nell'Adriatico, dopo centinaia di km, si incontreranno di nuovo...

Cima Val Scura

Il sentiero è una piacevole passeggiata, quasi sempre nel bosco con l'eccezione delle sterminate distese di ghiaia sopra all'Albergo Capriolo (825); pranziamo qui, dopodiché il sentiero si sposta sul lato destro della valle, puntando alla Galleria di Terres. Questo budello di 2,6 km fu costruito nel 2003 per portare acqua al paese di Terres dalla val di Tovel, sostituendo un vecchio tracciolino che costeggiava il torrente lungo i suoi fianchi dirupati.

Galleria di Terres

Oggi sia il tracciolino sia la galleria sono sfruttabili come percorsi escursionistici, nel caso della galleria comodi soprattutto per i ciclisti. All'ingresso e all'uscita sono disponibili caschi di plastica, la frontale è consigliata, ma ci sono luci automatiche che si accendono ad ogni passaggio; panelli luminosi indicano ogni 100 metri le distanze percorse e da percorrere.


Di fatto è un percorso unico nel suo genere: si entra nel ventre della montagna, apprezzando i sedimenti di sali minerali, l'acqua che palpita nella roccia e ogni tanto ne fuoriesce con forza, le poderose armature di ferro che contrastano tutto questo impeto facendo sì che il tunnel non imploda. Nel nostro caso, dopo essere stati tanto tempo sopra la montagna, entrarci è come un immersione, un battesimo finale da cui si esca più puri. Ma all'uscita c'è il frutto del peccato a tentarci, in quantità esagerate!

Terres

Mele, mele e ancora mele dappertutto: sono bastati 30 minuti sottoterra per ritrovarsi in un paesaggio radicalmente diverso dalla val di Tovel, cioè la val di Non. Chiese, castelli, interi paesi sembrano giocare a nascondino in mezzo ai filari interminabili di meleti. Nessuno si immaginerebbe che appena oltre alle collinone boscose alle nostre spalle c'è tutto l'universo roccioso del Brenta.


In paese aspettiamo con calma l'arrivo dell'autobus, scambiando un po' di chiacchiere con una barista, dalla quale veniamo a sapere che l'orso ormai è una presenza non trascurabile e nemmeno gradita: un cucciolo si è spinto fino dentro il paese, con la madre che lo attendeva fuori... storielle in cui bisogna vedere quanto c'è di vero, ma una manciata di aggressioni nei boschi quest'anno ci sono effettivamente state.

Si torna in pianura!

Arrivata con un poco di ritardo la corriera (vuota), compiamo un vero e proprio tour della val di Non, passando un po' da tutte le frazioni sulla destra del fiume Noce; un tornante dopo l'altro raggiungiamo finalmente a Mezzolombardo, per tornare fino a Parma con un lungo rettilineo autostradale. Ma in fondo 250 km di asfalto si digeriscono meglio dopo averne fatti una quarantina sulle mie montagne preferite!

Precede: Traversata, giorno 4: dal Rifugio Graffer al Malga Tuena per il sentiero Costanzi