Dedicata a Che Guevara, ferrata ignorante fin dall'avvicinamento: parcheggi di fianco a una cava, ne costeggi le recinzioni, cominci a salire per i ripidi boschi sotto la parete sud del monte Casale, 1300 metri di roccia... Se alla sua base ci fosse Grindelwald al posto di ruderi fatiscenti, questa montagna avrebbe la fama che si merita! Ma forse è meglio così, non si sa mai che ci costruiscano uno scivolo giallo per scendere...
La ferrata vera e propria comincia subito bella pepata, con un diedro vista cave: ti prende la tentazione di arrampicare usando solo la roccia, ma è meglio afferrare il cavo senza farsi grossi problemi di performance, c'è ancora tanta strada davanti! La prima parte della ferrata alterna tratti di sentiero in traverso - poco esposti e in genere non attrezzati - a brevi passaggi su roccia, generalmente attrezzati.

Necessario sottolineare il
generalmente: lo spirito anarchico di questa ferrata giustifica in parte la sporadica mancanza del cavo: certo, i tratti più delicati ed esposti sono attrezzati, ma capita di farsi qualche gradino di ferro o passaggio su roccia sfasciumata a mani libere, oppure con il cavo lasco per fittoni saltati via, magari legato con la canapa ad un alberello, o infine letteralmente portato via da una frana.
La cosa non preoccuperà di certo i tanti campioncini che affrontano le ferrate senza assicurarsi, o facendolo con metodi rudimentali, e ogni tanto si spiattellano a valle; ma dovrebbe fare scattare un campanellino di allarme a chi pensa di percorrerle in totale sicurezza con casco, imbrago e set: qui siamo in mezzo a una grande parete, le difficoltà tecniche sono ridotte (come sottolineano le relazioni), ma l'impegno globale dell'escursione si può considerare alpinistico.

Non siamo insomma su una ferrata sportiva, da fumarsi in poche come allenamento, e nemmeno su una ferrata adatta ai principianti: siamo sulla Che Guevara. Un pericolo da non sottovalutare è la caduta di sassi: 1000 metri di parete sopra il tuo cervello bastano a far guadagnare a un sassolino la velocità e la potenza distruttiva di un proiettile: se ne stava per accorgere Luca, che ne ha visto (o meglio intuito) uno passare molto vicino. Evita dunque di salire nei periodi di maggiore affollamento.

Anche l'estate e le giornate calde in genere sono sconsigliatissime per una ferrata simile: 4 ore abbondanti di salita esposti a sud, in pieno sole, con pochissimi alberelli a fare da riparo, farebbero evaporare la mente pure a un idrocefalo: portati dunque tanta acqua, non come Luca e Carlo che pensavano di liquidare quasi senza liquidi un percorso simile.

Ma torniamo ad appoggiare gli scarponi (non le scarpette da arrampicata, eh?) sulla Che Guevara: dopo un tratto abbastanza lungo di sentiero, si attraversa un boschetto, seguito da alcune facili roccette. Ormai davanti c'è solo un muro di roccia, e qui (quota 650) inizia la seconda parte della ferrata, la più interessante e continuativa. Il fatto che le foto postate siano quasi tutte verticali dovrebbe far riflettere!
Si parte con un divertente zig zag di traversi in aderenza su placche appoggiate, grandi superfici di roccia calcarea che lasciano ben sperare per il seguito; peccato che presto ricomincino i passaggi su roccia meno solida, dove occorre prestare molta attenzione nello scegliere gli appigli giusti senza non far cadere sassi su chi ti segue.