Girovagando fra le dolci e boscose colline reggiane, può capitare di trovarsi all'improvviso di fronte a un colossale quanto inaspettato bastione di roccia: è la Pietra di Bismantova, dove il paesaggio si fa geometria.
Resti di insediamenti preistorici sulla sommità dimostrano che l'uomo ha sempre sfruttato questa fortezza geologica. Lo stupore che proviamo tuttora sotto la Pietra, per i nostri antenati dovette tradursi in devozione: altrimenti non troveremmo uno splendido eremo e una chiesetta proprio sotto la grande parete sud; ed è risaputo che molti edifici cristiani (specialmente in zone remote di montagna) sorgono in punti dove prima c'erano luoghi di culto pagano. Insomma, dove la natura è troppo grande per l'uomo, si tira sempre in ballo Dio o simili.
Oggi il culto per la Pietra è decisamente passato nelle mani degli arrampicatori, aggrappate mirabilmente alle sue pareti: da almeno 40 anni qui si è sviluppata la più grande palestra naturale di arrampicata dell'Appennino, a un'ora scarsa dalla Pianura Padana. Sul lungo anfiteatro di calcare, prominente quasi 200 metri, sono presenti decine di vie, che arrivano fino al grado 8c. C'è anche una gran bella via ferrata.
La Pietra comunque può soddisfare anche chi vuole semplicemente fare una passeggiata accanto al suo perimetro, o un picnic domenicale sui grandi prati sommitali, dove il panorama abbraccia tutto l'Appennino emiliano. Occorre naturalmente stare a debita distanza dai salti rocciosi, e tenere sempre sott'occhio i bambini. Sassolini lanciati per gioco potrebbero diventare pericolosi per gli arrampicatori, persone intere ancora di più.
sabato 1 giugno 2013
Via ferrata degli Alpini, ai piedi della Pietra di Bismantova
Difficoltà tecniche: Media
Dislivello: 150
Durata: 1 h
Stato segnaletica e attrezzature: Discreto
Descrizione
La ferrata degli Alpini è una delle più affascinanti e famose dell'intero arco appenninico. Di certo non può reggere per lunghezza se confrontata ai percorsi sulle Alpi; ma gli scenari maestosi attraversati, i panorami offerti, l'esposizione sostenuta e non ultimo le difficoltà tecniche la rendono comunque una ferrata di soddisfazione, anche in uscite di mezza giornata. E' anche un percorso perfetto per vedere e toccare tutta la possenza della Pietra di Bismantova.
Sono salito insieme a un arrampicatore esperto, che però in un paio di passaggi si è trovato a doversi aggrappare al cavo; io invece... diciamo che in un paio di passaggi mi sono azzardato ad aggrapparmi alla roccia! Lo scarto di difficoltà rispetto alle ferrate percorse in precedenza mi è sembrato considerevole, le prese e in generale il tipo di roccia non mi davano una grande fiducia, e la verticalità di gran parte del percorso non è stata certo un incentivo a mollare il cavo!
Mi ci abituerò, d'altronde sono solo all'inizio... poi il motivo principale per cui sono venuto qui era cimentarmi con l'esposizione, e devo dire che non l'ho patita più di tanto. Mi sento comunque di sconsigliare la ferrata degli Alpini a principianti assoluti, specialmente se impressionati dal vuoto.
La ferrata si imbocca sopra il parcheggio di Piazzale Dante, seguendo le indicazioni e i segnavia bianchi e rossi. Passati sotto all'eremo, si costeggiano per un lungo tratto gli spigoli colossali dell'Anfiteatro, dove si snodano le vie di arrampicata più aeree della Pietra; il sentiero richiede attenzione, sia per la caduta di sassi dall'alto sia per le scarpate in basso a destra.
Il cavo comincia risalendo un diedro in costa, per poi scendere verticale con un passaggio tecnico sopra una fessura.
Qui ricomincia il sentiero non attrezzato, che continua a scendere fra sfasciumi, fino a quando non ritroviamo il cavo presso l'imbocco di una grotta.
Superato questo bel tratto sotterraneo e umido, si torna nel bosco ignorando una deviazione sulla sinistra; ormai abbiamo finito di costeggiare le pareti più clamorose e inacessibili, e prima che la muraglia della Pietra diventi dolce (possibilità di via di fuga) ci si presenta davanti il diedro percorso dalla ferrata, punteggiato da rassicuranti arbusti fioriti.
In questo secondo tratto, il cavo inizia qualche metro sopra la partenza della ferrata, costringendo ad arrampicare in libera per un tratto non troppo breve e nemmeno troppo sicuro... scelte discutibili!
Dislivello: 150
Durata: 1 h
Stato segnaletica e attrezzature: Discreto
Descrizione
La ferrata degli Alpini è una delle più affascinanti e famose dell'intero arco appenninico. Di certo non può reggere per lunghezza se confrontata ai percorsi sulle Alpi; ma gli scenari maestosi attraversati, i panorami offerti, l'esposizione sostenuta e non ultimo le difficoltà tecniche la rendono comunque una ferrata di soddisfazione, anche in uscite di mezza giornata. E' anche un percorso perfetto per vedere e toccare tutta la possenza della Pietra di Bismantova.
Mi ci abituerò, d'altronde sono solo all'inizio... poi il motivo principale per cui sono venuto qui era cimentarmi con l'esposizione, e devo dire che non l'ho patita più di tanto. Mi sento comunque di sconsigliare la ferrata degli Alpini a principianti assoluti, specialmente se impressionati dal vuoto.
La ferrata si imbocca sopra il parcheggio di Piazzale Dante, seguendo le indicazioni e i segnavia bianchi e rossi. Passati sotto all'eremo, si costeggiano per un lungo tratto gli spigoli colossali dell'Anfiteatro, dove si snodano le vie di arrampicata più aeree della Pietra; il sentiero richiede attenzione, sia per la caduta di sassi dall'alto sia per le scarpate in basso a destra.
| Inizio della ferrata |
| Il passaggio più complicato, poco esposto |
| Entrando nella grotta |
| Inizio della seconda parte della ferrata |
| Primi metri di arrampicata senza assicurazione (!!!) |
Da qui in poi il percorso si fa verticale, col supporto di pioli abbastanza frequenti, su una roccia comunque ricca di appigli. L'esposizione è sempre più marcata man mano che si sale, ma non mancano un paio di comodi punti di sosta (nel secondo c'è anche il libro di vetta in una brutta cassetta postale da condominio...).
| Passaggi verticali |
Gli ultimi brevi passaggi aerei conducono alla scaletta finale, che permette di mettere piede sui prati sommitali della Pietra.
| Ultimo sforzo |
La cima vera e propria in realtà è una ventina di metri più in alto, e si raggiunge tenendo la sinistra sull'unico sentiero presente. Attenzione perché non ci sono cartelli. Dopo la vetta (con un tavolo di pietra) si continua a costeggiare le rupi fino a un accenno di valico, dove riprendono le piante, e in direzione opposta al precipizio sale il sentiero principale. Tenendo sempre la sinistra in discesa, si costeggiano le pareti occidentali della Pietra fino a sbucare dietro il bar, sopra Piazzale Dante.
| Panorama dalla cima della Pietra verso l'Appennino modenese e reggiano |
lunedì 27 maggio 2013
Ferrata Susatti a Cima Capi, 900 metri sopra il livello del Lago
Difficoltà tecniche: Facile
Dislivello: 200
Durata: 2h
Stato segnaletica e attrezzature: Ottimo
Descrizione
Se dovessi consigliare una ferrata facile, ma allo stesso tempo panoramica e di soddisfazione, metterei una buona parola sulla Fausto Susatti. Si tratta di un percorso breve, comunque facile da inserire in percorsi ad anello di più ampio respiro; l'elegante Cima Capi (909), di cui si raggiunge la sommità, si getta con un precipizio straordinario sulla punta del Lago di Garda.
La quota bassa e la presenza vicina del grande lago garantiscono condizioni gradevoli anche in primavera; bisogna ugualmente stare attenti ai temporali, siccome il tracciato è abbastanza aereo, anche se l'esposizione è sempre contenuta, con gli abissi più ecclatanti a debita distanza. Sconsiglio di percorrere in estate la ferrata, posta quasi tutta al sole battente.
Noi abbiamo trovato tantissimo traffico, dato che maggio qui è uno dei periodi di punta, e in alto c'era ancora molta neve; d'altronde la giornata era davvero di quelle da non perdere, e la gente si è naturalmente affollata su questi sentieri facili da raggiungere e da percorrere. Ben due i gruppi del Cai (compreso il nostro), più i soliti tedeschi a cui sono care queste zone.
Davvero sorprendente il mix di panorami che abbiamo potuto godere in questo strano finale di primavera: i gabbiani, seguendo vortici d'aria, salivano dal lago pieno di barchette, con dietro il monte Baldo ancora imbiancato; mentre da Cima Capi la vista si è aperta sulle Dolomiti del Brenta, dove l'inverno sembra non finire mai.
Dislivello: 200
Durata: 2h
Stato segnaletica e attrezzature: Ottimo
Descrizione
Se dovessi consigliare una ferrata facile, ma allo stesso tempo panoramica e di soddisfazione, metterei una buona parola sulla Fausto Susatti. Si tratta di un percorso breve, comunque facile da inserire in percorsi ad anello di più ampio respiro; l'elegante Cima Capi (909), di cui si raggiunge la sommità, si getta con un precipizio straordinario sulla punta del Lago di Garda.
| Riva del Garda dall'alto |
| Serpentone di gente verso la cima |
A livello tecnico, la ferrata Susatti non presenta problemi: il cavo è nuovissimo, così come i gradini non sempre indispensabili; la roccia è compatta, ricca di prese, quasi "lisciata dall'uso". Un poco più impegnativo, a mio giudizio, il tratto della ferrata Foletti fino al bivacco Arcione, che abbiamo percorso per completare l'anello: si compie un lungo traverso con alcuni passaggi esposti e verticali, comunque molto brevi. Purtroppo non siamo riusciti a rientrare con il sentiero attrezzato delle gallerie, che scende dalla chiesetta di S. Giovanni fino a Biacesa.
| Traverso ferrata Foletti |
Bivacco Arcione (858)
Il Bivacco Arcione si trova sopra Biascesa di Ledro, in una posizione strategica per chi vuole percorrere le vie ferrate Foletti e Susatti. Funziona come rifugio nelle giornate di maggiore affluenza: simpatici montanari vi aspettano con salume, vino rustico e una Moka gigante. Dai tavoli fuori, al sole, si gode una vista spettacolare sul Lago di Garda.
Cima Capi (909)
Certe svettanti creazioni di roccia, chiamarle "monte" suonerebbe male: è il caso di Cima Capi, un colossale pulpito appuntito che si affaccia sulla punta del Lago di Garda con uno di quei salti verticali che tolgono il fiato. E' possibile salire in vetta con due semplici vie ferrate, che garantiscono panorami straordinari; raggiungendo la val di Ledro da Riva del Garda, si passa proprio sotto la montagna con una lunga galleria.
giovedì 23 maggio 2013
Rocca Pumacioletto: quando la montagna si fa infida
Premesso che non si dovrebbe andare in montagna da soli, a maggior ragione se il tempo è grigio, il suolo è bagnaticcio e con resti di neve... trovandomi a mezzogiorno al Rifugio Lagoni per altri motivi, senza nulla da fare, mi concedo ugualmente un giretto nei dintorni!
Rocca Pumacioletto è un'agile vetta di 1690 metri, e si vede bene dal parcheggio dei Lagoni: è posta sull'estrema sinistra nel crinale roccioso visibile dietro il lago, e si riconosce dall'alto burrone e la piccola croce in cima. Sulla sua parete sud-ovest si sviluppano alcune vie di roccia.
Raggiunta la "cresta Pumacioletto", dove il 711a si incontra col 737 che sale dal passo della Colla, si penetra in un caratteristico corridoio di faggi contorti dal vento: restando sulla linea spartiacque fra Parma e Cedra si sale su un sentiero poco segnalato fino a sbucare fuori dal bosco: la vetta con la croce compare all'improvviso, oltre un grosso masso.
Un'ultima salita, a debita distanza dal precipizio verso i Lagoni, conduce alla piccola cima coperta di sassi, una delle più esposte e appuntite dell'Appennino parmense. La vista sul vallone nord del Sillara è notevole, così come sulla lunga sfilata di montagne a est e ovest.
Tornato sui miei passi, seguo gli ometti fino al grande masso incontrato in salita. Qui mi vengono dubbi sul sentiero da percorrere: la direzione logica lungo la dorsale infatti mi sembra impervia, con le piante che coprono il sentiero; sulla striscia di neve non vedo le mie impronte, e naturalmente quando servono i segnali non ci sono.
Non voglio rischiare di imboccare un sentiero sbagliato, vista anche la vicinanza col burrone: vado avanti e indietro tre volte, girando attorno al masso, ma non trovo tracce evidenti; nel frattempo la giornata grigia e uggiosa decide una volta per tutte di girarsi in pioggerella: non il momento migliore si può dire, in una zona isolata, impervia e potenzialmente pericolosa!
Morale della favola: mai distrarsi quando è necessario ricordarsi da dove si è passati: salendo, il mio sguardo si è catalizzato sulla vetta comparsa all'improvviso, proprio in un passaggio dove era necessario restare concentrati, e magari lasciare le impronte sulla neve per intuire dopo la direzione giusta, non scontata. Ovvio poi che quando i cervelli funzionanti sono più di uno ci si aiuta meglio!
Rocca Pumacioletto è un'agile vetta di 1690 metri, e si vede bene dal parcheggio dei Lagoni: è posta sull'estrema sinistra nel crinale roccioso visibile dietro il lago, e si riconosce dall'alto burrone e la piccola croce in cima. Sulla sua parete sud-ovest si sviluppano alcune vie di roccia.
| Vista dai Lagoni: Rocca Pumaccioletto è la cima a sinistra |
Dai Lagoni si raggiunge in circa un'ora percorrendo il 711a (attenzione al primo bivio); il sentiero, che non pone alcun problema nella bella stagione, si è dimostrato in parte ostico in questo maggio super-ritardatario: nel bosco le foglie scivolose, piccoli ruscelli lungo il sentiero, e salendo di quota cumuli di neve nelle zone più fredde.
Tornato sui miei passi, seguo gli ometti fino al grande masso incontrato in salita. Qui mi vengono dubbi sul sentiero da percorrere: la direzione logica lungo la dorsale infatti mi sembra impervia, con le piante che coprono il sentiero; sulla striscia di neve non vedo le mie impronte, e naturalmente quando servono i segnali non ci sono.
| Ometti verso Rocca Pumaccioletto |
| Il masso |
Per fortuna mi fermo alla fase "incazzatura a sangue freddo" senza passare a quella "sconforto"... dopo 10 minuti comodi di giri alla tonda, trovo un cartello del Parco Nazionale, lungo lo sviluppo logico della dorsale, quello che subito mi pareva poco battuto; ricompaiono anche le mie orme in salita sulla neve. Un bel sollievo!
| Il corridioio di faggi contorti |
domenica 19 maggio 2013
Ferrata Balze di Malpasso presso Toano

Difficoltà tecniche: Medio/Facile
Dislivello: 100
Durata: 1 h
Stato segnaletica e attrezzature: Buono
Descrizione
La Ferrata delle Balze di Malpasso (o del Pizzo di Castelpizigolo) si sviluppa a quote basse, e questo la rende fattibile per buona parte dell'anno.
E' un percorso breve e non troppo entusiasmante (da evitare per chi non ama i pioli...), ma l'ambiente attraversato è davvero suggestivo; la presenza di varianti facili e aree attrezzate a pic nic permette tranquillamente di passare una buona mezza giornata da queste parti, anche con le famiglie. I sentieri sono sicuri, puliti e ben segnalati.
| Le balze di Malpasso |
| Torrente Dolo |
| In fondo alla variante difficile |
| Vetta del Pizzo di Castelpizigolo |
| Ponte tibetano lungo |
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