martedì 21 luglio 2015

Anello per val Miller e Baitone via passo Cristallo con salita a cima Plem

Benvenuti alla seconda puntata di Casa Adamello: lo scorso autunno vi avevo presentato Cornone di Blumone (2843), il cugino rinnegato dalla famiglia in quanto compromesso con lo spaccio di neve a Brescia; oggi invece andiamo a conoscere una delle figliole predilette: Cima Plem (3182). La sua cameretta è sistemata a cavallo delle valli Baitone, Miller e Avio, e la giovane passa le giornate ammirando i ben 16 laghi e laghetti attorno a lei - volete i nomi? bene ve li elenco: Avio (2), Benedetto, Venerocolo, Pantano dell'Avio, Miller (3), Baitone, Rotondo, Bianco, Verde, Premassone, Lungo, Laghi Gelati (2) - e si incanta nel guardare i muscoli della robusta, vicinissima schiena di papà Adamello. In secondo piano, la madre le dedica giusto qualche occhiata distratta, come a una figlioletta viziata e con troppe pretese.

Monte Adamello

Cima Plem appare altissima e inespugnabile dal rifugio Tonolini in val Baitone, mentre dal versante dello Gnutti - percorso dalla via normale - presenta pendenze minori. Si tratta di una meta molto frequentata, per la facilità dell'accesso, la grandiosità dei panorami e i vari rifugi vicini. Il mio consiglio è di percorrere un giro ad anello, affrontando in salita l'unico tratto un po' scabroso: la paretina attrezzata con catene sotto il Passo Cristallo, versante val Baitone. Da qualunque versante la si prenda, l'escursione supera un dislivello marcato, e richiede un po' di allenamento per essere affrontata in giornata.

Ambiente della salita a Cima Plem

Data uscita: 4 Luglio 2015
Punto di partenza: Ponte del Guat (1600)
Punto più elevato: Cima Plem (3182)
Dislivello in salita: 1600
Tempo totale di percorrenza: 9 - 10 ore
Grado di difficoltà: EE / F
Punti d'appoggio: Rifugi Premassone, Baitone, Tonolini, Gnutti
Periodo consigliato: Estate e autunno
Note segnaletica: Ottima. A bolli rossi abbondanti sulla via normale alla vetta dal Passo Cristallo.
Accesso stradale: Risalire la val Camonica fino a Malonno, dove al semaforo nel rettilineo si stacca a destra la stradina che risale la val Malga, a tratti molto stretta e tortuosa (piazzole per il passaggio di due auto). Seguire le indicazioni per i rifugi fino al parcheggio di Ponte del Guat. Si può anche proseguire su buono sterrato fino alla vicina malga Premassone (parcheggio a pagamento).

Lago Rotondo, presso il rifugio Tonolini

La voglia di tremila può portare a scelte sconsiderate. Parto da Parma venerdì pomeriggio tardi, raccattando le provviste che ho per mano, tenda, sacco a pelo, coperta, scarponi e tutto il necessario, e finalmente mi butto attraverso le caldissime strade della Bassa verso le Alpi. Il cielo è scuro di nubi minacciose pronte a passare ai fatti. Al lago d'Iseo piove, ma dopo l'ennesima galleria si scorge un bagliore con in mezzo l'Adamello... su fa bello e già pregusto la tenda piazzata sull'erbetta comoda!

Bivacco Panda
Ma ecco che la statale è bloccata dal traffico... un incidente fra due camion, verrò a sapere. Non sopporto stare fermo in coda, quindi punto alla vecchia strada che passa da Boario Terme; ma in tanti hanno la mia stessa idea, così mentre passa il tempo fra un semaforo e l'altro il bagliore attorno all'Adamello si va spegnendo.

Fa ormai buio pesto quando imbocco la stradina interminabile che risale la val Malga, tutta nel bosco, avvolta in un'atmosfera fatata. Mi fermo al parcheggio di Ponte del Guat, per terra c'è bagnato e non ho voglia di piazzare la tenda al buio; così arrangio alla meno peggio la Panda per poterci dormire dentro.

Dopo non so quanti cambi di posizione, mentre comincia a catturarmi qualcosa di simile al sonno, verso le 4 una luce divina si irradia nella Panda: sono gli escursionisti mattutini diretti al ghiacciaio, o forse a uno dei frequentatissimi bivacchi che lo circondano, da raggiungere con ampio anticipo per tenerlo occupato la sera seguente!

Colazione da signori
Arrivano un altro paio di auto, le luci, le voci, il sonno che non torna più, la smania di partire... avevo piazzato la sveglia alle 5.30 ma poco dopo le 5 decido di porre fine a questa tortura. Colazione di lusso con tè ancora caldo dal pomeriggio di ieri nel thermos, biscotti, lavata di denti e faccia nel torrente, poi tutto il non occorrente per l'escursione chiuso in macchina e via che si parte.

Mi rifornisco di acqua alla vicina Malga Premassone (1650), dove i gestori sono già all'opera con le bestie, e poco dopo salgo a sinistra lungo il sentiero 13 diretto al rifugio Baitone (2218). L'aria della mattina è gradevole, meglio levarsi la salita intanto che c'è ombra. Presto appare la diga del Baitone, con il rifugio in posizione dominante. Dietro sbuca un altissimo pilastro in controluce: subito penso sia il Corno Miller, poi invece verrò a sapere che è proprio Cima Plem.

Inizia la lunga giornata!

Mi fermo per un caffè, e la simpatica rifugista mi racconta che nel maggio 2014 avevano dovuto crearsi un varco nella neve con la motosega per entrare; mentre quest'anno le nevicate sono state di gran lunga inferiori. Il livello bassissimo del lago, con le sponde bianche a vista, ne è una inquietante dimostrazione. Meglio andare sull'Adamello prima che sia troppo tardi! Ma per oggi pensiamo alla Plem.

Lago Baitone

Riparto costeggiando il lago sulla destra, ormai il sole illumina buona parte dell'ampia e verdeggiante val Baitone.

Alta val Baitone

Su un dosso compare il rifugio Tonolini (2450) che raggiungo abbastanza in fretta con giusto un tratto un po' ripido nel finale.

Rifugio Tonolini

Ora passo sul sentiero 1, costeggio il piccolo Lago Rotondo e le sue acque cristalline riflettono la mia meta.

Lago Rotondo e Cima Plem

Cima Plem appare veramente imponente da qui, con il sole giusto dietro che rende ancora più scure le pareti e guglie di granito.

Versante nord di cima Plem

Una sterminata pietraia mi separa dalla montagna, e il sentiero la percorre cercando i punti migliori. Superato il Lago Bianco, abbandono il sentiero 1 diretto al Passo di Premassone e imbocco verso destra il sentiero 31, che traversa in direzione del Passo di Cristallo.

Corno del Cristallo

Superato uno pseudo-nevaio in fondo a un canale - nonostante l'esposizione a nord siamo davvero scarsi quest'anno - comincia la salita cattiva e il tratto attrezzato con catene. Si sale per 20-30 metri superando una paretina abbastanza facile ma comunque verticale ed esposta, poi il sentiero si fa più semplice ma sempre aereo, in un ambiente severissimo, e dopo un ultima breve catena raggiungo l'intaglio del Passo del Cristallo (2889).

Presso il passo Cristallo

Finalmente l'Adamello! La giornata è magnifica, si scorgono tutte le cime della cresta principale verso sud, una lingua del Pian di Neve, il vastissimo e uniforme pendio di erba e rocce che scende verso la val Miller.

Guardando verso la pianura

Una scritta rossa sulla roccia indica l'inizio della via normale a Cima Plem, segnata con bolli rossi: per tutta la prima parte seguo le pietraie ai piedi della cresta, sul versante sud-est, più facile ma faticoso e in pieno sole.

Inizio via normale

Sto facendo fatica, e decido di lasciare lo zaino giù come hanno fatto altri saliti prima di me; un ripido strappo mi porta a una panoramica forcella affacciata sulla val Baitone, di cui si contano tutti i laghi.

Il Corno Baitone e i suoi laghi

Da qui in poi il sentiero si fa leggermente più impegnativo, superando prima un canaletto (passaggi di I) poi alcune placche, con ottima aderenza ma pericolose se bagnate.

Ambiente via normale a Cima Plem

Un ultimo tratto sulle rocce rotte di cresta mi porta alla cima, con una piccola campana e un colpo d'occhio straordinario sull'Adamello, di cui ora vedo anche il versante che domina la valle d'Avio, con la sua scarna vedretta. In secondo piano Presanella, Gruppo dell'Ortles, brandelli di Orobie e Bernina nella foschia.

In vetta!

La discesa è agevole, ma stupidamente passo di fianco allo zaino senza vederlo... il paesaggio sempre simile mi inganna, e pensando di essere prima di una qualsiasi forcella mi ritrovo al Passo Cristallo!

Verso nord, la valle di Avio

Sono costretto a tornare su, sulla pietraia scottante del mezzogiorno, setacciando la parete alla mia sinistra, aspettando di trovare dietro ogni angolo lo zaino... che alla fine per fortuna ricompare. Sbagliando si impara, meglio memorizzare bene il luogo del deposito dello zaino, meglio ancora tenerlo in spalla!

Cima Plem vista dalla val Miller

Dal Passo Cristallo mi attende la lunghissima discesa in val Miller, che segue enormi schiene di granito modellate dall'antica azione del ghiaccio.  Il fondo della valle non si vede, la sensazione è di cavalcare senza sosta verso la skyline di cime una più elegante dell'altra: il Corno e le Torri del Miller, con i loro spigoli rocciosi lunghissimi, il monte Adamello e il Pian di Neve che si affaccia quasi timido dietro l'omonimo passo da cui sale la ferrata Terzulli.

Passo Adamello

Quando finalmente la pendenza aumenta, compare la breve piana di fondovalle, sulla quale i ruscelli che scendono da vedrette e ghiacciaio formano numerose spettacolari anse. La discesa si fa più ripida, fino all'incrocio con il sentiero 23. Costeggiando il torrente Remulo, in parte su una condotta cementata dell'acqua, raggiungo in breve il piccolo rifugio Gnutti (2166), in riva al Lago Miller.

La val Miller dall'alto

Birra più che guadagnata e ottima torta, poi mi rimetto in cammino sullo stesso sentiero che continua a scendere dolcemente la splendida parte alta della valle. Ma il piacere dura poco... comincia infatti la famigerata Scala del Miller, sentiero ripido costruito in buona parte con massi di granito a mo' di gradini. Il percorso, non lontano dalle cascate del Remulo, è affascinante, ma ora alle 15 risulta simile a una fornace. Mi sorprendo di vedere varie persone anche di una certa età salire a quest'ora!

Skyline della val Miller

Terminata la Scala mi fiondo senza tanti preamboli nel fiume. Poco più giù incontro di nuovo il fattore di Malga Premassone, che ha portato le mucche nel bosco accompagnato dai cani... anche loro si concedono un bagnetto sotto il ponte, vittime di questo inizio di luglio bollente che non risparmia nemmeno l'Adamello. Circa alle 16 sono di nuovo all'auto, pronto per un rientro condizionato nell'ancor più cocente pianura.

A presto!

lunedì 20 luglio 2015

Sentiero Poiesi, un'introduzione alle Piccole Dolomiti

Data uscita: 28  Giugno 2015
Punto di partenza: Rifugio Revolto (1355)
Punto più elevato: Sentiero delle Creste verso cima Carega (2100 circa)
Dislivello in salita: 750
Tempo totale di percorrenza: 4,5 ore
Grado di difficoltà: EEA. Tratti di via ferrata, passaggi non attrezzati un poco esposti
Punti d'appoggio: Rifugi Revolto, Pertica, Fraccaroli se si prosegue per Cima Carega
Periodo consigliato: Inizio estate e autunno
Note segnaletica: Buona, quasi impossibile sbagliare lungo il sentiero attrezzato.
Accesso stradale: Da Vago, lungo la SS11 fra Verona e Vicenza, si segue per Illasi, dunque si risale tutta la valle fino a Giazza e al rifugio Revolto, dove si può posteggiare. Numerose piazzole lungo la strada anche vari km prima dell'arrivo. Facile trovare traffico in estate.


Le prime montagne ad affacciarsi sulla pianura veneta sono le cosiddette Piccole Dolomiti: Cima Carega (2259), la più alta di tutte, fa da contraltare al Monte Baldo, sul versante opposto dell'Adige. Percorrendo la lunga valle d'Illasi, che dopo Giazza diventa val di Revolto, ci si addentra in un paesaggio dalle tinte via via più alpine, amato e frequentato dai veronesi.


Ci sorprende la quantità di auto parcheggiate lungo la strada: situazione assai diversa dal novembre 2013, quando in valle a ciaspolare c'eravamo in pratica soltanto noi e i rifugi erano tutti chiusi... tranne in Revolto, che invece questa domenica di inizio luglio curiosamente è l'unico a non essere aperto!


Il sentiero attrezzato Poiesi si imbocca dal rifugio Pertica (1573): attenzione a non confondersi con la ferrata Biasin, sulla parete sopra il rifugio, decisamente più difficile! Si segue inizialmente un sentiero in traverso, esposto ma largo e comunque attrezzato con il cavo, con bel panorama verso il Brenta e l'Adamello non poi così lontani.


Aggirato lo spigolo della montagna, le attrezzature terminano per attraversare un primo ghiaione, seguito da un passaggio attrezzato più sostenuto, in traverso, con pioli di ferro. Si attraversa dunque un secondo ghiaione (qualche passaggio esposto privo di cavo), poi il sentiero smette di traversare per risalire con decisione un costone erboso.


Si incontrano nuovi tratti di ferrata, ora più verticali, che richiedono talvolta di trazionarsi sul cavo. Arrampicare solo sulla roccia in questi casi è una tentazione da evitare: cadere in ferrata può avere facilmente conseguenze ben più gravi rispetto all'arrampicata libera, il cavo risulta un intralcio quando non un pericolo nella progressione, è messo lì per essere preso, non schivato! Ma sfortunatamente non riesco a togliermi questo pessimo vizio.


Dopo un panoramico intaglio, il sentiero scende di brutto, con gradini e il ritrovato cavo. Siamo passati in un nuovo vallone, e lo scenario si è fatto più severo, con abissi, ghiaioni e quei pinnacoli che solo la dolomia sa creare. Si vede ora il canalone percorso dal Poiesi per raggiungere il crinale, esposto a sud-ovest e dunque molto caldo nei pomeriggi estivi. Ora per fortuna c'è un po' coperto.


I passaggi attrezzati si fanno ora più lunghi e verticali, comunque sempre facilitati da comodi gradini infissi nella roccia. Superato un masso con il libro di vetta, ci avviciniamo sempre di più alle pareti che strozzano il canale, fino ad affrontarle direttamente con una bella ed esposta scalinata. A questo punto l'imbuto si va allargando, il cavo segue una facile crestina per poi ritrovare l'erba su un pendio ormai fuori dalle difficoltà.


Raggiungiamo una bella e panoramica forcella affacciata sul vallone di Malga Posta: se ci fosse sereno vedremmo anche la cresta che conduce a Cima Carega, oggi avvolta dalle nuvole. Comunque si è fatto tardi, abbiamo un'altra scusa per non salirci nemmeno stavolta! Il sentiero raggiunge comunque una cima (2070) lungo il crinale, dove si raccorda con il 108.


Due a questo punto le possibilità per scendere: o si prosegue 15 minuti verso il rifugio Fraccaroli per poi imboccare a destra il 108B, che scende alla sterrata 109 nei pressi di Malga Campobrun; oppure si prende direttamente il 108, che si getta a valle con ripidi tornantelli seguendo una sorta di canale ghiaioso fra i pini mughi, per poi traversare a lungo più comodamente, sempre nella boschiglia. Dopo una nuova lunga discesa si incrocia la medesima sterrata appena sopra il rifugio Pertica, dove si conclude l'anello.

Stelle alpine

venerdì 17 luglio 2015

Via del Chiodo Fisso ai Ghiaccioni, scuola di aderenza sulla placca appenninica

Data uscita: 21 Giugno 2015

Punto di partenza: Succiso Nuovo (980)

Durata: 7-8 ore: 1.15 avvicinamento, 3-4 la via, 0.40 la salita a Punta Buffanaro, 2 rientro

Dislivello in salita: 500 avvicinamento, 200 la via, 200 la salita a Punta Buffanaro

Grado di difficoltà: AD+, un passaggio di IV+, generalmente III poco proteggibile (e poco protetto!)

Chiodatura: A spit e qualche chiodo un po' vecchio, molto distanti. Può essere utile integrare con dadi e friend piccoli, specialmente negli ultimi tiri

Punti d'appoggio: Bar agriturismo a Succiso, Bivacco Ghiaccioni

Esposizione della via: Nord

Periodo consigliato: Estate e autunno

Accesso stradale: Raggiungere Succiso Nuovo dalla strada fra Ramiseto e il Passo del Lagastrello, parcheggiare nella parte alta del paese presso una fontana.

Note: Seguendo le scelte di alpinisti più esperti di me, ho riportato i gradi di difficoltà, prevalentemente III... personalmente ho affrontato vie di IV su roccia calcarea, ben protette a spit, ma questa salita mi ha fatto più impressione. Forse è tutta questione di aderenza e sollievo psicologico delle protezioni. Comunque il Chiodo Fisso non è una via da sottovalutare! Un chiodo piegato che abbiamo trovato sul secondo tiro lo dimostra...

La placca della via del Chiodo Fisso, sullo sfondo la valle del Liocca

Nel mio modesto CV appenninistico non poteva mancare una via come il Chiodo Fisso. Siamo in una delle più belle e selvagge valli del Parco Nazionale Tosco-Emiliano, fra l'Alpe di Succiso e i Groppi di Camporaghena. La via risale un sistema di placche affacciate sulla conca dei Ghiaccioni (1400), e permette un'ascensione alpinistica sull'imponente Punta Buffanaro.

Sul crinale dei Groppi di Camporaghena

Con Mario ci portiamo alla base delle placche risalendo brevemente una pietraia su deboli tracce; meno brevemente troviamo l'attacco, tutto sulla sinistra, non lontano da un timidissimo ometto di pietra e un alberello. Il primo tiro sale senza percorso obbligato le facili placche, il primo chiodo è dopo 20 metri su uno sperone... poco più su in corrispondenza di un passaggio più delicato c'è anche uno spit. 40 metri di tiro, due rinvii... non siamo certo in un ambiente da falesisti!

Cercando l'attacco alla base della placca

Dopo la sosta si risale puntando a sinistra una fascia erbosa, fino alla base del secondo tiro (spit in sosta). La placca si fa più verticale, l'arrampicata più delicata su piccole tacchette e qualche passaggio in aderenza (III+). Le protezioni sono sempre piuttosto parche: riusciamo a piazzare un paio di friend ma la roccia si presenta come una superficie uniforme senza comode fessure né tanto meno spuncioni.

Secondo tiro

Con il terzo tiro traversiamo verso destra, mantenendoci sempre a una certa distanza dalla spaccatura leggermente strapiombante che interrompe la placca. Dopo la sosta attraversiamo un nuovo pendio erboso, verso destra e in leggera salita: il quarto tiro attacca su un pilastro sull'immediata destra del canale erboso (la sosta è nascosta dietro un masso, si vede soltanto da vicino).

Terzo tiro

A Mario tocca questo tiro chiave, più difficile rispetto agli altri ma meglio protetto... abbiamo addirittura 3 spit e un chiodo qui! Il primo tratto del tiro è più in piedi rispetto agli altri, con delicati movimenti di aderenza (IV+); la seconda parte è sempre su placca liscia e segue alcune belle fessure puntando leggermente a sinistra fino alla sosta.

Quarto tiro

La lunghezza seguente, la quinta (non ho contato i tratti erbosi come tiri), è una nuova lunga cavalcata su placca (III+), seguendo il percorso che più aggrada nella speranza di trovare uno spit o qualche fessura buona... ora la roccia va diventando gradinata e si scova qualcosina in più rispetto a prima. Salire sapendo di avere 10/15 metri di corda sotto il sedere, collegata solo alla sosta, sembra metterti la colla sotto le scarpette... E' un buon allenamento per lo stomaco!

Quinto tiro

Sesto tiro per Mario, oggi i più belli li ha fatti lui. Difficoltà sempre sul III, gradoni di roccia a cui segue una spettacolare uscita sul filo di cresta; un paio di spit ma diverse fessure buone per integrare. La cresta di fatto non è che il bordo superiore della placconata, che va a terminare nell'ampio pendio di mirtilli a nord-est di Punta Buffanaro. L'ultimo tiro ha giusto un passaggio di arrampicata all'inizio (II, spit), su roccia delicata, poi è di fatto una cresta facile. Possibile fare sosta su alberelli o spuncioni dopo circa 40 metri.

Uscita in cresta del sesto tiro

La giornata è bella e proseguiamo sulla ripida e faticosa costa di mirtilli fino a incrociare il sentiero 00 di crinale, poco prima dell'inizio della rampa finale per la panoramica cima (1874). Scendiamo dal versante opposto, con tratti abbastanza ripidi ed esposti... qui lo 00 è un po' più cattivo di quanto non sia fra Marmagna e Orsaro!

Lo 00 poco prima della vetta

Appena sotto all'inizio di un tratto attrezzato prendiamo a destra il 657a, che attraverso una pietraia e un bosco ci porta nei pressi del Rifugio Città di Sarzana. All'unico bivio imbocchiamo a destra il ripidissimo 659 e in breve siamo di nuovo ai Ghiaccioni. Lungo rientro a Succiso Nuovo che sembra sempre dietro la curva ma non arriva mai!

Punta Buffanaro

mercoledì 15 luglio 2015

Spigolo sud monte Scala, allegretto in movimento con varianti

Data uscita: 13 Giugno 2015

Punto di partenza: Rifugio Lagoni

Durata: 4 ore: 1,15 avvicinamento, 2 la concatenazione delle vie (senza varianti), 0,45 rientro

Dislivello in salita: 300 metri avvicinamento, 80 la via

Grado di difficoltà: D: un passaggio 6a (azzerabile) sulla variante del Gendarme, tratti di V. 5c sostenuto la variante diedro di destra. Generalmente IV.

Chiodatura: Ottima a spit recenti e ravvicinati.

Punti d'appoggio: Rifugio Lagoni, acqua alla Fontana del Vescovo

Esposizione della via: sud

Periodo consigliato: Estate e inizio autunno

Accesso stradale: Da Bosco di Corniglio seguire le indicazioni per Lagdei, e alla fine della strada asfaltata svoltare a sinistra verso i Lagoni. 5km di strada sterrata non proprio in buone condizioni.

Note: Sarebbe ideale cominciare questa concatenazione di vie con un bitiro sul settore destro della parete oves (Eta Beta, Lucy volendo stare su difficoltà paragonabili). Valutare però lo stato della chiodatura.
Il percorso della giornata in una foto d'archivio: in rosso da sinistra a destra: variante destra del Gendarme, spigolo sud classico e variante diedro di destra. in giallo le calate in corda doppia


Dopo una lunga parentesi apuana - e poco mancava ci andassi di nuovo - torno ad arrampicare sulle montagne di casa... e come per incantesimo, proprio nel luogo esatto da cui l'ultima volta mi ero tolto l'imbrago: il monte Scala, anzi più precisamente la bellissima Forcella del Gendarme del monte Scala. Un nome altisonante, quasi alpino, che le immagini sanno descrivere meglio di me.

La calata in doppia dal Gendarme dello Scala

La cordata oggi è formata da due luchi, e malgrado la caviglia infortunata il Luca più vecchio arriva di buon passo fino al Passo di Fugicchia; da qui ci si avvicina al grosso delle vie sulla parete ovest, di fatto la più estesa e meglio arrampicabile della nostra provincia (Parma). Il vento piuttosto freddo ci spinge a cominciare con qualcosa di assolato, e lo spigolo sud sembra la scelta migliore.

Gendarme dello Scala (a sinistra) e spigolo sud dello Scala (a destra). In mezzo, la Forcella

Sei mesi comodi fa, con Mario, ci eravamo fermati per l'ora tarda proprio ai piedi di questi due tiri che conducono dalla Forcella alla vetta. Oggi di tempo ne abbiamo, e decidiamo di aggiungere allo spigolo la divertente salita al Gendarme, cioè il piccolo pinnacolo posto a sud dell'intaglio. Parto io, convinto di fare un tiro di 4a perfetto come riscaldamento.
Spigolo sud classico: primo tiro

In verità sarebbe bastato aprire un po' gli occhi per capire che la salita "normale" e facile coincide con l'ultimo tratto della via Eta Beta, posto sulla sinistra guardando verso lo Scala, cioè all'orlo del burrone. Quella da noi intrapresa, con attacco comodissimo su diedro più a destra, è una variante più difficile (6a? non menzionata sulla guida Arrampicaparma), per fortuna ricca di spit! Mentre arrampico mi ripeto: "ma sei peggiorato che ti caghi sotto su un 4a?", e faccio un paio di passaggi al limite... poi in prossimità di una pancia strapiombante con tre spit vicini messi lì apposta per azzerare me ne frego altamente e mungo pazientemente il mio rinvio più lungo!

L'ultimo tratto è su cresta rotta ed esposta, sosta su uno spit e anello di calata. A questo punto recupero Luca e scendiamo alla Forcella con una brevissima (10 metri) ma spettacolare corda doppia, di fatto l'unica obbligata che mi venga in mente su un itinerario alpinistico nel nostro Appennino. Proseguiamo a questo punto con il "classico" spigolo sud, stavolta su difficoltà di IV più credibili, sempre ben spittato. Mi è piaciuto di più rispetto al cugino su Rocca Pumacioletto, per l'arrampicata più continua e un bel diedro sul secondo tiro. Scenografica l'uscita in vetta proprio sul filo!

Spigolo sud classico: uscita secondo tiro
Dalle numerose (un po' arrugginite) catene sulla cima, ci ricaliamo per circa 30 metri fino alla cengetta compresa fra primo e secondo tiro. Luca aveva adocchiato una variante più difficile per l'uscita in vetta, su un diedro poco più a destra rispetto allo spigolo. Marcato 5c sulla guida, si dimostra una bella gatta da pelare, con passaggi delicati su fessura, roccia un po' sporca, aderenza con i piedi sul diedro. Probabilmente nel suo insieme più dura della "variante destra del Gendarme".

Variante diedro di destra

Dalla cima ci caliamo di nuovo per 60 metri fino ai prati poco sotto la Forcella, e torniamo ai nostri zaini rimasti ai piedi del Gendarme. Mangiamo un panino indecisi fra il fresco dell'ombra e il caldo al sole, e sul cosa fare dopo. Io sarei per una via breve sulla parte più esterna e vicina a noi della parete ovest, giusto per completare almeno simbolicamente una bella combinazione di tiri - e calate ...

Per l'ennesima volta, ci si cala!

Ma Luca mi fa notare come le attrezzature delle soste in questo settore siano piuttosto vecchie e arrugginite; non è tanto la ruggine il problema, quanto la roccia arenaria macigno che con i forti cambi di temperatura fra estate e inverno va a danneggiare dall'interno chiodi e bulloni. Optiamo così per una più tranquilla via nella vicina falesia del Lago Scuro, che raggiungiamo su tracce di sentiero.

Abbiamo due mezze corde, piuttosto fuori luogo in falesia... del resto ci eravamo trovati al mattino a Parma con altre intenzioni (intenzioni apuane). Nonostante la briga della doppia moschettonata, riesco a chiudere quasi dignitosamente un divertente e vario monotiro 6a, il Ritorno di Gandalf. Un ritorno sul ruvido Appennino che, pur conoscendolo a fondo, mi regala sempre nuove scoperte ed emozioni.


martedì 7 luglio 2015

Pisanino, anello per la Bagola Bianca sul tetto delle Apuane

Il Pisanino è la massima elevazione delle Apuane: non supera i 2000 metri, ma per imponenza, lunghezza e complessità delle vie d'accesso ha poco da invidiare a montagne ben più alte sulle Alpi. La sua caratteristica più originale sono i prati ripidissimi che ne formano buona parte dei versanti, intervallati da canali e placconate di roccia ora bianca ora marrone ora grigia. La salita della Bagola Bianca è faticosa, ma consente di percorrere un'escursione ad anello con tratti di cresta davvero impressionanti; è un percorso ai limiti dell'escursionismo, con tratti esposti, passaggi su roccia delicata, una discesa - quella sulla via normale - tutt'altro che banale. Lo spettacolo che regala questo gigante isolato impone una certa selezione!

Monte Pisanino

Data uscita: 6 Giugno 2015
Punto di partenza: Parcheggio campeggio Val Serenaia (1100)
Punto più elevato: Monte Pisanino (1945)
Dislivello in salita: 1000 circa
Tempo totale di percorrenza: 7-8 ore
Grado di difficoltà: EE / F+
Punti d'appoggio: Rifugio Val Serenaia e Donegani vicino alla partenza, rifugio Orto di Donna
Periodo consigliato: Primavera e autunno
Note segnaletica: Traccia non segnata sulla cresta della Bagola Bianca, via normale a bolli per la discesa dal Pisanino, buona Cai nel resto del percorso
Accesso stradale: Da Casola in Lunigiana seguire le indicazioni per Minucciano; superato il paese e una galleria, si stacca sulla destra la strada per la val Serenaia, asfaltata ma con molte buche e rischio caduta sassi. Seguirla fino a un secco tornante con parcheggio, dopo il rifugio val Serenaia e prima del Donegani.
Note: Partendo al mattino presto si può trovare la parte iniziale della salita ancora all'ombra

La cresta più alta delle Apuane

Dei tanti obiettivi fissati per quest'anno, per ora il Pisanino è stato l'unico archiviato. Abbiamo aspettato, come ripromesso, il ritorno di Marco dal suo soggiorno francese ai piedi delle Alpi, per tornare - la quarta volta nell'arco di tre settimane, io - ai piedi delle Alpi Apuane. E non c'è montagna a cui calzi meglio la definizione "ai piedi di" quanto il Pisanino visto dal rifugio Val Serenaia.

Dal parcheggio del Campeggio val Serenaia si vede quasi tutto il versante da risalire

Appena attraversato il secchissimo Serchio di Gramolazzo comincia la salita, spietata, su per un pendio rigoglioso di erbe, profumi, insetti. Ci vogliono almeno 400 metri verticali perché il versante - solcato da tracce incerte - assuma le sembianze di una cresta, quella appunto della Bagola Bianca. Solo allora incominciamo a respirare un po' d'aria e a goderci la progressione su un terreno difficile e stimolante.


Il burrone a sinistra viene bypassato con traversi sul versante opposto, dove occorre stare attenti alla roccia non sempre affidabile... spesso i ciuffi di paleo si rivelano amici più robusti! Specialmente in un punto, dove la traccia punta decisamente a destra, bisogna proprio arrampicare (I grado?), con un'esposizione non trascurabile, legata soprattutto alla pendenza davvero notevole di questi prati.


Arrivati sopra la Bagola Bianca (di fatto l'anticima nord del Pisanino) la vista si spalanca sulla Garfagnana e il tratto finale di cresta che ci attende appare davvero arcigno. Con passo molto sicuro ci manteniamo fin dove possiamo sul filo del crinale, talvolta davvero sottile, poi verso la fine quando la pendenza aumenta procediamo leggermente sulla destra - lato val Serenaia - per poi sbucare ormai in cima.

Cresta nord


Il panorama è ampio in ogni direzione, grazie alla prominenza e alla posizione defilata verso nord rispetto alle altre Apuane. Scorci da brivido sugli intrichi di creste di Cavallo, Pizzo d'Uccello, Panie... tutte le cime più importanti si riconoscono, e peccato non ci sia nemmeno una giornata tersa! Il caldo si farà sentire durante la discesa, prima sul ripido Canale delle Rose, da cui sale la via normale, molto esposto alla caduta di sassi; poi sulla risalita verso Foce di Cardeto, preceduta dagli aerei traversi sotto il Pizzo Maggiore.

Il Pisanino da sud

Troviamo una foiba apuana piena di neve dove ci rinfreschiamo senza troppi complimenti, poi Francesco decide di andarsi a rinfrescare più a fondo al rifugio Orto di Donna, in ottima compagnia. Con Marco e Mario invece facciamo un salto al vicino passo della Focolaccia, più che altro per curiosare nella cava, nel bivacco Aronte, e rivedere in veste estiva il canal Cambron e le pareti vicine, percorse da vie interessanti.

La cava che si sta mangiando la cresta del Cavallo e quella della Tambura

Ci ritroviamo poi tutti insieme al rifugio, dove staremmo volentieri fino a sera innaffiandoci di birra... ma la vista di un cartello "Sagra della Trippa" a Querciola ci spinge di nuovo a valle, a vagare per le strade interne della Lunigiana in cerca di panciute paesane dietro i tavoli con la maglia bianca unta di trippa succulenta fuori stagione... ma alla fine non troveremo nessuna sagra, soltanto la trippa servita da toscanacci dispiaciuti di non poter seguire la finale di champions league.

Bivacco Aronte e Punta Carina

giovedì 2 luglio 2015

Pseudo-scrambling in Apuane: via Aspide alla Forbice del Grondilice

Un serpentello astuto che cerca la strada zigzagando in un labirinto di cenge, canali, crestine, spaparazzandosi al sole sulle tante placche bianche: è Aspide, l'unica via attrezzata a salire il versante sud del Monte Grondilice, dalla base del Torrione Figari alla cima della Forbice. L'arrampicata è facile, discontinua, spesso forzata: si tratta di un itinerario dal gusto più esplorativo che non sportivo, con lunghi tratti di collegamento a piedi fra un tiro e l'altro. Da raccomandare (vista anche la lunghezza) solo agli estimatori più convinti delle Alpi Apuane, che qui potranno godere di uno scenario davvero selvaggio.


Capre davanti a Punta Carina

Data uscita: 1 giugno 2015

Punto di partenza: Fine strada asfaltata sopra Vinca (900 metri circa)

Durata avvicinamento: 1,15 h

Dislivello in salita: 800 metri (400 avvicinamento, 400 la via)

Durata totale: 7,15 ore (1,15 avvicinamento, 3,30 / 4 la via, 2 la discesa)

Grado di difficoltà: PD+

Chiodatura: A spit, necessari almeno un paio di friend di misura medio piccola per integrare

Punti d'appoggio: Bivacco Capanna Garnerone, alimentari a Vinca

Esposizione: Sud

Periodo consigliato: Tarda primavera, autunno

Accesso stradale: Da Monzone seguire per Vinca, e appena entrati in paese imboccare la strada che scende a destra; seguirla per un paio di km (strada molto dissestata ma asfaltata) fino a dove termina.

Sulla Forbice del Grondilice

Partiti con Federico e Alberto per andare a scalare sotto il Braiola, una volta in autostrada a Pontremoli, la vista degli Appennini annuvolati e delle Apuane sotto il sole ci induce a proseguire fino ad Aulla... anche oggi, come una settimana fa, scegliamo Vinca, e cediamo alla solita focaccia appena sfornata dell'Andreina. Oggi però le previsioni sono più incoraggianti e non abbiamo limiti d'orario per il rientro a Parma, quindi possiamo permetterci qualcosa di più rispetto alle Guglie della Vaccareccia.

Castagno secolare all'inizio del sentiero per la Capanna Garnerone


L'idea iniziale è il Torrione Figari. Poi per mia colpa l'avvicinamento si allunga nettamente: spingendo per fare un giro diverso dall'ultima volta, decido di seguire il sentiero 38 che passa sotto alla Capanna Garnerone (1260) e ci conduce fino a Foce di Vinca (1331), ai piedi della cresta est del monte Sagro. A questo punto dobbiamo riportarci verso il Grondilice con il 173, che percorre il panoramico crinale affacciato sul Canale Ragolo e ci fa perdere una buona oretta di tempo! Per fortuna oggi ne abbiamo...

Sentiero 173 e monte Sagro

Una volta a Foce Rasori scendiamo nel versante massese con il 168, e dopo breve lo abbandoniamo per una traccia in costa che punta al torrione attraversando un paio di canali. Abbiamo però ormai deciso che oggi non saliremo il classico Figari (che Alberto per giunta ha già fatto), bensì la nuova via Aspide alla Forbice del Grondilice: anzi, ad essere precisi al Torrione Cerri.

Torrione Figari e Punta Questa, sullo sfondo il Cavallo

La giornata ormai è partita con il piede escursionistico, e non ci facciamo troppi problemi a buttarci su questa lunga via facile per compiere un bel giro ad anello. Il primo tiro lo facciamo slegati: si tratta di un'ampia placca molto appoggiata e piena di appigli, giusto qualche raro cordino in clessidre come eventuale protezione. Le difficoltà aumentano leggermente verso la fine, con un breve diedro (III+).

Primo tiro di Aspide

Il secondo e soprattutto il terzo tiro (di fatto tutto si può aggirare per vie più semplici) richiedono un po' di attenzione in più, e a nostro giudizio anche la corda. Una breve placchetta (IV) e dopo la sosta uno strapiombo ben appigliato (V, giusto un passo), presenti spit a sufficienza. La via prosegue (4° tiro, II) traversando una cengia di erba e sassi a destra, molto antipatica con le scarpette! Poi risale senza spit - o comunque non li abbiamo trovati - su una nuova facile placca (5° tiro, III).

Il camino/fessura del terzo tiro

La sosta si trova sotto un nuovo muro, con qualche passaggio di III o IV la via sale di nuovo fin sotto un grande blocco, per poi costeggiarlo in traverso a destra (5° tiro). Stando alla relazione si dovrebbe salire a piedi sul canale a destra, ma la sosta si trova proprio ai piedi di un bello sperone, ben proteggibile grazie alle fessure... Alberto lo sale con divertente arrampicata (IV) e poi viene a scoprire che in cima c'è una sosta nuova di zecca. Saranno finiti gli spit? Misteri apuani...

Settimo tiro

Ci troviamo sullo Sperone Cerri (1710), intitolato a un ex presidente del Cai di Viareggio. Qui nel cuore della "parete", circondati da roccia con il mare sullo sfondo, fa un discreto caldo! Ci attende la seconda parte della via, che raggiungiamo risalendo a piedi un ghiaione (bolli rossi). Il settimo tiro comincia con uno spigolo (IV-), l'ottavo ancora facile placca (III+). Sono ricomparsi gli spit, molto distanziati, del resto le difficoltà sono davvero contenute e isolate... ma attenzione a non scivolare sulle lunghissime placche!

Ottavo tiro

L'ultimo tiro ha un passo più estetico (III+), e termina alla base dell'ennesimo ghiaione che seguiamo a piedi fino alla vetta della Forbice (1773), di fatto l'anticima sud del Grondilice (1804).

Nono e ultimo tiro

Per tracce, a destra della cima, scendiamo nel versante della boscosa val Serenaia, incrociando presto il sentiero 186. Lo risaliamo a sinistra fino al vicino, suggestivo intaglio della Finestra (1770), dove parte la via normale per il Grondilice: ormai è tardi, rimandiamo la salita a un futuro inverno.

Finestra del Grondilice (a destra la Forbice)

Scendiamo con il ripido 186, su fondo sassoso e con qualche facile tratto attrezzato, fino a Foce di Rasori, poi nel fresco della pineta con il 37 fino alla Capanna Garnerone, dove troviamo una gradita fontanella e qualcuno ancora rimasto a lavorare nonostante ormai siano le 18... niente meno che il presidente del Cai di Carrara! Non conosceva Aspide...

Pizzo d'Uccello e Grondilice: che bella valle!