sabato 15 giugno 2013

Ferrata Mazzocchi al Groppo delle Ali

L'ultima scala
Difficoltà tecniche: Media
Dislivello: 100
Durata: 1 ora
Stato segnaletica e attrezzature: discreto: buona segnaletica ma cavo non sempre ben teso; trovato un fittone staccato in un traverso per fortuna facile.

Descrizione
La ferrata Mazzocchi o del Groppo delle Ali si trova in alta val Nure: l'esposizione a nord e la quota mediamente alta non la rendono percorribile in inverno e per buona parte della primavera. Si tratta di un percorso breve ma con passaggi tutt'altro che banali. Poco oltre il bivacco Sacchi (1580), comincia il percorso attrezzato, con un primo facile traverso e un secondo più esposto e impegnativo, munito anche di catena; una bella scala in corda e legno aiuta a superare un camino sempre umido.



Dopo un facile camino e un breve tratto nel bosco, troviamo a sinistra l'indicazione per una via di fuga, che conduce al vicino sentiero 007; proseguendo, si costeggia un alta parete senza mai esporsi troppo, per poi incontrare una diramazione: la variante difficile sale in verticale su buona roccia per poi compiere un non facile traverso, da superare con un po' di agilità (scarsi appigli); quella semplice rimane nel canale sottostante, con tracce di sentiero.

Pinnacolo presso il Bivacco Sacchi
 Dopo pochi metri i cavi si ricongiungono sotto una scala di ferro, che supera una parete verticale; poco dopo troviamo una nuova scala, più lunga ed esposta, che supera almeno 20 metri. Gli ultimi tratti sono su buona roccia, non esposti, e permettono di sbucare sui prati fioriti sopra il Groppo delle Ali (1690), non lontano dal Rifugio monte Bue.

Uscita dalla ferrata
 

Monte Roncalla (1683)


Sulla spartiacque fra Aveto e Nure, questa montagna è sovrastata da ampi pratoni panoramici, fioriti in primavera. Rispetto al vicino Groppo Rosso, vero balcone sulla conca di S. Stefano, il Roncalla è più esposto a ovest, dove precipita con una scarpata sulla valle Tribolata: l'enorme frana si è staccata in tempi remoti proprio dalle sue pendici. Diversi i sentieri che qui convergono, sia da Prato Cipolla sia dal passo della Crociglia; ci sono anche due percorsi impegnativi e di grande soddisfazione: la cresta della Ciapa Liscia e la via ferrata Adolfo Ferrari.


Itinerari: Anello delle ferrate Ferrari e Mazzocchi fra alta val d'Aveto e Nure
 

martedì 11 giugno 2013

Val Campelle, nel cuore del Lagorai col Cai: secondo giorno

Dopo un sonno ristoratore di ben 5 ore, ci rimettiamo in sesto per una nuova giornata in cammino. Il tempo sembra promettere bene, ma le previsioni meteo dicono tutt'altro; già dalla sera prima, gli istruttori hanno così deciso di cambiare itinerario, restando più bassi: dal Rifugio Sat Lagorai (1310), invece di salire verso il Passo Cinque Croci, percorriamo la strada asfaltata a tornanti verso Malga Cenon di Sopra, dove termina l'asfalto.


 
 

lunedì 10 giugno 2013

Val Campelle: nel cuore del Lagorai... col Cai: primo giorno

Porta d'ingresso naturale della catena del Lagorai, la Val Campelle ha accolto per la prima volta un gruppo di escursionismo del Cai di Parma.
A dire il vero non è stata troppo cortese! Appena scesi dal pullman lungo la strada del Passo Manghen (provocando qualche Cristo fra gli automobilisti!), il sole batte forte e caldo; per fortuna la salita è tutta in un bel bosco, e fra una pausa e l'altra gli istruttori ci insegnano a distinguere larici, pini cembri, abeti bianchi e rossi.

 
 

domenica 9 giugno 2013

Monte Cima (2032)


Il nome di questa montagna non rispecchia per nulla la sua natura di sommità arrotondata: si tratta dell'ultima elevazione significativa lungo la dorsale che si stacca dalla cima d'Asta, separando le valli Campelle e di Grigno. E' caratterizzato dalla presenza di cave di quarzo, come dimostrano alcuni attrezzi arrugginiti ancora sul luogo.

Escursioni:
Val Campelle: nel cuore del Lagorai col Cai, secondo giorno

Rifugio/hotel SAT Lagorai

Posto al centro della Val Campelle e raggiungibile su strada asfaltata, offre un servizio quasi da albergo con prezzi da rifugio. All'interno si possono consultare e acquistare riviste, libri, cartine della zona. La cucina ci ha presentato un menu fisso con ottimi canederli e strangolapreti (un po' piccoli forse...), polenta funghi e carne, e un caloroso Parampampoli servito in fiamme, in grado di fare sia da caffè sia da ammazzacaffè.

mercoledì 5 giugno 2013

Cartelli e segnali sui sentieri, il ruolo del Cai

C'è chi, passeggiando per i sentieri sulle nostre montagne, si lamenta della carenza o inadeguatezza della segnaletica; e in alcuni casi non gli si può dare torto, anche se un po' di senso dell'orientamento e una buona cartina dovrebbero sempre essere nello zaino e magari nella testa.


Poi bisogna considerare che i cartelli non crescono come arbusti, né i segnali di vernice come funghi sugli alberi; aggiungiamo i danni causati dal gelo e da qualche furbone che sempre si diverte a rompere ciò che trova sui propri passi, e avremo un quadro più sfaccettato della questione sentieristica.


Come membro di un corso Cai, ho potuto partecipare a una giornata dedicata alla manutenzione dei sentieri, nella zona fra Bosco di Corniglio e Lagdei. Il lavoro, concesso dalla provincia al Club Alpino, è più complesso di quanto possa sembrare a prima vista: non tanto per la fase manuale, dove in fondo basta piantare un palo e avvitarci i cartelli o fare due segni di vernice, quanto per tutto il progetto che la sottintende.

Palo piantato con la puntazza
 
Pulitura di un segno vecchio dal muschio
 I cartelli sono prodotti da ditte specializzate, ma occorre prima stabilire la direzione della freccia (tutto varia a seconda di dove si dispone il cartello) e la scala corretta delle tempistiche per le località segnalate: e tutto questo richiede un attento studio sulle cartine e nel caso sul posto. Ogni cartello inoltre è numerato (sulla parte posteriore), in modo da poterlo prendere come punto di riferimento per localizzare escursionisti in difficoltà.


Può capitare di trovare cartelli di natura e materiali eterogenei: legno, lamiera, plastica... quest'ultima è ormai il materiale preferito, per tutto un insieme di motivi: il legno marcisce, il ferro arrugginisce, mentre la plastica resiste bene al tempo. I luminosi cartelli bianchi e rossi di plastica sono meno in sintonia con l'ambiente rispetto a quelli in legno, ma proprio la loro natura di "pugno in un occhio" li rende funzionali e facili da individuare in condizioni di scarsa visibilità.

 

E' sempre meglio piazzare i segnali su pali, siccome gli alberi col tempo tendono a inglobarli (se sono di ferro e plastica) o a respingerli (quelli in legno). Sono poi da evitare le scritte indelebili sui sassi, antiestetiche e poco visibili, specialmente d'inverno se la neve è alta.

Verso il monte Cusna
 
Appennino Modenese
 Per quanto riguarda i segni di vernice, capita spesso di vederne troppi, oppure troppo pochi... dipende dalla data in cui è stata fatta manutenzione sul sentiero. Nei paesi, i segnali talvolta sono difficili da individuare, dal momento che i proprietari delle case potrebbero non gradirli sui propri muri o staccionate. In quota invece, dove mancano alberi e punti di riferimento, l'ometto di pietre è la soluzione migliore per non dover piantare pali ogni 4 passi.

Alpe di Succiso
Un altro problema è la compresenza di segnali eterogenei, spesso sistemati da personalità diverse dal Cai: parchi, comunità montane, semplici organizzatori di percorsi tematici... da questo punto di vista occorrerebbe un po' di pulizia: è giusto ci siano i segnali che servono e dove servono, la montagna non deve diventare uno svincolo autostradale!

Parco del Frignano
 
Passo dell'Ospedalaccio, tre generazioni di cartelli Cai